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venerdì 1 settembre 2006

M. Clementoni: Correvo male. Ma davo il cambio a Mennea

Massimo Clementoni, ex velocista azzurro oggi apprezzato protagonista nei master. La sua carriera con la “freccia di barletta”, la sua amicizia con Mauro Zuliani.

Massimo Clementoni è un esempio di continuità atletica. A 20 anni faceva parte della nazionale assoluta e correva insieme a Pietro Mennea. Oggi, quarantasettenne, continua a cimentarsi coi suoi coetanei nell’attività master.

Quando hai esordito nel mondo dell’atletica?
«Con i Giochi della gioventù, nel 1975. Debuttai correndo gli 80 piani in 9”2 e arrivando vicinissimo a Giovanni Grazioli, che all’epoca era già un promettente atleta. Venni subito contattato da Andrea Volpe, che divenne poi il mio allenatore. “Corri male, ma vai forte”, mi disse quando si presentò. Due mesi dopo, a Saronno, nei 100 metri fermai il cronometro sul tempo di 10”9. Non mi rendevo conto del valore della prestazione, molti mi guardavano con occhi stupiti: era la mia terza gara e avevo 16 anni.»
La tua prima presenza in nazionale assoluta?«Arrivò tre anni dopo, nel 1978, quando venni convocato per i 60 metri agli Europei indoor. In totale ho vestito la maglia azzurra in una dozzina di occasioni, dal 1978 al 1981, correndo diverse volte la staffetta insieme a Pietro Mennea.»
Qual è il tuo record personale assoluto?«Risale al 1979, quando a vent’anni corsi in 10”46.»
Cosa ti è rimasto di quel periodo?«Ti sembrerà strano, ma il ricordo più bello non è legato alle prestazioni atletiche ma alle amicizie che si sono create, come quella con Mauro Zuliani.»
Una carriera promettente ma bruscamente interrotta. Cosa successe?«Nel 1981 ho rischiato la vita per una grave polmonite virale che mi ha costretto a chiudere con l’atletica ad alto livello e mi ha lasciato dimezzata la capacità respiratoria di un polmone.»
Dopo pochi anni ti ritroviamo di nuovo in nazionale, questa volta nel bob. Come avvenne?«Nel 1982 superai un test per la selezione della nazionale di bob che mi permise di indossare nuovamente la maglia azzurra, questa volta sulle piste di ghiaccio. Dopotutto, era stato proprio il medico a consigliarmi dell’attività in montagna, anche se forse lui si riferiva a delle tranquille passeggiate. Rimasi in nazionale per 5 anni. L’ambiente mi piaceva molto e mi divertivo di più rispetto alle nazionali di atletica leggera. D’estate continuavo la preparazione atletica con qualche gara di velocità. Poi, per problemi familiari e impegni di lavoro, dal 1988 limitai l’attività del bob ai soli campionati italiani, continuando a gareggiare in pista d’atletica d’estate.»
Fino al 1992, quando fosti vittima di un grave infortunio.«Mi si ruppe il tendine durante una gara di bob. Fu sostituito completamente con un’operazione. Da quell’anno non uso più le scarpe chiodate, né durante gli allenamenti né in gara.»
Com’è avvenuto il passaggio dall’atletica assoluta a quella
master?
«È stato un passaggio molto naturale, senza traumi. Il mio primo campionato italiano master lo disputai nel 1999, nella categoria M40. L’anno successivo partecipai ai campionati europei in Finlandia. Da allora, compatibilmente con le esigenze del lavoro (gestisce un negozio di intimo in centro a Novara, nda) e la famiglia, ho partecipato a diversi campionati internazionali.»
Quali sono stati i tuoi migliori risultati in campo master?
«Dal 1999 a oggi ho conquistato diversi titoli italiani master. In ambito internazionale, invece, i migliori risultati sono stati il quarto posto nei 60 metri M45 e la medaglia di bronzo nella staffetta 4x200 ai mondiali indoor di Sindelfingen del 2004, bronzo confermato anche quest’anno (insieme a Castelli, Malvicini e Barberis, nda) nella staffetta 4x200 dei Mondiali indoor di Linz. I miei record personali nella categoria M45 sono 11”76 nei 100 e 23”81 nei 200.»
Il tutto correndo sempre con le scarpette di gomma senza chiodi, vero?
«Certo. È una cosa che desta molto stupore tra i miei avversari, in particolare in quelli che riesco a battere. È divertente vedere le loro facce incredule.»
La tua famiglia cosa pensa della tua attività?«Ho l’appoggio di Roberta, mia moglie, che è contenta di vedermi appagato dall’attività sportiva sebbene la gestione del negozio le impedisca di accompagnarmi nelle trasferte. E poi c’è Umberto, mio figlio, che ha 7 anni e gioisce ogni volta che torno a casa con una medaglia.»
Il prossimo anno a Riccione ci saranno i Mondiali master. Cosa diresti agli ex atleti assoluti che ancora non si sono avvicinati al mondo master, per convincerli a partecipare?
«Li inviterei a provare, senza preconcetti. Ad allenarsi quel minimo che permetta loro di tornare ad affrontare una gara su pista e conoscere in prima persona questo ambiente. Praticare l’atletica da master significa continuare a star bene con se stessi attraverso un’attività che ci ha appassionati da giovani. Partecipare a un campionato master, poi, è una vera e propria festa. L’agonismo, la lotta, nel senso greco della parola, nelle nostre gare sono molto sentiti, ma i rapporti tra gli atleti sono molto rilassati e gradevoli: niente a che vedere col clima teso di certe gare assolute. L’opportunità di partecipare a un Mondiale in casa è davvero imperdibile.»

