giovedì 1 giugno 2006

Sergio Agnoli, record di ferro


Soprannominato il "keniano bianco" per il suo stile di corsa che ricorda quello dei corridori africani. Alla Roma-Ostia ha stabilito la nuova migliore prestazione mondiale over 80. Tra un mese parte per gli europei di Poznan. Per tentare qualche nuova impresa.

Alla mezza maratona Roma-Ostia ha stabilito la miglior prestazione mondiale over 80 (1:42'24"). Ha poi tentato di siglare un nuovo record alla maratona di Roma ma il tenace romano, di origine cadorine, è stato costretto al ritiro per problemi muscolari. Ci riproverà a luglio, in occasione degli Europei master di Poznan. Sergio Agnoli è soprannominato il “keniano bianco” e, tra il popolo dei runner, è senza dubbio uno dei rappresentanti più ammirati del mondo master.

Quando ha iniziato a correre?
«A 58 anni, quando andai in pensione. Mi resi conto di aver difficoltà anche ad allacciarmi le scarpe e pensai di correre ai ripari iniziando a praticare uno sport. La corsa fu la scelta più facile, anche se la mia prima gara fu un vero disastro: arrivai ultimo.»
Eppure, due anni dopo debuttò nella maratona con un tempo di tutto rispetto per un sessantenne: 3:19’.
«È vero. Mi preparai seguendo alcune delle tabelle redatte da Luciano Gigliotti e pubblicate proprio su Correre. L’anno successivo corsi in meno di tre ore (2:58’02”,nda).»
Ora ha un allenatore?
«No, però mi segue con i suoi consigli Orlando Pizzolato. È stato lui ad affibbiarmi il soprannome “keniano bianco”, per il mio stile di corsa che a suo avviso è simile a quello dei corridori africani.»
Quante volte si allena?
«Arrivo a 5-6 sedute alla settimana, ma solo durante la preparazione di una maratona.»
Non è un carico un po’ esagerato alla sua età?
«È una domanda che mi pongono di frequente. In realtà non faccio fatica, anche perché alterno sempre allenamenti impegnativi ad altri più leggeri.»
In vent’anni di attività master ha conquistato 7 titoli mondiali, 9 europei e 21 italiani. Qual è stato il risultato più prestigioso?
«I quattro titoli mondiali conquistati a Brisbane nel 2001. In poco più di una settimana vinsi la corsa campestre, i 5.000, i 10.000 e la maratona. Questo risultato mi permise di essere insignito, con mia grandissima gioia, del titolo di Cavaliere dell’Ordine “al Merito della Repubblica Italiana”.»
E quello più emozionante?
«Quando vinsi la maratona agli Europei master di Kristiansand, nel 1992. Mi diedero una grande bandiera tricolore, con tanto di asta, per il giro di pista. Fu molto emozionante anche se, un po’ per la stanchezza, un po’ per il forte vento, completai il giro con la bandiera arrotolata sotto il braccio.»
Cosa ha ricevuto dall’esperienza sportiva?
«È stato uno stimolo per rendere la mia vita meno noiosa, dopo essere andato in pensione. Poi mi ha permesso di conoscere molte persone e di stringere nuove amicizie in tutto il mondo.»
Cosa vorrebbe trasmettere ai giovani?
«Mi piacerebbe poter essere un esempio, far capire loro che una vita regolare, senza fumo, senza eccessi, può aiutare ad affrontare meglio anche la terza età.»
Come tiene sotto controllo la sua salute?
«Sono seguito con visite semestrali dal professor Paolo Zeppilli, primario al Policlinico Gemelli. Lui mi consiglia sempre di non esagerare, di non farmi prendere da quella che definisce “Sindrome di Highlander”. Penso, con il mio ritiro alla maratona di Roma, di avergli dimostrato di saper essere anche prudente. Però non potrei rinunciare facilmente a questa mia grandissima passione, anche se credo di essere pienamente consapevole che a ottant’anni tutto possa succedere. Spesso lo faccio sorridere con la mia battuta preferita: a una certa età non è forse migliore una morte in una corsia di una pista che non in una corsia d’ospedale?»
I suoi familiari cosa pensano della sua attività sportiva?
«Sono molto fortunato perché ho il completo sostegno di mia moglie, Luisa, che mi segue in tutte le gare e mi è molto vicina, e di mio figlio Paolo, un maratoneta di buon livello della categoria M50, con cui condivido pienamente la passione per la corsa.»
Si ritiene una persona ottimista?
«Senza dubbio, penso si debba sempre avere un atteggiamento positivo nei confronti della vita. C’è un aneddoto che amo raccontare: lo scorso anno, durante gli Europei master su strada a Villareal, conobbi un tedesco di 92 anni. Mi raccontò sconsolato che al 18° km della mezza maratona, nonostante si sentisse bene, era scivolato a terra al rifornimento. Un giudice, a quel punto, gli aveva tolto il pettorale. “Se stavi bene, come mai non sei ripartito? Avevi ancora il microchip sulla scarpa”, gli chiesi incuriosito. “In realtà ci ho pensato... ma se poi mi avessero squalificato a vita?” Questa fu la risposta del mio nuovo
amico.»

Articolo pubblicato su Correre nel mese di giugno 2006

sabato 1 aprile 2006

Vittorio Colò, lo stop dopo 77 stagioni

VittorioColoFotodiRMarchi
A quasi 95 anni, ha appeso le scarpette al chiodo. E' l'icona dei master italiani.

L’uomo capace di saltare 3 metri nel lungo a 93 anni dice basta. Una carriera magnifica, al limite dell'incredibile. Lo abbiamo incontrato nella sua casa a pochi passi da un luogo sacro a tutti i corridori milanesi.

Nel loro appartamento a pochi passi dalla pista di atletica XXV Aprile di Milano, Vittorio Colò e la moglie Enrica mi accolgono con grande calore. «Perché vuoi intervistare questo vecchiaccio che non ha nulla da dire?», mi chiede dissimulando con tono burbero l’emozione dell’essere intervistato. Sorrido, pensando che quest’uomo eccezionale, dall’intelligenza acuta e dall’ironia pungente, di cose da dire ne ha, eccome. Quasi 30 anni di atletica master ad altissimo livello; le ultime gare nell’ottobre 2004, ai campionati di società di Formia. Ricordo ancora il silenzio quasi sacrale, a testimoniare rispetto, ammirazione ed emozione che univa giudici, pubblico e atleti, nel vedere il quasi novantatreenne di allora saltare in lungo 3 metri esatti.
«Nel 2005 sono stato operato per un aneurisma all’arteria femorale e la mia salute ne ha risentito – mi spiega così le motivazioni del suo stop –. Riesco a fare ancora qualche cosetta, quello che serve per prendere un autobus al volo, ma nulla di serio.» La moglie precisa: «In realtà dopo l’operazione si era un po’ illuso di poter tornare in pista. Stava preparando la gara del martello con l’obiettivo del record del mondo per la categoria M95, ma la gamba era troppo debole e ha dovuto rinunciare».
Gli chiedo di ripercorrere la sua storia di atleta partendo dal suo primo incontro con l’atletica leggera, che avvenne ben 77 anni fa.
«Mentre frequentavo il liceo a Riva del Garda, la mia cittadina di origine, venni contattato per partecipare al Gran Premio dei Giovani, una specie di Giochi della Gioventù. Era il 1929, e grazie alla mia poliedricità riuscii a qualificarmi nel
pentathlon per la finale nazionale. Fino a quando mi sono laureato, nel 1938, in chimica industriale, ho sempre praticato l’atletica, spaziando in tutte le specialità. Sono stato anche detentore del record regionale trentino di salto triplo.» Mi mostra un libro sulla storia sportiva di Riva del Garda. In copertina è
riportata una foto propagandistica del Ventennio che ritrae tre atleti. «Fu scattata durante l’inaugurazione del campo sportivo, nel 1931. Io sono quello di sinistra, quello che tiene il disco in mano.» Rimango assorta a fissare la foto, cercando di ritrovare, in quel bel ragazzo muscolato di allora, l’esile atleta ultranovantenne che conosco. Gli occhi, penso, quelli sono gli stessi, vivi e limpidi. Dopo la guerra ritorna nuovamente in pista. «Dal 1946 al 1953 gareggiavo nel decathlon per la squadra della Quercia Rovereto. Riuscivo sempre a piazzarmi tra il 5° e il 6° posto, agli assoluti. Smisi completamente a 42 anni.» E poi com’è che iniziò l’attività master? «Dopo una vita lavorativa dedicata alla ricerca farmaceutica, nel 1972 andai in pensione e iniziai a fare l’allenatore di atletica, attività che ho continuato fino a un anno fa, occupandomi dei ragazzi dell’Atletica Riccardi Milano. Nel 1977 venne organizzata la prima edizione dei campionati italiani master, alla quale partecipai grazie all’insistenza di Cesare Beccalli (l’attuale presidente della WMA, la federazione mondiale dell’atletica master, nda), vincendo i 100 m nella categoria M65. Da allora ho quasi sempre gareggiato.» Colò ha quindi vissuto in prima persona tutta la storia dell’atletica master in Italia, comprese le avversità e le polemiche che questo nuovo movimento suscitava. Mi dice: «Forse non tutti sanno che nel 1993 la Fidal propose, durante i Mondiali a Miyazaki, di non permettere agli atleti ultrasessantenni di competere. Fortunatamente tutte le altre nazioni votarono contro quella proposta».
Poi l’esperienza a Scommettiamo che..., la trasmissione della RAI che rese noto al grande pubblico il mondo dei master, insieme a Sobrero, Sansonetti e Marabotti. «Onestamente mi è sembrata una cosa un po’ artificiale – mi confida –. Divenni improvvisamente famoso. Mi chiamava gente da tutta Italia per complimentarsi. Ma come, mi chiedevo, tutto questo interesse per una frazioncina in una staffetta e del mio record nel decathlon a 85 anni nessuno sa nulla?»
Già, il suo record nel decathlon fu stabilito a Durban durante i campionati mondiali del 1997, quando l’ottantacinquenne Colò si aggiudicò ben 7 medaglie d’oro: «Quella gara venne disputata sotto una pioggia battente. Fu difficile ma esaltante, come quando da giovane feci il giro del lago di Garda con un sandolino, una coperta e un po’ di cibo. Forse le due esperienze sportive più emozionanti della mia vita».
In tanti anni Colò ha collezionato numerosi titoli, medaglie e primati. È attualmente detentore dei record mondiali over 90 dei 200 m (40”00), salto in lungo (3,09), 60 m indoor (10”73) e triplo indoor. Sì, proprio il salto triplo, con tanto di rincorsa, stacco, balzi e arrivo in buca: 6,52 m. Da non crederci. Ma quanto, in tutti questi anni, l’ha spinta l’agonismo, e quanto invece il piacere di fare atletica?: «Mi comporto un po’ come il mio gatto quando gioca con la sua coda. Quando sono in pista io sono felice; mi piace farlo, è come un gioco». Mentre mi accompagna alla fermata della metro parliamo della sua scelta di non utilizzare i blocchi nelle gare di velocità (possibilità prevista nelle gare master): «Mi ispiro alla tecnica di Borzov, con 3 appoggi, al fine di sfruttare la migliore inclinazione del busto», mi spiega mentre, avvolto nel suo elegante cappotto grigio, piega le ginocchia, la schiena e appoggia una mano a terra. Poi, inaspettatamente, parte con uno scatto deciso e agile, facendo strabuzzare gli occhi a una signora incrociata nel sottopasso. Pochi metri, quanto basta per farmi sognare questo straordinario uomo e atleta di nuovo in pista ai campionati mondiali master di Riccione 2007.