Articolo pubblicato sulla rivista Correre nel mese di settembre 2006

giovedì 1 giugno 2006

Sergio Agnoli, record di ferro


Soprannominato il "keniano bianco" per il suo stile di corsa che ricorda quello dei corridori africani. Alla Roma-Ostia ha stabilito la nuova migliore prestazione mondiale over 80. Tra un mese parte per gli europei di Poznan. Per tentare qualche nuova impresa.

Alla mezza maratona Roma-Ostia ha stabilito la miglior prestazione mondiale over 80 (1:42'24"). Ha poi tentato di siglare un nuovo record alla maratona di Roma ma il tenace romano, di origine cadorine, è stato costretto al ritiro per problemi muscolari. Ci riproverà a luglio, in occasione degli Europei master di Poznan. Sergio Agnoli è soprannominato il “keniano bianco” e, tra il popolo dei runner, è senza dubbio uno dei rappresentanti più ammirati del mondo master.

Quando ha iniziato a correre?
«A 58 anni, quando andai in pensione. Mi resi conto di aver difficoltà anche ad allacciarmi le scarpe e pensai di correre ai ripari iniziando a praticare uno sport. La corsa fu la scelta più facile, anche se la mia prima gara fu un vero disastro: arrivai ultimo.»
Eppure, due anni dopo debuttò nella maratona con un tempo di tutto rispetto per un sessantenne: 3:19’.
«È vero. Mi preparai seguendo alcune delle tabelle redatte da Luciano Gigliotti e pubblicate proprio su Correre. L’anno successivo corsi in meno di tre ore (2:58’02”,nda).»
Ora ha un allenatore?
«No, però mi segue con i suoi consigli Orlando Pizzolato. È stato lui ad affibbiarmi il soprannome “keniano bianco”, per il mio stile di corsa che a suo avviso è simile a quello dei corridori africani.»
Quante volte si allena?
«Arrivo a 5-6 sedute alla settimana, ma solo durante la preparazione di una maratona.»
Non è un carico un po’ esagerato alla sua età?
«È una domanda che mi pongono di frequente. In realtà non faccio fatica, anche perché alterno sempre allenamenti impegnativi ad altri più leggeri.»
In vent’anni di attività master ha conquistato 7 titoli mondiali, 9 europei e 21 italiani. Qual è stato il risultato più prestigioso?
«I quattro titoli mondiali conquistati a Brisbane nel 2001. In poco più di una settimana vinsi la corsa campestre, i 5.000, i 10.000 e la maratona. Questo risultato mi permise di essere insignito, con mia grandissima gioia, del titolo di Cavaliere dell’Ordine “al Merito della Repubblica Italiana”.»
E quello più emozionante?
«Quando vinsi la maratona agli Europei master di Kristiansand, nel 1992. Mi diedero una grande bandiera tricolore, con tanto di asta, per il giro di pista. Fu molto emozionante anche se, un po’ per la stanchezza, un po’ per il forte vento, completai il giro con la bandiera arrotolata sotto il braccio.»
Cosa ha ricevuto dall’esperienza sportiva?
«È stato uno stimolo per rendere la mia vita meno noiosa, dopo essere andato in pensione. Poi mi ha permesso di conoscere molte persone e di stringere nuove amicizie in tutto il mondo.»
Cosa vorrebbe trasmettere ai giovani?
«Mi piacerebbe poter essere un esempio, far capire loro che una vita regolare, senza fumo, senza eccessi, può aiutare ad affrontare meglio anche la terza età.»
Come tiene sotto controllo la sua salute?
«Sono seguito con visite semestrali dal professor Paolo Zeppilli, primario al Policlinico Gemelli. Lui mi consiglia sempre di non esagerare, di non farmi prendere da quella che definisce “Sindrome di Highlander”. Penso, con il mio ritiro alla maratona di Roma, di avergli dimostrato di saper essere anche prudente. Però non potrei rinunciare facilmente a questa mia grandissima passione, anche se credo di essere pienamente consapevole che a ottant’anni tutto possa succedere. Spesso lo faccio sorridere con la mia battuta preferita: a una certa età non è forse migliore una morte in una corsia di una pista che non in una corsia d’ospedale?»
I suoi familiari cosa pensano della sua attività sportiva?
«Sono molto fortunato perché ho il completo sostegno di mia moglie, Luisa, che mi segue in tutte le gare e mi è molto vicina, e di mio figlio Paolo, un maratoneta di buon livello della categoria M50, con cui condivido pienamente la passione per la corsa.»
Si ritiene una persona ottimista?
«Senza dubbio, penso si debba sempre avere un atteggiamento positivo nei confronti della vita. C’è un aneddoto che amo raccontare: lo scorso anno, durante gli Europei master su strada a Villareal, conobbi un tedesco di 92 anni. Mi raccontò sconsolato che al 18° km della mezza maratona, nonostante si sentisse bene, era scivolato a terra al rifornimento. Un giudice, a quel punto, gli aveva tolto il pettorale. “Se stavi bene, come mai non sei ripartito? Avevi ancora il microchip sulla scarpa”, gli chiesi incuriosito. “In realtà ci ho pensato... ma se poi mi avessero squalificato a vita?” Questa fu la risposta del mio nuovo
amico.»

Articolo pubblicato su Correre nel mese di giugno 2006

sabato 1 aprile 2006

Vittorio Colò, lo stop dopo 77 stagioni

VittorioColoFotodiRMarchi
A quasi 95 anni, ha appeso le scarpette al chiodo. E' l'icona dei master italiani.

L’uomo capace di saltare 3 metri nel lungo a 93 anni dice basta. Una carriera magnifica, al limite dell'incredibile. Lo abbiamo incontrato nella sua casa a pochi passi da un luogo sacro a tutti i corridori milanesi.

Nel loro appartamento a pochi passi dalla pista di atletica XXV Aprile di Milano, Vittorio Colò e la moglie Enrica mi accolgono con grande calore. «Perché vuoi intervistare questo vecchiaccio che non ha nulla da dire?», mi chiede dissimulando con tono burbero l’emozione dell’essere intervistato. Sorrido, pensando che quest’uomo eccezionale, dall’intelligenza acuta e dall’ironia pungente, di cose da dire ne ha, eccome. Quasi 30 anni di atletica master ad altissimo livello; le ultime gare nell’ottobre 2004, ai campionati di società di Formia. Ricordo ancora il silenzio quasi sacrale, a testimoniare rispetto, ammirazione ed emozione che univa giudici, pubblico e atleti, nel vedere il quasi novantatreenne di allora saltare in lungo 3 metri esatti.
«Nel 2005 sono stato operato per un aneurisma all’arteria femorale e la mia salute ne ha risentito – mi spiega così le motivazioni del suo stop –. Riesco a fare ancora qualche cosetta, quello che serve per prendere un autobus al volo, ma nulla di serio.» La moglie precisa: «In realtà dopo l’operazione si era un po’ illuso di poter tornare in pista. Stava preparando la gara del martello con l’obiettivo del record del mondo per la categoria M95, ma la gamba era troppo debole e ha dovuto rinunciare».
Gli chiedo di ripercorrere la sua storia di atleta partendo dal suo primo incontro con l’atletica leggera, che avvenne ben 77 anni fa.
«Mentre frequentavo il liceo a Riva del Garda, la mia cittadina di origine, venni contattato per partecipare al Gran Premio dei Giovani, una specie di Giochi della Gioventù. Era il 1929, e grazie alla mia poliedricità riuscii a qualificarmi nel
pentathlon per la finale nazionale. Fino a quando mi sono laureato, nel 1938, in chimica industriale, ho sempre praticato l’atletica, spaziando in tutte le specialità. Sono stato anche detentore del record regionale trentino di salto triplo.» Mi mostra un libro sulla storia sportiva di Riva del Garda. In copertina è
riportata una foto propagandistica del Ventennio che ritrae tre atleti. «Fu scattata durante l’inaugurazione del campo sportivo, nel 1931. Io sono quello di sinistra, quello che tiene il disco in mano.» Rimango assorta a fissare la foto, cercando di ritrovare, in quel bel ragazzo muscolato di allora, l’esile atleta ultranovantenne che conosco. Gli occhi, penso, quelli sono gli stessi, vivi e limpidi. Dopo la guerra ritorna nuovamente in pista. «Dal 1946 al 1953 gareggiavo nel decathlon per la squadra della Quercia Rovereto. Riuscivo sempre a piazzarmi tra il 5° e il 6° posto, agli assoluti. Smisi completamente a 42 anni.» E poi com’è che iniziò l’attività master? «Dopo una vita lavorativa dedicata alla ricerca farmaceutica, nel 1972 andai in pensione e iniziai a fare l’allenatore di atletica, attività che ho continuato fino a un anno fa, occupandomi dei ragazzi