Articolo pubblicato sulla rivista Correre nel mese di aprile 2006
(Foto di R.Marchi)

Nota del 25 gennaio 2009:Dopo aver annunciato di aver appeso le scarpette al
chiodo, Vittorio Colò, nato il 9 novembre 1911, pochi mesi prima di compiere 95 anni si è ripresentato in pista. Nel salto in lungo, al Meeting Ambrosiana Day di Milano,
ha saltato 2,25 metri, misura mai raggiunta al mondo da un suo coetaneo. Colò è diventato così il primo dell’atletica master italiana a segnare un risultato per la categoria MM95. Un mito. Non partecipò ai mondiali di Riccione ma nell'ottobre 2007 partecipò come M95, con i colori dell'Amatori Rimini, alla finale societaria di Macerata vincendo lungo e giavellotto.
P.s.: grazie ad Andrea Benatti ho recuperato la foto con la copertina del libro del centenario della Benenze.



[Link al pdf con l'articolo nella veste originale] (su autorizzazione della rivista Correre)

9 settembre 2012
Ciao Vittorio. Ci hai lasciati, a modo tuo, ad un paio di mesi dai tuoi 101 anni. Hai vissuto una vita intensa e generosa che ha lasciato segni e ricordi nei cuori di tante persone. Io ti ho conosciuto nel mondo dell'atletica master, sei stato l'icona, l'atleta simbolo del nostro movimento, un esempio per tutti noi. Ti guardavamo con tanta ammirazione e affetto. Non amavi la tecnologia e scrivevi lettere che erano dei veri e propri capolavori di scrittura d'altri tempi. A me le mandavi di colore rosa, come il mio nome. Le custodisco tra le cose più preziose. Ora puoi correre libero tra le nuvole, felice, come in quel sogno che mi confidasti l'ultima volta che ci siamo visti.

martedì 1 marzo 2005

Il SuperGuido (Müller)


Alla scoperta del tedesco Müller, premiato durante il Gala Iaaaf di Montecarlo come miglior atleta master al mondo per il 2004.

Vidi in azione per la prima volta Guido Müller nel luglio dello scorso anno, ad Åhrus, in occasione dei Campionati europei master. Rimasi colpita dalla sua eccezionale tecnica negli ostacoli (43”89 nei 300 hs) e dal fatto che avesse conquistato i suoi 7 titoli (nella categoria M65) presentandosi ai blocchi di partenza, tra qualificazioni e finali, per ben 14 volte in 10 giorni.

Müller, classe 1938, risiede a Monaco, dove gareggia per il club locale TSV Vaterstetten, e da oltre vent’anni è uno dei migliori master al mondo nelle gare di velocità e ostacoli. La stagione 2004 è stata per lui la migliore in assoluto, tanto da aggiudicarsi, insieme alla mezzofondista australiana Jeanette Flynn, la prima edizione del premio che la Iaaf ha istituito per il miglior atleta master dell’anno. Un premio che testimonia l’importanza che anche la Federazione mondiale di atletica leggera sta riconoscendo al movimento.

Mi racconta la sua storia atletica con pacatezza e passione.
"Iniziai a praticare l'atletica leggera da ragazzino, a 11 anni. Da atleta assoluto correvo i 400 piani in 47"6, tempo che mi valse, nel ’61, la convocazione nella nazionale tedesca." Nello stesso anno iniziò a cimentarsi anche nei 400 a ostacoli, da subito con ottimi risultati "Gareggiai anche con Salvatore Morale e Roberto Frinolli, ne hai mai sentito parlare?", mi chiede, strappandomi un sorriso al pensiero delle nostre glorie azzurre. Mancò di pochissimo le qualificazioni tedesche per le Olimpiadi di Tokyo del 1964: "Fu uno dei miei più grandi rammarichi - racconta con disappunto -. Iniziai a allenarmi nella tecnica degli ostacoli solo a 23 anni. Se avessi iniziato prima, forse, sarebbe andata diversamente…". Alla fine degli anni '60, favorito da una buona conoscenza della nostra lingua, si trasferì per lavoro a Vigevano dove per alcuni anni fu portacolori dell'Atletica Vigevano.

Nel 1970 ritornò in Germania e appese le scarpette al chiodo fino al 1982 quando, sfogliando un giornale locale, scoprì l'esistenza del mondo master. Nel 1983 partecipò per la prima volta ai campionati nazionali tedeschi master. “Vinsi i 200 e i 400 metri nella categoria M45, stabilendo i nuovi record nazionali di categoria”, racconta ricordando la soddisfazione di quelle inaspettate vittorie.

Da quel momento Müller divenne una stella del panorama master internazionale, stabilendo numerosissimi record di categoria (è tuttora detentore di 14 record mondiali e di 8 europei) e vincendo 52 titoli internazionali.

"Dal punto di vista tecnico la mia miglior gara la corsi agli Europei Master di Verona - racconta ritornando con la memoria al 1988 -. Mancavano pochi mesi al mio cinquantesimo compleanno. Vinsi i 400 ostacoli (dell’altezza di 91 cm come nelle gare assolute, ndr) in 55"69, correndo tutta la gara in 15 passi.” Una prestazione davvero stupefacente.

Müller, che si allena da solo, da quest’anno ha ridotto gli allenamenti settimanali, passando dai cinque dello scorso anno a quattro: “A quest’età, un anno in più sulle spalle si fa sentire; così recupero meglio, ma non ho ridotto la quantità. I test dimostrano che sto mantenendo i livelli dello scorso anno”. Il fatto di non essere seguito da un allenatore è una scelta ben precisa: “Mi conosco meglio di chiunque altro. Durante l’allenamento ascolto sempre tutte le sensazioni del mio fisico al fine di adattare il carico di lavoro”.

Sono molte le cose che apprezza nel mondo master: “Ho incontrato moltissime persone interessanti che hanno alle spalle vite intense e mai banali. Dalle sfide sulla pista sono nate delle belle amicizie, come quella con il triestino Tristano Tamaro”.

Quello che invece vorrebbe assolutamente cambiare è la mancanza di minimi di partecipazione ai campionati internazionali: “A volte si presentano alle gare degli atleti completamente impreparati, con prestazioni che sfiorano il ridicolo, e che spesso vengono presi di mira dai media. In tal modo si rischia di dare un’immagine denigrante del nostro mondo”.
Alla classica domanda: “Ma fino a quando pensa di continuare?”, risponde “Allenarmi per me è un piacere, così come è stimolante competere e frequentare gli amici di questo mondo. Continuerò finché la salute mi assisterà.”

E noi ci auguriamo di vederlo ancora per tanti anni sulle piste, per continuare a stupirci delle sue straordinarie imprese atletiche.

Nella foto Guido Müller - Archivio Müller


La scheda di Müller
(dati statistici a cura di Werter Corbelli)

Titoli mondiali di categoria: 15 ( di cui 5 indoor)

Titoli europei di categoria: 43 ( di cui 6 indoor)

Record di categoria tedeschi: 18 (dalla M45 alla M65)

Record personali da assoluto:

100 m (10"9)
200 m (21"6)
400 m (47"6)
400 hs (51"3)
Lungo (7,18)

Migliori prestazioni mondiali di categoria

200 m - M65: 25"46 (2004)
400 m - M65: 56"37 (2004)
100hs - M60: 14"42 (2002) M65: 15"61 (2004)
300hs - M50: 39"96 (1989) - M60: 42"31 (1999) - M65: 43"89 (2004)
400hs - M45: 55"18 (1986) - M55: 58"92 (1995)
4x400 - M65: 4'09"08 (2004)
indoor
200 m - M65: 25"60 (2004)
400 m - M65: 56"63 (2004)
60hs - M65: 9"60 (2004)
4x200 - M65: 1'49"78 (2004)

Migliori prestazioni europee di categoria
400 m - M55: 53"04 (1995)
400 m - M60: 54"65 (1999)
4x400 M55: 3'46"17 (1998)
4x400 M60: 3'54"61 (1999)
indoor
200 m - M55: 24"58 (1994) - M60: 25"54 (2002)
400 m - M55: 54"51 (1994) - M60: 55"70 (2002)

Pubblicato sulla rivista Correre nel marzo 2005
[Link al pdf con l'articolo nella veste originale] (su autorizzazione della rivista Correre)

martedì 1 febbraio 2005

Il personaggio del mese - Bruno Sobrero

Bruno Sobrero (di R.Marchi)
Con i suoi 84 anni portati in modo stupendo, un eccezionale palmarès di ben 66 medaglie conquistate ai campionati internazionali master, Bruno Sobrero è uno dei pilastri dell’atletica master italiana. “Quando ero ragazzo, negli anni ‘30, ho praticato per un po’ l’atletica leggera”, racconta ricordando i suoi esordi tra gli “avanguardisti”. Ma la sua vera passione per l’atletica iniziò nel 1981, all’età di 61 anni: “Fumavo 60 sigarette al giorno e ricordo ancora la mia prima gara master, quando mi sono cimentato in un 200 metri”. La prova andò malissimo, ma da quel momento Sobrero smise di fumare e iniziò a essere uno dei protagonisti dell’atletica master. La gara che ricorda con più emozione sono i 200 piani ai Mondiali di Durban, nel 1997. “In quell’occasione vinsi il mio primo titolo iridato. Battei addirittura l’australiano Hec Hogan, che nel 1956 era salito sul podio olimpico.” Ma la gara che lo fece conoscere al grande pubblico fu la staffetta 4x100, corsa insieme a Giuseppe Marabotti, Ugo Sansonetti e Vittorio Colò, e presentata nella trasmissione “Scommettiamo che?” del 1995. “Avevamo 316 anni in quattro, e riuscimmo a vincere la scommessa correndo in un tempo inferiore al minuto”, ricorda con grande soddisfazione.
Sobrero gareggia sempre con un’inconfondibile bandana annodata alla fronte: “Me ne regala una ogni anno, come portafortuna, il mio amico Ottavio Missoni”, spiega citando il famoso stilista, anche lui attivo atleta master.
Quello che colpisce di più in questo atleta è il fatto che non si sia mai allenato in una pista di atletica, pur raccogliendo successi in gare tecniche come gli ostacoli e il salto in lungo: “Da 20 anni ho un’altra grande passione: il golf, che pratico quotidianamente, ed è proprio sul green che effettuo i miei allenamenti.” Impossibile non sorridere di simpatia quando racconta che le sue ripetute avvengono inseguendo il carrellino elettrico addetto al trasporto delle mazze da golf “che devo assolutamente riagguantare, prima che cada in uno dei laghetti del campo...”.

Nella foto Bruno Sobrero - di R.Marchi

Curriculum
(Dati statistici a cura di Werter Corbelli)

Le 23 medaglie ai Mondiali master
1985 Roma: M60 - 2° (100)
1991 Turku: M70 - 2° (100m), 2° (4x100)
1993 Miyazaki: M70 - 2° (Lungo), 2° (4x100), 3° (100m), 3° (200m); 1997 Durban: M75 - 1° (200), 1° (4x100), 2° (100), 2° (80hs), 2° (Lungo), 2° (Decathlon)
2001 Brisbane: M80 - 1° (100), 1° (Lungo), 3° (4x100 M75)
2003 Porto Rico: M80 - 1° (100), 1° (200), 2° (60hs), 2° (Lungo)
2004 Sindelfingen (Indoor): M80 – 1° (Pentathlon), 2° (60), 3° (Lungo)


Le 43 medaglie Europei master
1982 Strasburgo: M60 - 1° (100), 1° (200)
1984 Braighton: M60 - 1° (100), 3° (200)
1986 Malmoe: M65 - 1° (100), 1° (200)
1992 Kristiansand: M70 - 1° (100), 2° (Lungo)
1994 Atene: M70 – 2° 4x100
1996 Malmoe: M70 - 1° (100), 1° (200), 1° (80hs), 2° (Lungo), 2° (4x100)1997 Birmingham (Indoor): M75 - 1° (60hs), 2° (Lungo), 3° (60)
1998 Cesenatico: M75 - 1° (100), 1° (200), 1° (Lungo), 1° (80hs), 1° (4x100), 3° (Triplo)
2000 Jyväskylä: M75 - 2° (100), 2° (80hs), 3° (4x100)
2001 Bordeaux (Indoor): M80 -1° (60hs), 1° (60), 1° (Lungo), 1° (Pentathlon), 2° (200)
2002 Potsdam: M80 - 1° (100), 1° (200), 1° (Lungo), 1° (80hs), 1° (4x100) 2003 San Sebastian (Indoor): M80 - 1° (60hs), 1° (Pentathlon), 2° (Lungo), 2° (60)
2004 Aahrus: M80 - 2° (100), 2° (80hs), 3° (Lungo).

I record mondiali di categoria

60 hs (indoor): M80 (11”65–2001)
Pentathlon (indoor): M80 (4.088 p.–2001)
4x200 (indoor): M80 (2’26”29 –2001 Marabotti-Colò-Sansonetti-Sobrero)

I record europei di categoria
60 hs (indoor): M80 (9”62–2001)
80 hs: M80 (16”95–2002)

I record italiani di categoria
100: M75 (14"18-996); M80 (15"22-2001)
200: M70 (28"50-1993); M75 (29"89-1996)
80 hs: M75 (15"53-1997); 80 (16"95-2002)
Lungo: M70 (4,59-1991)
4x100: M70 (57"92-1994 Marabotti-Sansonetti-Di Guardo-Sobrero); M75 (59"95-1996 Marabotti-Sansonetti-Di Guardo-Sobrero); M80 (64"18- M80 (64"18-2001 Marabotti-Colò-Sansonetti-Sobrero)
Decathlon: M70 (5.263p.-1995)
60 (indoor): M80 (9"62-2001)

Pubblicato sulla rivista Correre nel febbraio 2005

sabato 1 gennaio 2005

Il personaggio del mese - Lucia Soranzo

Lucia Soranzo, foto di R.Marchi
Rimane interdetta, Lucia Soranzo, alla classica domanda: “Perché corri?”. Dopo un attimo di pausa risponde con uno dei suoi bellissimi sorrisi: “Perché è la mia vita”. Lucia corre da 30 anni e non ha nessuna intenzione di smettere. “Avevo 26 anni quando partecipai alla prima competizione - racconta ricordando il suo esordio nel mondo della corsa -. Ero emozionatissima ed impacciata, ma dopo che lo starter diede il via mi sentii perfettamente a mio agio. Mi classificai al primo posto.”
Da subito ha spaziato dalle gare su pista alla maratona, fino alla corsa in montagna dove fu convocata nella nazionale assoluta per la Coppa del mondo del 1986, all’età di 38 anni. Alle manifestazioni master internazionali si è avvicinata solo nel 2002, con la partecipazione ai Mondiali su strada di Riccione. “Era un mondo che non conoscevo, è stata una bellissima scoperta e da allora non mi sono persa un campionato.” Anche Manrico, suo marito, è un atleta. Partecipa alle manifestazioni di triathlon ma, quando accompagna la moglie ai campionati internazionali, si trasforma in corridore. “Le mie prestazioni sono migliori delle sue, ad eccezione della maratona dove lui vanta un personale inferiore al mio di 3 minuti”, spiega Lucia quasi con disappunto.
La coppia vive a Ravenna, dove Lucia si allena tutti i giorni da sola, tranne nel caso dei lavori in pista dove è seguita dal tecnico Gerardo Zanchini.
Osservando i suoi primati si rimane colpiti da come le sue prestazioni siano rimaste ad altissimo livello nonostante il passare degli anni. Il suo record assoluto dei 5.000 metri, ad esempio, è di 17’55”3, ottenuto a 38 anni. A 55 anni Lucia ha corso con la maglia del CUS Bologna nell’eccezionale tempo di 18’09”35.
Le gare che ricorda con più emozione sono i due titoli europei conquistati con grande grinta lo scorso luglio in Danimarca nei 5.000 e 10.000: “In quell’occasione ho compreso quanto sia importante una mentalità vincente e determinata. Pur essendo reduce dall’operazione ai tendini ho vinto quei due titoli correndo soprattutto con “la testa”. Una bella rivincita dopo aver collezionato, ai Campionati Mondiali del 2003, ben tre secondi posti”.

(Nella foto Lucia Soranzo, di R. Marchi)

Curriculum
(dati statistici a cura di Werter Corbelli)

Campionati Europei Master
2002 Upice (Non Stadia): W50 - 1ª(10 km su strada), 2ª(Mezza Maratona)
2002 Potsdam: W50 – 1ª (10.000), 2ª (5.000)
2004 Åhrus: W55 – 1° (5.000), 1° (10.000)

Campionati Mondiali Master

2002 Riccione (Non Stadia): W50 - 2ª(10 km su strada), 1°(10 Km. su strada a squadre)
2003 Porto Rico: W50 - 2ª(5.000), 2ª(10.000), 2° (Cross Country)

Le sue migliori prestazioni assolute
1.500 m: 4’50”6 (1985)
3.000 m: 10’04”6 (1987)
5.000 m: 17’55”3 (1986)
10.000 m: 36’55”3 (1988)
Mezza maratona: 1h21’18” (1985)
Maratona: 2’51”17 (1986)

Le sue migliori prestazioni italiane di categoria

1.500 m: F55 (5’08”27(*)-2003)
3.000 m: F55 (10’48”87i(*)-2003, 11’17”5-2004)
5.000 m: F50 (18’09”35-2003); F55 (18’09”35(*)-2003, 18’54”0-2004); 10.000 m: F50 (39’23”2-2001); F55 (40’42”37-2004)
10 km. su strada: F50 (38’04”-2002); F55 (38’23”(*)-2003)
Mezza Maratona: F50 (1h23’09”-2002); F55 (1h24’39”(*)-2003)
Maratona: F50 (2h57’16”-2002)

con (*) sono indicate le prestazioni extra-fascia, non valide ai fini internazionali in quanto ottenute prima del compimento dell’anno di ingresso nella categoria.

Pubblicato sulla rivista Correre nel gennaio 2005

giovedì 1 aprile 2004

Il personaggio del mese - Emma Mazzenga

“Mimma” per gli amici, è una distinta professoressa in pensione, dal portamento elegante, con una insospettabile passione: quella della corsa. Che c’è di strano che una signora di 70 anni si dedichi a una corsetta tranquilla? Il fatto è che Emma fa la corsa veloce, quella che ti porta sui blocchi di partenza con le scarpette chiodate, a trovare la massima concentrazione, a scattare allo sparo dello starter. “Mi piace lo spirito agonistico e mi piace mettermi in gara” spiega quando le chiedo le motivazioni che la spingono a praticare l’atletica leggera. “Anche ai semafori, quando appare il verde, sono sempre la prima a scattare”.
Emma, oggi portacolori dell'Assindustria Sport Padova, aveva praticato l’atletica leggera negli anni dell’università, fino a raggiungere il quarto posto ai Campionati italiani assoluti nei 400 m Riprese l’attività cinquantatreenne, dopo una pausa di quasi 25 anni. “Il presidente del Cus Padova mi convocò con l’intenzione di costituire una squadra master. La possibilità di tornare alle competizioni mi entusiasmò subito”.
Si lamenta per la mancanza di stimoli poiché in Italia praticamente non ha rivali e da 16 anni consecutivi vince titoli italiani di categoria (ben 34 all'aperto!). Mimma si allena in pista 3 volte alla settimana, sotto la guida di Franco Sommaggio che la segue dal 1997 e l'ha portata a fare il grosso salto di qualità che le ha consentito di ottenere tanti successi internazionali.
Mi spiega che la difficoltà principale per un master, e anche la sfida più bella, consiste nel saper accettare il passare degli anni dosando le proprie energie nel rispetto del proprio corpo. Ma non nasconde il rammarico per non riuscire più a correre i 100 m in 15 secondi, come faceva quando aveva solo … 60 anni.
Il suo 16”2 nei 100 m, a 70 anni, si colloca tra le migliori prestazioni mondiali di categoria. "Mimma", con la sua grinta e vitalità, è davvero uno degli esempi più significativi nel panorama dell’atletica master.

Nella foto Emma Mazzegna, di W. Corbelli


Il suo curriculum
a cura di Werter Corbelli


Le sue medaglie dei Campionati mondiali master
1999 Gateshead: W65 – 2ª 4x100m; 2001 Brisbane: W65 – 3ª 100m, 3ª 200 m
Le sue medaglie dei Campionati europei master
1998 Cesenatico: W65- 1ª 100 m, 2ª 200 m; 2001 Bourdeax (indoor): W65- 1ª 200m, 1ª 400m, 2ª 60m ; 2003 San Sebastian (indoor): W65 – 1ª 200m, 1ª 400m, 2ª 60m
Le sue migliori prestazioni italiane di categoria
Outdoor
100 m: F70: 16"2 F65: 15"79 F60: 15"2 F55: 14"8
200 m: F70: 34"1 F65: 33"20 F60: 31"1(*)
400 m: F70: 1'19"7(*) F65: 1'17"10.
Indoor
60 m: F70: 10”66, 10"16(*) F65: 9"85
200 m: F70: 35”98, 34"96(*) F65: 33"38
400 m: F70: 1’23”42, 1'21"07(*) F65: 1'21"07

con (*) sono indicate le prestazioni extra-fascia, non valide ai fini internazionali in quanto ottenute prima del compimento dell’anno di ingresso nella categoria.

Pubblicato sulla rivista Correre nel mese di aprile 2004

lunedì 14 luglio 2003

Mondiali Porto Rico 2003

Ebbene si! Anche gli “over”, che svolgono attività su pista, sono “atleti”. Molti, in Italia, ancora non lo sanno e si stupiscono di quello che per loro è solo un fenomeno un po’ stravagante, se non addirittura al limite del ridicolo: “ma come, un cinquantenne che salta con l’asta, un novantenne che si cimenta nel salto triplo..”. Eppure è sufficiente partecipare ad una manifestazione internazionale, per rendersi conto di come l’attività sportiva possa essere “normale” a qualsiasi età, e che un atleta, che si è preparato per una competizione, merita rispetto, indipendentemente dalla sua data di nascita.

Souvenir de Puerto Rico

Quando atterro all’aeroporto di San Juan, sono subito avvolta da una vampata di calore e umidità che quasi mi toglie il respiro. In quest’isola, situata nel Mar dei Caraibi, mi rendo conto che il primo avversario per un’atleta è proprio il clima.
Sono comunque molto felice di poter vivere questa nuova esperienza sportiva e umana, che mi permetterà di incontrare persone da tutto il mondo che condividono la mia stessa passione per l’atletica leggera. Dall’1 al 13 luglio, a Porto Rico, si svolgono infatti i XV Campionati Mondiali Master “Stadia” di Atletica Leggera. Vi partecipano 2600 atleti, dai 35 ai 101 anni, in rappresentanza di 74 nazioni, Un’edizione ridotta, rispetto i 6000 partecipanti di Brisbane 2001, soprattutto a causa degli elevati costi della trasferta e di un clima, sicuramente adatto per attività balneari, ma poco favorevole a siglare prestazioni tecniche di valore.