dell’Atletica Riccardi Milano. Nel 1977 venne organizzata la prima edizione dei campionati italiani master, alla quale partecipai grazie all’insistenza di Cesare Beccalli (l’attuale presidente della WMA, la federazione mondiale dell’atletica master, nda), vincendo i 100 m nella categoria M65. Da allora ho quasi sempre gareggiato.» Colò ha quindi vissuto in prima persona tutta la storia dell’atletica master in Italia, comprese le avversità e le polemiche che questo nuovo movimento suscitava. Mi dice: «Forse non tutti sanno che nel 1993 la Fidal propose, durante i Mondiali a Miyazaki, di non permettere agli atleti ultrasessantenni di competere. Fortunatamente tutte le altre nazioni votarono contro quella proposta».
Poi l’esperienza a Scommettiamo che..., la trasmissione della RAI che rese noto al grande pubblico il mondo dei master, insieme a Sobrero, Sansonetti e Marabotti. «Onestamente mi è sembrata una cosa un po’ artificiale – mi confida –. Divenni improvvisamente famoso. Mi chiamava gente da tutta Italia per complimentarsi. Ma come, mi chiedevo, tutto questo interesse per una frazioncina in una staffetta e del mio record nel decathlon a 85 anni nessuno sa nulla?»
Già, il suo record nel decathlon fu stabilito a Durban durante i campionati mondiali del 1997, quando l’ottantacinquenne Colò si aggiudicò ben 7 medaglie d’oro: «Quella gara venne disputata sotto una pioggia battente. Fu difficile ma esaltante, come quando da giovane feci il giro del lago di Garda con un sandolino, una coperta e un po’ di cibo. Forse le due esperienze sportive più emozionanti della mia vita».
In tanti anni Colò ha collezionato numerosi titoli, medaglie e primati. È attualmente detentore dei record mondiali over 90 dei 200 m (40”00), salto in lungo (3,09), 60 m indoor (10”73) e triplo indoor. Sì, proprio il salto triplo, con tanto di rincorsa, stacco, balzi e arrivo in buca: 6,52 m. Da non crederci. Ma quanto, in tutti questi anni, l’ha spinta l’agonismo, e quanto invece il piacere di fare atletica?: «Mi comporto un po’ come il mio gatto quando gioca con la sua coda. Quando sono in pista io sono felice; mi piace farlo, è come un gioco». Mentre mi accompagna alla fermata della metro parliamo della sua scelta di non utilizzare i blocchi nelle gare di velocità (possibilità prevista nelle gare master): «Mi ispiro alla tecnica di Borzov, con 3 appoggi, al fine di sfruttare la migliore inclinazione del busto», mi spiega mentre, avvolto nel suo elegante cappotto grigio, piega le ginocchia, la schiena e appoggia una mano a terra. Poi, inaspettatamente, parte con uno scatto deciso e agile, facendo strabuzzare gli occhi a una signora incrociata nel sottopasso. Pochi metri, quanto basta per farmi sognare questo straordinario uomo e atleta di nuovo in pista ai campionati mondiali master di Riccione 2007.