La prima impressione che avverto, quando giungo a Porto Rico, è quella relativa all’influenza degli Stati Uniti d’America, a cui questa nazione è legata dal 1951 da una forma di Commonwealth. Oltre che dall’utilizzo del dollaro americano come moneta corrente, si nota una fitta presenza di catene di fast food, un’elevata percentuale di giovani obesi e ci si ritrova con l’aria condizionata sparata a mille in tutti i locali. Ma passeggiando alla sera, si rimane colpiti dal caratteristico verso del Coqui, una rannocchietta d’albero, difficile da vedere, che rappresenta uno dei simboli di Portorico. Lo splendido mare, la foresta pluviale, la “Old San Juan”, con i suoi bastioni cinquecenteschi, fanno di quest’isola una meta turistica di indubbio interesse.

Le gare su pista si svolgono in 3 diversi impianti: il Clemente Complex, il Sixto Excobar e l'Università di Porto Rico. Roberto Clemente, che dà il nome al complesso di impianti sportivi della città di Carolina, è considerato come un vero e proprio eroe dalla popolazione locale. Giocava a baseball con gli All Star dei Pittsburgh Pirates e si contraddistingueva per le sue doti umanitarie. Il suo sogno era quello di realizzare una cittadella sportiva per i bimbi poveri del suo paese. Il 31 dicembre 1972, fu vittima di un disastro aereo mentre portava vestiti e medicinali alle vittime del terremoto in Nicaragua.

Gli atleti sono quasi tutti alloggiati nella zona turistica, affacciata sul mare a nord dell'isola, con lo schieramento di hotel sulle spiagge da cartolina di Condado e Isla Verde. I 3 impianti sono distanti circa una quindicina di chilometri l'uno dall'altro e per i trasferimenti gli organizzatori hanno messo a disposizione i cosiddetti Escolar, gli autobus in stile anni ’50 normalmente addetti al trasporto scolastico.
Gli Escolar sono normalmente scortati da due poliziotti motorizzati con tanto di sirene spiegate. Quando si addentrano verso verso l’interno dell’isola, per raggiungere la città di Carolina, si rimane colpiti dalle abitazioni popolari. I terrazzi sono completamente ricoperti di inferriate verniciate di bianco che danno l’effetto di tante gabbie sovrapposte.

Nello stadio del Clemente Complex, posizionato proprio alla partenza dei 100 metri, spicca un coloratissimo pallone aerostatico che pubblicizza la famosa “pillola blu”. Sembra che qui il problema sia molto sentito, vista la quantità di cartelli pubblicitari e di spot diffusi a tutti gli orari alla radio e alla televisione.


La squadra azzurra è accompagnata dal consigliere federale Luciano Baraldo, nonché discobolo di ottimo livello. Per la prima volta la Fidal le uniformi di gara, di solito vendute a prezzo di costo, vengono regalate ai 27 componenti della rappresentativa italiana. Non resisto alla tentazione di immortalare lo storico momento quando si appresta a consegnare il mio completino.

Il Cross Country è la prima gara dei Campionati in programma. Si svolge al Golf Club di Bahia Beach, affacciato sulla omonima spiaggia e costellato da palme e laghetti artificiali d’acqua dolce. Gli atleti impegnati in questa competizione sono costretti ad un’alzataccia, per poter essere presenti ai nastri di partenza alle 6. Bellissimo e inaspettato è il titolo mondiale di Loretta Rubini nella categoria W40, mentre Lucia Soranzo, pur completando la stessa gara di Loretta in un tempo inferiore di ben 1 minuto e mezzo, è solo seconda nella categoria W50.
Quando la incontro, Loretta ha gli occhi che brillano di felicità. Si imbarazza nel raccontare che lei, proprio lei, siepista di valore, è inciampata durante la gara nel superamento di un tronco, ma non nasconde una nota scaramantica citando il suo numero di pettorale: 1107, per lei nata l'11 luglio! Anche Marco Mattei, il marito, vuole raccontare il suo ventiseiesimo posto in una gara tutta in rimonta dove è riuscito a lasciare dietro di lui ben 7 avversari, contro i 3 di Brisbane 2001. Anche questo è lo spirito di un Campionato Mondiale Master!

Il più anziano dei concorrenti di questi campionati si chiama Waldo McBurney, classe 1902. Nella categoria M100 vince i 5 km. di marcia in 1h 04'15"79 ed il lancio del peso con la misura di 4,12 m. Lo osservo incuriosita, mentre si appresta a correre la finale dei 100 m. E’ molto presente, sicuramente più sveglio dei suoi compagni di serie novantenni. È infatti l'unico che saluta il pubblico quando lo speaker pronuncia il suo nome. Sul pronti ha un'incertezza, e barcolla leggermente. Il giudice di partenza comanda “al tempo”. Lui si scusa con un “Sorry” ed un gesto della mano. Sono molto emozionata nell'attesa della partenza. Eccolo, è partito, dalle tribune sale un boato di incitamento. Il suo tempo finale è di 39.97, vento -0.8, per la cronaca. Un risultato che “comparato”, tramite una apposita tabella internazionale che in base all’età converte un risultato master in un risultato di valore assoluto, equivale ad un 9.67!
Tra le donne la più anziana è la piccolissima messicana Rosario Iglesias. E’ inconfondibile per il suo sombrero dal quale si separa solo quando entra in pista. Con i suoi 92 anni vince i 100 M90 in 38.02.

Carla Forcellini, 43 anni, è la grande favorita nella gara di salto con l’asta, categoria W40, con i suoi 3,40 m., miglior prestazione europea di categoria, saltati ai Campionati Italiani Master di Torino (misura che le permetterà di partecipare anche ai Campionati Italiani Assoluti). Padovana di origine, vive a Roma e di professione è medico cardiologo. Il suo bellissimo fisico difficilmente passa inosservato.
In una gara con lunghi tempi d’attesa, tra un acquazzone e l’altro, vince, con 3,30 m. il suo secondo titolo mondiale e fallisce di poco la misura di 3,51 m., nel tentativo di migliorare il nuovo record del mondo di categoria. Nella pedana del salto in lungo, in quella che lei non considera propriamente “la sua gara” , riesce, con la misura di 5,19 m., inoltre a conquistare una splendida medaglia d’argento siglando la miglior prestazione italiana di categoria.

Mario Riboni
è il più anziano dei concorrenti del team azzurro. Un fisico ancora tonico per i suoi 90 anni, portati con grande disinvoltura. La sua gara di lancio del disco ci regala delle grosse emozioni. Mario è l'unico, tra tutti gli atleti delle categorie M85 e M90, che riesce a lanciare effettuando il giro completo. È uno spettacolo vederlo! Tra un lancio e l'altro scherza e fa battute, si vede che si diverte nonostante cerchi il massimo della concentrazione quando entra in pedana. Il suo obiettivo è quello di migliorare il suo 22.38, stabilito ai Campionati Italiani di Torino, che è già la miglior prestazione mondiale M90. Ci riesce al primo lancio, con la misura di 23.15 che gli vale anche il titolo di campione del mondo. "Io sono nato il 13 giugno del 1913 alle ore 13. Devo dire che il 13 è un numero che mi ha sempre portato fortuna, quando ho visto che il mio pettorale di gara era il 1131 (un 13 tra due 1) ho pensato che questa trasferta non poteva che andare bene". Si lamenta invece dell'organizzazione: "Con soli 2000 partecipanti, rispetto ai 6000 attesi, potevano ridurre gli stadi da 3 a 2, con un programma di gare più serrato. Qui ci sono troppi tempi morti...." commenta con grande lucidità. Il suo bilancio finale è di 3 medaglie d'oro e due record mondiali di categoria (nel disco e nel martello).

Bruno Sobrero
è una colonna portante della rappresentativa azzurra con il suo ricchissimo palmares di medaglie conquistato in tante manifestazioni internazionali (agli europei di Potsdam dello scorso anno vinse 5 ori!). In gara si contraddistingue da una bandana coloratissima legata in fronte, che gli regala un’aria “guerriera” nonostante i suoi 82 anni. “Ogni anno il mio amico Ottavio Missoni me ne manda una, come portafortuna” mi confida prima di correre la finale dei 100 m., dove conquista il titolo mondiale nella categoria M80, con il tempo di 15.87. Nonostante delle condizioni fisiche non ottimali, riesce a vincere un a bellissima medaglia d’oro anche nella finale dei 200 m, con il tempo di 34.90.
Nel salto in lungo e negli 80 m. con gli ostacoli è secondo, dietro al fortissimo giapponese Juji Tanaka. Con quattro medaglie, due d'oro e due d'argento, Bruno è l'atleta italiano più medagliato di questi campionati.

Sandro Urli, nella finale M55 dei 400 hs. corre una gara molto bella, tutta di testa, vinta in 1:04.35. È felicissimo mentre, con la bandiera tricolore, va a salutare sotto gli spalti la tifoseria italiana. Un titolo mondiale di grande valore tecnico. "Era dal 1998 che non gareggiavo, da quando a Cesenatico vinsi il titolo europeo sempre nei 400 hs nella categoria M50. Poi problemi familiari e impegni di lavoro mi hanno impedito di allenarmi con continuità". Un grande ritorno il suo, che ci ha regalato una bella emozione.

Con 1,91 nel salto in alto, Marco Segatel è il nuovo campione del mondo della categoria M40.
Quest'anno Marco, atleta di Saronno, ha saltato ben 2,01 m., misura che lo poneva come favorito. Ad 1,88 è infatti già il vincitore, il secondo è fermo a 1,85. Marco salta anche 1,91 ma fallisce i 3 tentativi a 1,95. Al termine della gara corre ad abbracciare Luisa, che il prossimo 26 luglio diventerà sua moglie, e si fa fotografare felice con la bandiera italiana.

Crescenzio Marchetti, bergamasco, è arrivato secondo nel salto triplo, categoria M50, con la misura di 12,92 (v.0.5). Era in testa fino all'ultimo salto, quando è stato superato dal ceco Jaroslav Calda, con la misura di 13,01 (v.0.5). Enzo, come si fa chiamare dagli amici, ha vinto un titolo assoluto nel 1976 ed ha vestito la maglia azzurra per ben 13 volte. 10 anni fa, in Giappone, vinse i Campionati Mondiali Master nella categoria M40. Gli scatto una foto con tanto di medaglia al collo, bandiera italiana sulle spalle e logo dei campionati sullo sfondo.

Lucia Soranzo è una bella donna di 54 anni, con un fisico asciutto. In questi campionati realizza un vero e proprio tour de force correndo in 10 giorni il Cross Country, i 5.000, i 10.000 m. e i 1.500 m. conquistando 3 argenti e un quarto posto. “Purtroppo nei 5.000 m.” mi racconta il marito, Manrico Colla, “è stata disturbata dal comportamento non corretto della tedesca Lidia Zentner , che è poi andata a vincere la gara”.