Articolo pubblicato sulla rivista Correre nel mese di aprile 2006
(Foto di R.Marchi)

Nota del 25 gennaio 2009:Dopo aver annunciato di aver appeso le scarpette al
chiodo, Vittorio Colò, nato il 9 novembre 1911, pochi mesi prima di compiere 95 anni si è ripresentato in pista. Nel salto in lungo, al Meeting Ambrosiana Day di Milano,
ha saltato 2,25 metri, misura mai raggiunta al mondo da un suo coetaneo. Colò è diventato così il primo dell’atletica master italiana a segnare un risultato per la categoria MM95. Un mito. Non partecipò ai mondiali di Riccione ma nell'ottobre 2007 partecipò come M95, con i colori dell'Amatori Rimini, alla finale societaria di Macerata vincendo lungo e giavellotto.
P.s.: grazie ad Andrea Benatti ho recuperato la foto con la copertina del libro del centenario della Benenze.



[Link al pdf con l'articolo nella veste originale] (su autorizzazione della rivista Correre)

9 settembre 2012
Ciao Vittorio. Ci hai lasciati, a modo tuo, ad un paio di mesi dai tuoi 101 anni. Hai vissuto una vita intensa e generosa che ha lasciato segni e ricordi nei cuori di tante persone. Io ti ho conosciuto nel mondo dell'atletica master, sei stato l'icona, l'atleta simbolo del nostro movimento, un esempio per tutti noi. Ti guardavamo con tanta ammirazione e affetto. Non amavi la tecnologia e scrivevi lettere che erano dei veri e propri capolavori di scrittura d'altri tempi. A me le mandavi di colore rosa, come il mio nome. Le custodisco tra le cose più preziose. Ora puoi correre libero tra le nuvole, felice, come in quel sogno che mi confidasti l'ultima volta che ci siamo visti.

martedì 1 marzo 2005

Il SuperGuido (Müller)


Alla scoperta del tedesco Müller, premiato durante il Gala Iaaaf di Montecarlo come miglior atleta master al mondo per il 2004.

Vidi in azione per la prima volta Guido Müller nel luglio dello scorso anno, ad Åhrus, in occasione dei Campionati europei master. Rimasi colpita dalla sua eccezionale tecnica negli ostacoli (43”89 nei 300 hs) e dal fatto che avesse conquistato i suoi 7 titoli (nella categoria M65) presentandosi ai blocchi di partenza, tra qualificazioni e finali, per ben 14 volte in 10 giorni.

Müller, classe 1938, risiede a Monaco, dove gareggia per il club locale TSV Vaterstetten, e da oltre vent’anni è uno dei migliori master al mondo nelle gare di velocità e ostacoli. La stagione 2004 è stata per lui la migliore in assoluto, tanto da aggiudicarsi, insieme alla mezzofondista australiana Jeanette Flynn, la prima edizione del premio che la Iaaf ha istituito per il miglior atleta master dell’anno. Un premio che testimonia l’importanza che anche la Federazione mondiale di atletica leggera sta riconoscendo al movimento.

Mi racconta la sua storia atletica con pacatezza e passione.
"Iniziai a praticare l'atletica leggera da ragazzino, a 11 anni. Da atleta assoluto correvo i 400 piani in 47"6, tempo che mi valse, nel ’61, la convocazione nella nazionale tedesca." Nello stesso anno iniziò a cimentarsi anche nei 400 a ostacoli, da subito con ottimi risultati "Gareggiai anche con Salvatore Morale e Roberto Frinolli, ne hai mai sentito parlare?", mi chiede, strappandomi un sorriso al pensiero delle nostre glorie azzurre. Mancò di pochissimo le qualificazioni tedesche per le Olimpiadi di Tokyo del 1964: "Fu uno dei miei più grandi rammarichi - racconta con disappunto -. Iniziai a allenarmi nella tecnica degli ostacoli solo a 23 anni. Se avessi iniziato prima, forse, sarebbe andata diversamente…". Alla fine degli anni '60, favorito da una buona conoscenza della nostra lingua, si trasferì per lavoro a Vigevano dove per alcuni anni fu portacolori dell'Atletica Vigevano.

Nel 1970 ritornò in Germania e appese le scarpette al chiodo fino al 1982 quando, sfogliando un giornale locale, scoprì l'esistenza del mondo master. Nel 1983 partecipò per la prima volta ai campionati nazionali tedeschi master. “Vinsi i 200 e i 400 metri nella categoria M45, stabilendo i nuovi record nazionali di categoria”, racconta ricordando la soddisfazione di quelle inaspettate vittorie.

Da quel momento Müller divenne una stella del panorama master internazionale, stabilendo numerosissimi record di categoria (è tuttora detentore di 14 record mondiali e di 8 europei) e vincendo 52 titoli internazionali.

"Dal punto di vista tecnico la mia miglior gara la corsi agli Europei Master di Verona - racconta ritornando con la memoria al 1988 -. Mancavano pochi mesi al mio cinquantesimo compleanno. Vinsi i 400 ostacoli (dell’altezza di 91 cm come nelle gare assolute, ndr) in 55"69, correndo tutta la gara in 15 passi.” Una prestazione davvero stupefacente.

Müller, che si allena da solo, da quest’anno ha ridotto gli allenamenti settimanali, passando dai cinque dello scorso anno a quattro: “A quest’età, un anno in più sulle spalle si fa sentire; così recupero meglio, ma non ho ridotto la quantità. I test dimostrano che sto mantenendo i livelli dello scorso anno”. Il fatto di non essere seguito da un allenatore è una scelta ben precisa: “Mi conosco meglio di chiunque altro. Durante l’allenamento ascolto sempre tutte le sensazioni del mio fisico al fine di adattare il carico di lavoro”.

Sono molte le cose che apprezza nel mondo master: “Ho incontrato moltissime persone interessanti che hanno alle spalle vite intense e mai banali. Dalle sfide sulla pista sono nate delle belle amicizie, come quella con il triestino Tristano Tamaro”.

Quello che invece vorrebbe assolutamente cambiare è la mancanza di minimi di partecipazione ai campionati internazionali: “A volte si presentano alle gare degli atleti completamente impreparati, con prestazioni che sfiorano il ridicolo, e che spesso vengono presi di mira dai media. In tal modo si rischia di dare un’immagine denigrante del nostro mondo”.
Alla classica domanda: “Ma fino a quando pensa di continuare?”, risponde “Allenarmi per me è un piacere, così come è stimolante competere e frequentare gli amici di questo mondo. Continuerò finché la salute mi assisterà.”

E noi ci auguriamo di vederlo ancora per tanti anni sulle piste, per continuare a stupirci delle sue straordinarie imprese atletiche.

Nella foto Guido Müller - Archivio Müller


La scheda di Müller
(dati statistici a cura di Werter Corbelli)

Titoli mondiali di categoria: 15 ( di cui 5 indoor)

Titoli europei di categoria: 43 ( di cui 6 indoor)

Record di categoria tedeschi: 18 (dalla M45 alla M65)

Record personali da assoluto:

100 m (10"9)
200 m (21"6)
400 m (47"6)
400 hs (51"3)
Lungo (7,18)

Migliori prestazioni mondiali di categoria

200 m - M65: 25"46 (2004)
400 m - M65: 56"37 (2004)
100hs - M60: 14"42 (2002) M65: 15"61 (2004)
300hs - M50: 39"96 (1989) - M60: 42"31 (1999) - M65: 43"89 (2004)
400hs - M45: 55"18 (1986) - M55: 58"92 (1995)
4x400 - M65: 4'09"08 (2004)
indoor
200 m - M65: 25"60 (2004)
400 m - M65: 56"63 (2004)
60hs - M65: 9"60 (2004)
4x200 - M65: 1'49"78 (2004)