Nelle gare di marcia un significativo contributo al medagliere azzurro viene dato da Natalia Marcenco e Franco Venturi. Natalia, nata e vissuta in Russia, è arrivata in Italia più di 10 anni fa e lo scorso anno ha acquisito la cittadinanza italiana. Ha 49 anni ed è un concentrato incredibile di energia che ti sommerge con i suoi discorsi carichi di entusiasmo e simpatia.
La gara dei 5 km. di marcia si sono disputati al Sixto Excobar, uno stadio molto suggestivo per le palme che lo circondano ed il mare azzurro da cartolina, a pochi metri di distanza, dal quale soffia però un vento senza sosta. Le condizioni climatiche sono davvero difficili e diversi atleti sono costretti al ritiro e alle cure dei medici. Natalia conduce una bellissima gara e conquista un meritatissimo bronzo nella categoria W45, dietro alla sudafricana Barbara Nell e alla canadese Nanci Sweazey , con il tempo finale di 27:46. Nei 20 km. di marcia su strada, Natalì conquista un'altra medaglia di bronzo. Il podio è lo stesso della 5 km.
La terza medaglia di bronzo della marcia azzurra la conquista Franco Venturi, nella categoria M45, con il tempo di 1h52:58.00. La gara viene vinta dal russo Vladimir Barabash con 1h46:44.00.

Il triestino Tristano Tamaro si ritrova inaspettatamente sul podio dei 200 m. nella categoria M60. Mi racconta raggiante di essere stato agevolato dalla defezione di due atleti, ma il suo 26.34 nei 200 metri, per i suoi 64 anni, è davvero un ottimo tempo. Lo abbraccio felice di questa sua meritatissima medaglia di bronzo.

Davvero sfortunato, invece, il veronese Salvatore De Boni. Una rovinosa caduta, proprio mentre si stava scaldando per la gara del lancio del martello, gli ha causato la frattura di 2 costole! “Tore” è appena entrato a far parte della categoria M75 e sperava in un buon piazzamento. Siamo compagni di squadra all’Assindustria Sport Padova e sono molto dispiaciuta per il suo infortunio.

La regina dei campionati si chiama Marie Lande Mathieu, è una donna portoricana bellissima di 46 anni. Nel 1984 ha partecipato alle Olimpiadi di Los Angeles, arrivando in semifinale con il tempo di 53.69. In questi campionati mondiali master ha corso i 200 m. 25.30, più veloce della miglior prestazione mondiale nella categoria W45. Tempo purtroppo inficiato da un vento troppo generoso (+4.7). Ha letteralmente fatto esplodere lo stadio in un boato, quando ha tagliato il traguardo dei 400 m. con la nuova miglior prestazione mondiale di categoria: 56.15, la seconda è arrivata 5 secondi dopo. Riesco a scattarle una foto quando sale in tribuna, dove la attendono i figli. È stato uno spettacolo vederla correre.

Tra le prestazioni di altissimo valore internazionale, in evidenza, nei 110 ostacoli, l’americano Dave Ashford. Corre in 13.73 (vento –0.1), nuova miglior prestazione mondiale per la categoria M40 dove gli ostacoli sono alti 1 metro. E’ una pantera sugli ostacoli e riscuote l’ammirazione di tutto il pubblico.

Nell’ultima giornata di gare, ben prima dell’alba (alle 4.30 per l'esattezza), si è disputata la maratona. Gli atleti sono stati sfortunati perché dei violentissimi temporali e acquazzoni hanno reso davvero dura la loro competizione. Inoltre il pessimo impianto di scarico dell'acqua delle strade li ha costretti, in certi tratti, a correre con l'acqua alle caviglie. In campo femminile, l'unica azzurra partecipante è stata Lorella Zanella, che ha concluso la sua gara in 4:19:21.01, quinta nella categoria W40. In campo maschile, nella gara in cui hanno preso il via circa 150 atleti, l'unico italiano presente è stato Silvano Boscoli, settantenne di Ferrara. Quando lo incontro è sconsolato, mi racconta di aver accompagnato, insieme ad un altro concorrente, un atleta in difficoltà nell'ultimo chilometro di gara. Controllando l'ordine di arrivo scoprirà che tutti e 3 sono stati squalificati.
Nella stessa giornata Loretta Rubini è raggiante per la sua medaglia di bronzo nei 2000 siepi: "Sono molto soddisfatta di questa gara, corsa sotto una pioggia fastidiosa. Questo inverno non sono riuscita ad allenarmi come avrei voluto. Il bilancio finale di questi campionati, un oro, un bronzo, e un quarto posto è andato decisamente al di là delle più rosee aspettative".


I Campionati si chiudono con una suggestiva cerimonia, terminata con l’invasione del pubblico in pista a tempo di salsa, al ritmo travolgente di un quintetto locale. Per chi non prolunga il soggiorno per attività strettamente turistiche, è tempo di rifare le valige e tornare a casa. I 27 atleti azzurri hanno raccolto un bottino invidiabile di 22 medaglie. All’aeroporto, il personale addetto al metal detector si insospettisce per il contenuto del mio marsupio. Sorrido mentre estraggo l’oggetto misterioso: la mia coloratissima medaglia d’argento, vinta nei 200 m., categoria W35.

Miscellanea Rosso,Bianca e Blu
Dedicato a chi, a Porto Rico, c'era...
El Coqui', Sixto Escobar, UPR, As suas marca, Policia, Sirene ai semafori, Viagra, Camara de Chiamada, Aria Condizionata a palla, Aruba, Gli Escolar, Roberto Clemente Complex, Route 2, Condado, Isla Verde, mucho calor, San Juan, i giudici rossi e gialli, Pina Colada, Premiasiuunn, Puuerrtoo Riicco!!!!


Il medagliere italiano

Oro (9)

W40 - Carla Forcellini - Asta 3,30
W40 - Loretta Rubini - Cross Country 8 km. 33:11.00
M90 - Mario Riboni - Martello 20.27 m. (miglior prestazione mondiale di categoria)
M90 - Mario Riboni - Peso 6,83 m.
M90 - Mario Riboni - Disco 23.15 (miglior prestazione mondiale di categoria)
M80 - Bruno Sobrero - 100 m. 15.87 (v.0.7)
M80 - Bruno Sobrero - 200 m. 34.90 (v.2.2)
M55 - Sandro Urli - 400 hs 1:04.35 (batt. 1:06.03)
M40 - Marco Segatel - Alto 1,91

Argento (8)
W50 - Lucia Soranzo - 5000 m. 19:22.68
W50 - Lucia Soranzo- Cross Country 8 km. 31:33.00
W50 - Lucia Soranzo - 10000 m. 40:48.16
W40 - Carla Forcellini - Lungo 5,19 (v.-0.1) (miglior prestazione italiana di categoria)
W35 - Rosa Marchi - 200 m. 26.91 (v.5.2)
M80 - Bruno Sobrero - Lungo 3,47
M80 - Bruno Sobrero - 80 hs 18.46 (v.0.8)
M50 - Crescenzio Marchetti - triplo 12,92 (v.0.5)

Bronzo (5)
W45 - Natali' Marcenco - 5 km. marcia 27:46.39
W45 - Natali' Marcenco - 10 km. marcia su strada 56:02.00
W40 - Loretta Rubini - 2000 siepi 7:41.66
M60 - Tristano Tamaro - 200 m. 26.34 (v.1.1) - batt. (1) 26.71 v.0.6, sf. (3) 26.90 v.0.1
M45 - Franco Venturi - 20 km. marcia su strada 1h52:58.00

Gli altri finalisti della squadra azzurra

QUARTI POSTI
W50 – 1500m. - Soranzo, Lucia - 5:24.05
W40 – 800m. - Rubini, Loretta - 2:24.07 (batt. 2:31.90 )
M65 - Lungo - Bortolozzi, Giorgio – 4,70 (v.0.1)
M65 - 100hs - Bertolissi, Enzo – 19.23 (v.2.0) (batt. 20.18 v.1.5)
M60 – Cross Country - Rocca, Fernando - 30:40.00
M45 - Disco - Baraldo, Luciano 44.82m (qualif.44.68)

QUINTI POSTI
W35 – 400m. - Marchi, Rosa – 58.95
M60 – 5000m. - Rocca, Fernando - 18:50.42

SESTI POSTI
M65 - 5000m. - Iacoboni, Oscar - 20:24.85
M65 – Cross Country - Iacoboni, Oscar - 33:56.00
M60 – 10000m. - Rocca, Fernando - 38:13.84
M60 – 100m. - Tamaro, Tristano - 13.02 (v.0.7) (batt. (2) 13.36 v.-1.0, sf. (4) 13.07 v.-2.3)

SETTIMI POSTI

M65 - 10000m. - Iacoboni, Oscar - 43:46.55

OTTAVI POSTI
M40 – 800 m. - Marabini, Roberto – 2:13.28 (batt. 2:07.74)

E tutti gli altri… (in ordine di piazzamento)
M40 – 1500 m. - Marabini, Roberto - 4:25.74 (9) (batt. 4:37.84 )
M65 - 300hs - Bertolissi, Enzo – 58.42 (10)
M45 – 10000m. - Maesano, Mario 38:24.81 (11)
M50 - Decathlon - Mancini, Roberto – 4734 (11)
M50 – Pentathlon Lanci - Mancini, Roberto – 2366 (11)
M50 – 100 hs - Galloni, Antonino 21.12 v.-3.2 (13)
M55- 10000m. - Stella, Alfredo - 45:52.79 (15)
M50 – 400hs - Mancini, Roberto – 1:14.40 (16)
M50 – 10000m. - Colla, Manrico - 47:23.00 (19)
M50 – 5000m. - Colla, Manrico – 22:06.53 (24)
M45 – Cross Country - Mattei, Marco - 39:47.00 (25)
M50 – 200m. - Mancini, Roberto – 28.53 (v.2.2) (26)
M50 – 400m. - Mancini, Roberto – 1:05.14 (28)
M50 – Cross Country – Colla, Manrico- 38:47.00 (36)
M50 – 5 km. Marcia - Giannuzzi, Luigi - sq.

lunedì 10 marzo 2003

Europei Indoor S.Sebastian 2003

San Sebastian (Spagna) - 5/9 marzo 2003
4° Camp. Europei Master Indoor.


Dopo le bellissime esperienze fatte in Finlandia nel 2000 (Europei Master Outdoor), in Australia nel 2001 (Mondiali Master Outdoor) e la mancata partecipazione agli Europei di Potsdam del 2002 per problemi di salute,  questa è stata la mia prima partecipazione a dei Campionati Europei Master Indoor.
Purtroppo l’avventura non è iniziata nel migliore dei modi perché al mio arrivo a San Sebastian avevo 38 di febbre. Nella hall dell’albergo ho fatto conoscenza con Filippo Torre, che con tutta la sua simpatia partenopea mi ha sollevato il morale e mi ha fornito una scorta di tachipirina. “Ma sarà doping?” Questo è stato l’ultimo pensiero prima di addormentarmi imprecando contro la sfortuna che mi costringerà in camera d’albergo per 3 giorni, fino alle batterie dei 200 m.

San Sebastian
San Sebastian, o meglio Donostia come viene chiamata in euskera, la lingua basca, è tristemente famosa per le attività terroristiche dell’Eta ma si presenta come una tranquilla cittadina affacciata sulla Bahía de Concha. La spiaggia, pulitissima, è molto grande ma all'arrivo delle maree diventa molto piccola fino a limitarsi ad una sottile striscia lungo lo splendido lungomare. La città vecchia, caratterizzata da strette stradine pedonali, è affollata di locali dove si possono assaggiare i famosi Tapas e si riesce a cenare a prezzi davvero modici.

Numeri
E’ stata la più numerosa rispetto alle 3 edizioni precedenti che si sono svolte a Birmingham (Gbr) nel 1997, a Malmöe (Swe) nel 1999 e a Bordeaux (Fra) nel 2001.
1.582 gli atleti iscritti provenienti da 32 nazioni europee. Un centinaio gli italiani in gara.

L’Impianto

La manifestazione si è svolta nell’impianto Indoor nei pressi dell’Anoeta Stadium. Una bellissima struttura con la pista realizzata in sintetico dalla Mondo, che ha visto la sede di numerose manifestazioni a livello assoluto.

Difficili le 5^ e 6^ corsie, dove al termine della ripida discesa all’uscita dalla curva era presente un inaspettato avallamento che ha causato la perdita dell’appoggio a molti atleti (compresa la sottoscritta) e in alcuni casi delle rovinose cadute.
I comandi per la partenza venivano dati in lingua basca, una lingua ricca di “X”, “K”, “U”. Davvero difficile comprendere l’invito “ai vostri posti”, se non fosse stato per i giudici di corsia che a gesti e in inglese ripetevano il comando.

L’organizzazione
Nel complesso è stata buona, caratterizzata da una estrema cortesia (e pazienza) da parte dei giudici e di tutti i volontari. Ottimo e qualificato il servizio dei massaggiatori al costo di 16 euro.
Puntuale la pubblicazione dei risultati anche se purtroppo nemmeno qui sono mancati i maleducati, che hanno provveduto a strappare i fogli dalle bacheche, come souvenir della propria partecipazione ai campionati.
Gli organizzatori continuavano ad affiggere avvisi in tutte le lingue: “Per cortesia non prelevate i risultati” Ma l’intera bacheca degli M55 era completamente vuota.
Le cerimonie di premiazione a volte hanno portato dei notevoli ritardi rispetto al programma orario, ma la musica utilizzata e la disposizione del podio davano la giusta solennità all’evento (ricordo ancora le premiazioni dei mondiali di Brisbane avvenute nel sottoscala dello stadio..)
Molto bello il logo della manifestazione riprodotto anche sulle medaglie: le onde, la luna e la spiaggia a definire degli atleti in corsa stilizzati.

Peace
Questa volta, oltre alle bandiere della nazionale ho anche la bandiera multicolore della pace da esporre sugli spalti.

Il mito
Il nostro Vittorio Colò, classe 1911, atleta più anziano iscritto alla manifestazione, ha portato la fiaccola durante la cerimonia di apertura ed è diventato il simbolo di questi campionati. La sua foto era riportata in prima pagina su tutti i quotidiani locali. Richiestissimo e coccolato da mass media e autorità ha cercato di fare il possibile per conciliare incontri di rappresentanza ed impegni agonistici .“Sto andando dal sindaco” mi ha detto quando l’ho incontrato, il mio primo giorno allo stadio, scortato da due “body guard” in giacca e occhiali scuri.
Incurante dei suoi 91 anni si è cimentato in ben 5 competizioni vincendo 4 medaglie d’oro: 60 m, salto in alto, salto in lungo e salto triplo (!) - e una d’argento, nei 200 m, dove è stato battuto al fotofinish per soli 9 centesimi dal tedesco Mahlo Friedrich classe 1912.

(Con Vittorio Colò)
162 anni in due…
Non hanno tradito le aspettative nemmeno gli altri due “pilastri” della nazionale azzurra, l’84enne Ugo Sansonetti
e l’82enne Bruno Sobrero: 3 ori e un argento per il romano, 2 ori e due argenti per il piemontese di Fossano. Medaglie che si sommano ad un bottino di decine e decine di altre medaglie conquistate a livello europeo e mondiale da questi due inossidabili atleti.
“Purtroppo la concorrenza nella nostra categoria non è molto qualificata” mi ha spiegato Bruno commentando i suoi risultati “e pur girando per il mondo l’avversario più agguerrito con cui mi devo confrontare è l’amico Ugo. Comincio a non divertirmi più tanto…”. Ma subito dopo mi ha raccontato che sarà presente a Porto Rico, per l’edizione 2003 dei Mondiali Master ed i suoi occhi brillano.

(Ugo Sansonetti, 4 medaglie e 4 donne :-) Loretta Rubini, Carla Forcellini, Elisa Neviani e Rosa Marchi )
Lo sport di moda
Classe 1921, un titolo mondiale studentesco nel 1939 e una finale olimpica nel 1948 sui 400hs. Ottavio Missoni non è stanco di fare sport; una vita esemplare segnata da successi cercati e ottenuti, uno stile di vita impeccabile ed un’integrità psicofisica da far invidia a chiunque. Qui a San Sebastian conquista l’argento nel peso e mi incanta con la sua cordialità e la sua semplicità non proprio tipica delle persone che fatturano oltre 55 milioni di euro l’anno.

(Con Ottavio Missoni)
Insospettabili distinte signore W65
Hanno tra i 66 e 69 anni, ma non li dimostrano. Sono eleganti e distinte, truccate, con i capelli sempre a posto. Ma quando infilano calzoncini e canottiera di gara sfoderano una grinta invidiabile.
Emma Mazzenga, dell’Assindustria Sport Padova, è stata l’atleta più medagliata in campo femminile. Al limite di categoria, ad agosto compirà 70 anni, non si è per niente intimorita per il fatto di doversi confrontare con atlete di quasi 5 anni più giovani di lei. Due ori (200 e 400) e un argento (60 m.) il bilancio finale di questa grande atleta.
Dina Cambruzzi, un’oro nel pentathlon e un argento nei 60 hs, in due gare dove la partecipazione era un po’ limitata, ma si sa… gli assenti non sono mai giustificati.
Ed infine, last but not least, Giulia Perugini, maceratese, ha conquistato un bellissimo argento nel salto in alto.

Dominio italiano
Bellissime e di grande spessore tecnico le medaglie nei 3000 e 1500m. nella categoria W50 della altoatesina Waltraud Egger e di Anna Maria Vaghi. Waltraud, già campionessa europea nel 2002 a Potsdam nei 1500 e 5000, ha vinto con grande autorità imponendo un distacco di 18 secondi nei 1500 e di 38 secondi nei 3000 m. ad Anna Maria, la quale con grande determinazione ha conquistato l’argento rintuzzando gli attacchi della polacca Mierzwiak

Tre ori contro la sfortuna
Tre ori contro la sfortuna sono arrivati (e non a caso :--) da 3 donne: Silvana Zucchi, Carla Forcellini e Rosa Marchi (io!).
Carla, nonostante un inconsueto infortunio al braccio procuratosi durante la gara di salto in lungo (dove con un solo salto si è comunque aggiudicata il bronzo), con una grande prova di carattere è riuscita il giorno successivo a vincere il salto con l’asta W40 con la misura di 3m10.

Silvana era reduce da un’influenza: “domenica scorsa avevo la febbre a 39”, mi ha raccontato prima della finale dei 60m. W50, vinti con l’ottimo tempo di 9”15. Grande e inaspettato, viste le condizioni fisiche, anche il suo secondo posto nei 200 m.

La mia finale dei 400 m., nonostante la febbre, sono riuscita a vincerla, oltre ogni più rosea previsione, impostando una gara tattica con sprint finale negli ultimi 30 m. Se si aggiunge il fatto che dopo la partenza il velcro delle mie Asics rosse si è staccato.. è stata davvero una vittoria contro la sfortuna! (Credo che, se avessi perso la scarpa, avrei chiesto all’Asics i danni morali…)

Ori e ancora ori
Marco Segatel nella gara di salto in alto M40 ha ribadito la sua supremazia a livello europeo (dopo il titolo outdoor dello scorso anno). 1,95 per lui e ben 15 centimetri il distacco dal secondo.
Grande prestazione anche per Tristano Tamaro, 64enne triestino, che ha vinto i 60 m. in 8”05 battendo sul filo di lana l’inglese John Steed. Buono inoltre il suo 4° posto nella finale dei 200 m. dopo aver corso, tra batterie, semifinali e finali, 6 volte in 3 giorni.
Da sottolineare inoltre i titoli europei conquistati con grande autorità dalla romana Angela Minnella nei 3000 m. di marcia W45, da Rosanna Franchi nei 60hs W60 con un ottimo 11”50 e da Konrad Geiser negli 800 m. M55.

Un argento che vale oro
Ottima la prova del 54enne Vincenzo Felicetti che ha conquistato l’argento correndo i 400 m. in 53”82 (4a prestazione mondiale indoor M50 di sempre), dietro al fortissimo inglese Oliver Viv che ha vinto con un eccezionale 53”62. Il terzo è arrivato due secondi dopo…
Vincenzo si è avvicinato alla pista a 40 anni. Vanta 4 titoli europei master e più di 20 medaglie tra campionati europei e mondiali. Il suo personale di 52”31 nei 400 m. open risale al 1995 (M45), ed è incredibile come riesca a mantenere il livello delle sue prestazioni. Il suo è un talento naturale ed è uno spettacolo vederlo correre.

Con Vincenzo Felicetti
Le staffette 4 x 1giro
La staffetta M65 è stata l’unica a portare una medaglia per i colori azzurri. Un bellissimo bronzo fortemente voluto, sotto la regia di Francesco Mereu, ottenuto battendo Cecoslovacchia e Francia.
Grande invece la delusione per la staffetta M50 squalificata per un piede appoggiato sulla linea della corsia. Una gara mozzafiato, vinta al fotofinish con una travolgente ultima frazione di Felicetti, che aveva fatto esultare la tifoseria italiana.
Spirito decubertiano per la staffetta W35, dove una triplista, una saltatrice con l’asta e una mezzofondista hanno coadiuvato l’unica velocista (la sottoscritta) in una storica staffetta.
Indimenticabile, per chi c’era, la partenza un pochino “titubante” di Elisa in prima frazione... Mentre l’aspettavo per ricevere il testimone tra me e me sorridevo pensando “queste cose succedono solo nelle manifestazioni master…” felice comunque di far parte della prima staffetta azzurra femminile under 45 schierata in una gara internazionale..

Da sx: Carla Forcellini, Loretta Rubini, Rosa Marchi e Elisa Neviani
Medaglie, Medaglie

Ben 46 il totale delle medaglie conquistate dagli azzurri (15 in più rispetto all’edizione del 2001 di Bordeaux)
22 d’oro, 21 d’argento e 3 di bronzo.

Oro 22
W65: 200m - Emma Mazzenga – Assindustria Sport PD
W65: 400m - Emma Mazzenga - Assindustria Sport PD
W65: Pentathlon - Dina Cambruzzi - CUS Torino
W60: 60hs - Rosanna Franchi - Running Club Cesanese
W50: 60m - Silvana Zucchi – Cover Sport
W50: 3000 - Waltraud Egger - S.C. Merano
W50: 1500 - Waltraud Egger - S.C. Merano
W45: 3000 marcia - Angela Minnella - Kronos Roma
W40: Asta - Carla Forcellini - AS Roma
W35: 400m - Rosa Marchi - Assindustria Sport PD

M90: 60m. - Vittorio Colò - Master Novara
M90: Triplo - Vittorio Colò - Master Novara
M90: Alto - Vittorio Colò - Master Novara
M90: Lungo - Vittorio Colò - Master Novara
M80: 60m - Ugo Sansonetti - Liberatletica
M80: 200m - Ugo Sansonetti - Liberatletica
M80: 400m - Ugo Sansonetti - Liberatletica
M80: 60hs - Bruno Sobrero - CUS Torino
M80: Pentathlon - Bruno Sobrero - CUS Torino
M60: 60m - Tristano Tamaro - NA Friuli
M55: 800m - Konrad Geiser - S.C. Merano
M40: Alto - Marco Segatel - Atl. Saronno

Argento 21
W65: 60m - Emma Mazzenga – Assindustria Sport PD
W65: 60hs - Dina Cambruzzi - CUS Torino
W65: Alto - Giulia Perugini - SEF Macerata
W50: 200m - Silvana Zucchi – Cover Sport
W50: 3000m - Annamaria Vaghi - Atletica Ambrosiana
W50: 1500m - Annamaria Vaghi - Atletica Ambrosiana
W45: 800 m - Rosita Pirhofer - S.C. Merano
W45: 1500m - Paola Grandinetti - Meo Patacca
W35: Triplo - Elisa Neviani - Mollificio Modenese
M90: 200m - Vittorio Colò - Master Novara
M80: Pentathlon - Ugo Sansonetti - Liberatletica
M80: 60m - Bruno Sobrero - CUS Torino
M80: Lungo - Bruno Sobrero - CUS Torino
M80: Peso - Ottavio Missoni - Road Runners MI
M70: 60hs - Enzo Azzoni - Cover Sport
M60: 1500 - Roberto Marconi - Amatori Cecina
M65: 3000 marcia - Mario Sciarretta - Kronos Roma
M55: 400m - Aldo Del Rio - Road Runners MI
M50: 60m - Antonio Rossi - Atl. Avis Perugina
M50: Triplo - Crescenzio Marchetti - Atl. Evergreen
M50: 400m - Vincenzo Felicetti - Road Runners MI

Bronzo 3
W65: 800m - Noemi Castaldi - CUS Torino
W40: Lungo - Carla Forcellini - AS Roma
M65: staffetta 4x1 giro (Eugenio Rossi , Liberatletica - Enzo Bertolissi,US M.Tosi Tarvisio
Veronesi Sergio, Atletica Ambrosiana - Francesco Mereu, Master Novara)

 
News pubblicata su www.atleticanet.it nel mese di marzo 2003

domenica 1 luglio 2001

01/07/2001 - Passeggera Rosa Marchi in transito per Brisbane

Aeroporto di Singapore - Internet Point
Ed eccomi qui, in questa sezione speciale del sito dedicata ai Mondiali Master di atletica leggera, per provare a raccontarvi, a modo mio, questa esperienza.
Sono le 19 ora locale (le 13 in Italia, le 21 a Brisbane). Ho appena pranzato (o forse cenato, o fatto merenda?) in un originale Sushi Bar, dove i piatti scorrevano come in una giostra. Bastava allungare la mano e servirsi... Non so bene cosa ho mangiato, ma è stato divertente. Il cuoco giapponese, che preparava i piatti davanti a me, sorrideva nel vedere i miei maldestri tentativi di mescolare salsine per intingerci i vari "Maki" (rotolini di riso ed ingredienti più o meno identificabili). Ma l'ho sicuramente stupito quando, al termine del pranzo, mi sono preparata da sola, seguendo le istruzioni, una tazza di the verde... solubile.
Certo che l'Australia è lontana e questo viaggio veramente lungo.
Sono uscita di casa ieri, verso le 15.30, e, se tutto va bene, arriverò a Brisbane domani alle 7. Il volo da Venezia è partito in ritardo e a Francoforte ho dovuto correre (5'30" al chilometro, con sovraccarico) per riuscire ad imbarcarmi per Singapore.
Queste sono le mie vacanze e sono felice di avere l'opportunità di abbinare il viaggiare con quella che è la mia passione: l'atletica leggera. Sì, perché mi piace correre, allenarmi e gareggiare, nonostante lo faccia da 20 anni. Mi emoziono ancora quando, ai blocchi di partenza, attendo la voce dello starter. Alla "facciaccia" di tutti coloro (pochi fortunatamente) che mi preferirebbero a tempo pieno dietro un computer anziché in pista.
Per fortuna, nei giorni precedenti alla partenza, hanno provveduto a scaldarmi il cuore i saluti e gli incitamenti ricevuti da tutte le persone che fanno il tifo per me. Sono emozioni impagabili. Grazie a tutti!!!

02/07/2001 Finalmente a Brisbane!!!


Brisbane, La Torretta B&B
Sull’aereo partito da Singapore c’era una percentuale superiore alla media di passeggeri di mezza età in tuta e scarpe da ginnastica: i partecipanti ai campionati mondiali di Brisbane stanno arrivando da tutto il mondo! Il viaggio è lungo e non c’è da stupirsi se una signora fa stretching nel corridoio, o se un signore brizzolato accenna uno skip basso davanti alla ‘lavatory’. Seduto al mio fianco c'è James Cristhy, un lunghista scozzese, appartenente alla categoria M70 (la fascia di età che include gli atleti dai 70 ai 74 anni). Intavoliamo un'interessante discussione sulle migliori strategie di allenamento prima delle competizioni. Abbiamo entrambi lo stesso zainetto giallo, souvenir dei Campionati Europei svoltisi lo scorso anno in Finlandia. Giunti a Brisbane scopriamo, purtroppo, di avere un’altra cosa in comune: le nostre valige non sono arrivate!!! Fortunatamente nel bagaglio a mano ho messo alcune cose che mi permetteranno di sopravvivere per un paio di giorni (oltre, ovviamente, alle mie insostituibili scarpe chiodate, al body da gara e… alla bandiera italiana). Il cielo di Brisbane è di una splendida tonalità di azzurro; l’aria è tersa, la luce intensissima. Uno striscione ricorda che Brisbane, capitale della regione del Queensland, è la City of sun days! La prima impressione è quella di una città moderna, pulita ed organizzata (forse anche troppo). Fatico a comprendere l’inglese parlato dagli australiani... E’ vero che ha una cadenza molto musicale e piacevole, ma non capisco una parola!!! Arrivo finalmente al Bed & Brekfast (link al sito) dove alloggero’ per la prima settimana di permanenza in Australia. E’ una costruzione in stile coloniale, avvolta nel verde. I padroni di casa, i coniugi Colman, sono molto ospitali e parlano benissimo l’italiano, avendo vissuto per alcuni anni nel nostro Paese. A disposizione degli ospiti c’è un computer, collegato ad Internet 24 ore su 24, dal quale scrivo questi appunti. Resta il problema del fuso e della stanchezza accumulata in un viaggio durato quasi 40 ore. Bevo una camomilla sperando di riuscire a dormire. Qui è mezzanotte, ma il mio bioritmo è ancora "settato" sull'orario italiano: per me sono le 16.

03/07/2001 Wava 2001 DOWN UNDER: 6.000 atleti da 79 nazioni

Brisbane, La Torretta B&B
Questa mattina, nel parco del South Bank, sulle sponde del fiume Brisbane, si è disputata una corsa non competitiva chiamata 5 km. Fun Run/Walk. E’ stato un momento di festa in cui, per la prima volta, ho respirato l'eccitante atmosfera di questi campionati. Una rassegna che coinvolgerà ben 6.000 atleti in rappresentanza di 79 nazioni. Persone di tutte le eta’, con costumi caratteristici o la tuta del proprio paese, sventolando bandierine e cappellini, si sono ritrovati, per darsi il benvenuto, nel parco che circonda il centro culturale di Brisbane, incitati da clown e trampolieri. Finalmente incontro i primi italiani, ed è un piacere ritrovarsi in questa esperienza che ci accomuna. I volontari dell’organizzazione indossano magliette gialle con la scritta: down under. Mi spiegano che indica l’Australia, o meglio la posizione dell’Australia rispetto al resto del mondo. Prendo il bus navetta che mi porterà al centro sportivo di Nathan per sbrigare le formalita’ di registrazione. I due stadi principali, sede delle gare, si trovano a circa 15 chilometri dal centro della città, immersi nel verde ed affiancati l’uno all’altro. L’ANZ Stadium e’ maestoso, con una capienza di circa 60.000 spettatori; l’altro, piu’ piccolo, è affollato di persone impegnate nell'allenamento. Quando vedo una pista di atletica provo un sottile piacere. A volte, viaggiando in aereo da Padova a Roma per lavoro, mi ritrovo a contare gli impianti che riesco a identificare dal finestrino. E’ emozionante calpestare queste piste, letteralmente ‘agli antipodi’ rispetto all’Italia, per valutarne la risposta. E non riesco a nascondere un briciolo di delusione quando scopro che le piste australiane sono piuttosto 'molli'. Stacy Price, un americano conosciuto nel tragitto in bus, commenta sorridendo alla mia delusione: "Not like Mundo", riferendosi alla ditta italiana che produce le velocissime piste in sportlex... Price, un M45, campione del mondo due anni fa in Inghilterra nei 110 ostacoli, si allena nove volte alla settimana, conciliando lavoro e famiglia. Gli chiedo chi glielo faccia fare. Mi risponde sorridendo: "I’m crazy". E anch'io mi sento un po' pazza... Socializzo con un altro gruppo di italiani. C’è Luciano Baraldo, un M50 che riveste il doppio ruolo di atleta e di rappresentante della Fidal. E poi Sergio Zappon e Riccardo Costa, entrambi M55 in pensione che coltivano a tempo pieno la passione per l’atletica. "E difficile - dice Sergio - far comprendere come sia possibile praticare l'atletica leggera anche dopo i 40 anni". Faccio conoscenza con Ettore Ruggeri, un M40 alla sua prima partecipazione internazionale, che non nasconde una certa preoccupazione per le gare. Ritrovo, infine, i coniugi Rossini, veri e propri affezionati di queste manifestazioni, che mi raccontano il dispiacere della figlia Maria Gabriella, una mia coetanea che non gareggerà a Brisbane a causa di un incidente al braccio (forza Gabry, faremo una bellissima staffetta il prossimo anno, agli Europei di Postdam). Tutti concordano sul fatto che la partecipazione a manifestazioni internazionali è una vacanza impagabile. Perché, all’opportunità di vedere nuovi luoghi e gareggiare, si abbina la possibilita’ di socializzare con persone di altre nazioni. All'insegna di quella grande passione che è l'atletica leggera.

04/07/2001 Arrivano le prime medaglie (e le bandiere italiane)

Brisbane - La Torretta B&B
I Campionati Mondiali Master sono finalmente iniziati, con l'assegnazione delle prime medaglie. Stamane sono al St. Lucia Golf Park, dove si svolge la gara di cross country sulla distanza degli 8 chilometri. Il percorso è splendido (un perfetto tappeto d'erba), ma molto faticoso a causa di alcune salite. Ho con me le bandierine portate dall’Italia. L’intenzione era quella di consegnarle ai componenti del team azzurro. La prima, però, la regalo ad una coppia australiana, i coniugi Falzarana. Parlano un perfetto napoletano. Lui indossa la divisa australiana e mi spiega che risiedono a Camberra da 42 anni. Secondo loro in Australia si vive meglio, perche’ non ci sono molti formalismi e le persone nell’ambiente lavorativo vengono valutate per quello che sono, non per come vestono. Provano nostalgia del nostro Paese, ma hanno figli e nipoti che non potrebbero mai lasciare. Raggiungo il gruppo di italiani ed apprendo una bella notizia: Sergio Agnoli, nella categoria M75, e Luciano Acquarone, nella categoria M70, sono appena diventati campioni del mondo. Hanno ancora al collo le medaglie d’oro. Sono affaticati per la gara, ma sorridenti. Chiediamo ad un giapponese di scattarci una foto: il gruppo sventola le bandierine dell’Italia, festeggiando le prime medaglie d’oro. Mentre le gare di cross continuano con le categorie piu’ giovani, prendo la navetta per ritornare allo stadio principale, dove si stanno svolgendo i 5 chilometri di marcia maschili. Nel frattempo, arriva un'altra medaglia. La conquista Roberto Cervi, un M45, che dopo una combattuta lotta con l’ucraino Volodymir Tokoryev , si deve accontentare dell’argento. Il tempo? Un ottimo 22’25”10. Pur non salendo sul podio, anche un altro italiano ha conquistato una medaglia nei 5 chilometri di marcia. Si tratta di Sergio Zappon, sedicesimo su 32 partecipanti nella categoria M55. Aveva una preparazione sommaria, ma ha dimostrato tutto il suo coraggio e la sua voglia di vivere dopo un grave lutto familiare. Per lui, è stata come una vittoria... Vado all’altro stadio per svolgere il mio allenamento. Le gambe sono veramente distrutte: non ho ancora recuperato la fatica del viaggio e del cambio di fuso orario. Speriamo bene. Mancano ancora due giorni prima della gara dei 200 metri... Mentre mi alleno, mi incuriosisce una signora con un modello di scarpe chiodate all’ultimo grido. Si chiama Patricia Peterson, è una simpatica americana, appartenente alla categoria W75, e mi spiega di come le sue scarpe calzino bene e siano molto reattive. Correrà i 100, i 200 e i 400 metri. Mi sembra così strano parlare di dettagli tecnici con una signora che ha la stessa età di mia madre! Ritrovo James Cristhy, lo scozzese M70 con cui ho diviso il viaggio da Singapore a Brisbane. Ieri ha riavuto la sua valigia, e lo stesso è successo a me. Promette che verrà a sostenermi quando gareggerò. Non resisto: e regalo anche a lui una bandierina dell’Italia. Una ragazza inglese mi chiede come mai, mentre la bandiera italiana è bianca rossa e verde, la nostra divisa è azzurra. Non ho saputo risponderle. Qualcuno può colmare questa mia lacuna?

05/07/2001 Seconda giornata di gare (e risolto il quesito sugli azzurri)

Nuova giornata di gare, qui a Brisbane. Il programma prevedeva la seconda parte delle prove multiple e i 5 chilometri femminili di marcia. Giunta all’ANZ Stadio vado alla ricerca dei risultati ufficiali degli atleti italiani che hanno gareggiato ieri, per aggiornare la rubrica "In diretta da Brisbane” del sito Fidalveneto.it. Purtroppo, da questo punto di vista, l'organizzazione è decisamente carente. I risultati vengono esposti in ordine sparso e quelli del cross country non ci sono per nulla. Pubblicherò, di volta in volta, i dati che riuscirò a recuperare, aggiornando ripetutamente la stessa pagina di risultati. Incontro Maria Vecchi, campionessa europea W60 dei 20 chilometri di marcia. I 5 chilometri sono troppo corti per lei, ma è comunque felice per il 15° posto ottenuto con il nuovo record personale (34'27"16). E’ una donna di grande energia e dallo spiccato senso dell’umorismo. Per il fisico minuto e i capelli biondi, si definisce "la brutta copia della Sidoti". Ha iniziato a marciare due anni fa a causa di un infortunio che le impediva di correre. Quando le chiedo cosa le piace di più di queste manifestazioni internazionali, risponde con il suo irresistibile sorriso ed il tipico accento bresciano: “Tutto!” Un'altra donna eccezionale e' Anne Von Bismark , una W70 inglese che ha appena terminato la gara di marcia. Mi racconta di come, essendo pensionata, ha dovuto lavorare per mettere da parte i soldi per partecipare a questi campionati. Concordiamo sul fatto che, nelle manifestazioni master, il detto decubertiano trova la sua massima applicazione: qui, davvero, l’importante è partecipare. Il mio allenamento quotidiano è andato decisamente bene; le gambe iniziano a girare. E’ un’esperienza molto bella, quella di allenarsi insieme a persone di tutte le nazioni: dopo una partenza dai blocchi particolarmente riuscita ricevo l’approvazione congiunta di un messicano e un americano. Un po' mi gaso... Sfoggio una bellissima bandana con i colori della bandiera tricolore che il mio amico Vincenzo Felicetti, campione europeo dei 400 metri M50, lo scorso anno in Finlandia, mi ha portato dall’Italia. L’ha cucita la sua compagna, Irene, un'olandese che ha conosciuto anni fa proprio durante un campionato europeo master.
Mi incuriosisce una donna piccola di statura, con la testa avvolta in un asciugamano per ripararsi dal sole. Qui il clima è fantastico. Siamo in inverno, nel mese più freddo dell’anno, ma di giorno si può stare tranquillamente in maniche corte. E’ Nakamura Kimiko, primatista mondiale di salto con l’asta nella categoria W60 con la misura di 2.36. Scherziamo sul fatto che, avendo lei 63 anni e io 36, abbiamo praticamente la stessa età. Vista allo specchio. Mentre torno in città, incontro un giudice austriaco che fischietta l’inno di Mameli. In un discreto italiano mi racconta di aver fatto il giudice nelle gare di marcia dove il responsabile era Lamberto Vacchi, giudice italiano della Iaaf. Mi parla di lui con sincera ammirazione. Domani si entrerà nel vivo della manifestazione con un fitto programma che prevede le qualificazioni dei 100, degli 800 e degli ostacoli bassi (300 e 400). Inoltre, sono previste le finali dell'alto, del lungo, del disco, del giavellotto, del peso, del martello e dei 5000 metri.
P.s. Il mio appello di ieri è stato raccolto e, grazie all’amico Carlo, ho scoperto che l'azzurro delle maglie della nazionale italiana deriva dallo stemma nobiliare di casa Savoia. In omaggio ai reali, il 6 gennaio 1911, la nazionale di calcio disputò, con la maglia azzurra, la sua prima partita contro l'Ungheria

08/07/2001 - Quattro giornate di gara, 16 medaglie, cuccioli di canguro e koala!

Oggi è domenica e anche i Campionati Mondiali Veterani si sono concessi un giorno di riposo. Ne approfitto per visitare il Lone Pine Koala Sanctuary ( www.koala.net ) con i suoi bellissimi koala e canguri. Il "pass" che l’organizzazione ci ha consegnato all’arrivo permette di utilizzare gratuitamente tutti gli autobus della città. Provo l'esperienza di appisolarmi, sdraiata sul prato, accarezzando un cucciolo di canguro e di farmi fotografare con un koala tra le braccia!
Le ultime due giornate di gara sono state intensissime! La manifestazione si svolge in tre diversi impianti. Oltre allo stadio ANZ, e al limitrofo SAC stadio (con pista rispettivamente a 9 e 10 corsie), anche nello stadio dell’Università del Queensland. Il programma delle gare è molto fitto ed è impossibile seguire tutte le competizioni, mentre la ricerca dei risultati ufficiali diventa un’impresa sempre più ardua (unica “pecca” in questa fantastica macchina organizzativa). Per ogni gara ci sono almeno 12 categorie di partecipanti, una ogni cinque anni, e per ognuna di queste viene assegnato un titolo (dagli M40 agli M100 per gli uomini, dalle W35 alla W100 per le donne). Un esempio? Nella gara dei 400 metri M50 (riservata agli atleti di età compresa tra i 50 e i 54 anni) ci sono ben 112 iscritti.
Dopo 4 giornate il medagliere italiano conta otto ori, cinque argenti e tre bronzi. Merito soprattutto di quei “pilastri” dell’atletica master italiana che sono Giuseppe Marabotti (M85, un oro e un argento), Bruno Sobrero (M80, due ori), Ugo Sansonetti (M80, due argenti e un bronzo), Sergio Agnoli (M75, due ori) e Luciano Acquarone (M70, un oro e un argento). Senza nulla togliere agli altri atleti italiani (l'M90 Aldo Amoretti, le W65 Bruna Minotti ed Emma Mazzenga, l'M45 Roberto Cervi, l'M50 Francesco Carcioffo), che finora hanno vinto “solo” una medaglia. Sentiamo tutti la mancanza del “gentleman” Vittorio Colo' che, compiendo 90 anni in ottobre, ha preferito non affrontare il lungo viaggio sino a Brisbane per confrontarsi con i giovanissimi ottantacinquenni.
Per comprendere il valore tecnico di ogni risultato master, è interessante riferirsi al “risultato comparato”, calcolato tramite opportune tabelle stabilite dalla Wava (l’associazione mondiale veterani). Ad esempio il 3.91 ottenuto da Bruno Sobrero nel salto in lungo, ad 80 anni, è comparato al 7.54 di un atleta del settore assoluto.
Emma Mazzenga, mia compagna di squadra all’Assindustria Sport Padova, è molto soddisfatta per il suo bronzo nei 100. La buona prestazione la rende ottimista per le gare più lunghe (200 e 400), dove potrà esprimere al meglio le sue qualità. Questo è il suo terzo campionato mondiale, oltre ad aver partecipato a quattro campionati europei, di cui uno indoor. E' una vera e propria “veterana” di queste manifestazioni. (in bocca al lupo Mimma!!).
Elvina Collavizza e Pasqualina Ceccotti, due friulane della categoria W60, mi raccontano di come si siano ritrovate sulle piste di atletica dopo più di 30 anni. Quand'erano ragazze gareggiavano per la stessa società. Grazie all'atletica leggera, Pasqualina è uscita “senza dottori, nè medicine” da quel periodo di depressione che colpisce le donne nel periodo della menopausa.
Con Luciano Baraldo mi confronto su quello che ognuno di noi può fare per incentivare, ma soprattutto per far conoscere al di là di pregiudizi troppo diffusi, l’enorme potenziale dell’atletica leggera Master. Condividiamo, oltre all’estenuante caccia ai risultati degli atleti italiani, anche lo stesso entusiasmo!
Ieri pomeriggio ho corso il primo turno dei 200 m. Era la batteria più facile, l’ho vinta facilmente in 26"72. Prima della gara ho pranzato con un piatto di ottime tagliatelle fatte in casa che mi hanno offerto i gestori del negozio “Pasta al dente”. Mi ero fermata per chiedere indicazioni, in inglese, sull’ubicazione del supermercato piu’ vicino. Mi sono ritrovata a parlare in italiano, accolta con grande calore, da Enrico e Anna (lui italo-francese, lei pugliese) che da vent’anni gestiscono questo pastificio a Brisbane. Domani c’è la finale: incrocio tutto quello che c’è da incrociare.
Ieri sera si è svolta la cerimonia di apertura allo stadio ANZ (p.s. ANZ e’ una grossa banca australiana). Sono sfilate tutte le rappresentative delle 79 nazioni, in un clima di grande festa. Quando abbiamo fatto il nostro ingresso allo stadio siamo stati accolti con grande entusiasmo dal pubblico presente. Scorgevo negli occhi degli altri azzurri la stessa emozione e lo stesso orgoglio nel rappresentare, qui agli antipodi, la nostra nazione. L’inno della manifestazione, le suggestive danze tribali aborigene e i fuochi d’artificio (compresi quelli “fatti a mano”, come li ha simpaticamente definiti Bruna Miniotti) hanno salutato ufficialmente i seimila atleti arrivati qui a Brisbane da tutto il mondo.

Addendum del 26 marzo 2008: Ciao Elvina, mi ha commosso ritrovarti qui... il ricordo del tuo sorriso è ancora vivo in me come quando ti conobbi a Brisbane (Rosa)