Migliori prestazioni europee di categoria
400 m - M55: 53"04 (1995)
400 m - M60: 54"65 (1999)
4x400 M55: 3'46"17 (1998)
4x400 M60: 3'54"61 (1999)
indoor
200 m - M55: 24"58 (1994) - M60: 25"54 (2002)
400 m - M55: 54"51 (1994) - M60: 55"70 (2002)

Pubblicato sulla rivista Correre nel marzo 2005
[Link al pdf con l'articolo nella veste originale] (su autorizzazione della rivista Correre)

martedì 1 febbraio 2005

Il personaggio del mese - Bruno Sobrero

Bruno Sobrero (di R.Marchi)
Con i suoi 84 anni portati in modo stupendo, un eccezionale palmarès di ben 66 medaglie conquistate ai campionati internazionali master, Bruno Sobrero è uno dei pilastri dell’atletica master italiana. “Quando ero ragazzo, negli anni ‘30, ho praticato per un po’ l’atletica leggera”, racconta ricordando i suoi esordi tra gli “avanguardisti”. Ma la sua vera passione per l’atletica iniziò nel 1981, all’età di 61 anni: “Fumavo 60 sigarette al giorno e ricordo ancora la mia prima gara master, quando mi sono cimentato in un 200 metri”. La prova andò malissimo, ma da quel momento Sobrero smise di fumare e iniziò a essere uno dei protagonisti dell’atletica master. La gara che ricorda con più emozione sono i 200 piani ai Mondiali di Durban, nel 1997. “In quell’occasione vinsi il mio primo titolo iridato. Battei addirittura l’australiano Hec Hogan, che nel 1956 era salito sul podio olimpico.” Ma la gara che lo fece conoscere al grande pubblico fu la staffetta 4x100, corsa insieme a Giuseppe Marabotti, Ugo Sansonetti e Vittorio Colò, e presentata nella trasmissione “Scommettiamo che?” del 1995. “Avevamo 316 anni in quattro, e riuscimmo a vincere la scommessa correndo in un tempo inferiore al minuto”, ricorda con grande soddisfazione.
Sobrero gareggia sempre con un’inconfondibile bandana annodata alla fronte: “Me ne regala una ogni anno, come portafortuna, il mio amico Ottavio Missoni”, spiega citando il famoso stilista, anche lui attivo atleta master.
Quello che colpisce di più in questo atleta è il fatto che non si sia mai allenato in una pista di atletica, pur raccogliendo successi in gare tecniche come gli ostacoli e il salto in lungo: “Da 20 anni ho un’altra grande passione: il golf, che pratico quotidianamente, ed è proprio sul green che effettuo i miei allenamenti.” Impossibile non sorridere di simpatia quando racconta che le sue ripetute avvengono inseguendo il carrellino elettrico addetto al trasporto delle mazze da golf “che devo assolutamente riagguantare, prima che cada in uno dei laghetti del campo...”.

Nella foto Bruno Sobrero - di R.Marchi

Curriculum
(Dati statistici a cura di Werter Corbelli)

Le 23 medaglie ai Mondiali master
1985 Roma: M60 - 2° (100)
1991 Turku: M70 - 2° (100m), 2° (4x100)
1993 Miyazaki: M70 - 2° (Lungo), 2° (4x100), 3° (100m), 3° (200m); 1997 Durban: M75 - 1° (200), 1° (4x100), 2° (100), 2° (80hs), 2° (Lungo), 2° (Decathlon)
2001 Brisbane: M80 - 1° (100), 1° (Lungo), 3° (4x100 M75)
2003 Porto Rico: M80 - 1° (100), 1° (200), 2° (60hs), 2° (Lungo)
2004 Sindelfingen (Indoor): M80 – 1° (Pentathlon), 2° (60), 3° (Lungo)


Le 43 medaglie Europei master
1982 Strasburgo: M60 - 1° (100), 1° (200)
1984 Braighton: M60 - 1° (100), 3° (200)
1986 Malmoe: M65 - 1° (100), 1° (200)
1992 Kristiansand: M70 - 1° (100), 2° (Lungo)
1994 Atene: M70 – 2° 4x100
1996 Malmoe: M70 - 1° (100), 1° (200), 1° (80hs), 2° (Lungo), 2° (4x100)1997 Birmingham (Indoor): M75 - 1° (60hs), 2° (Lungo), 3° (60)
1998 Cesenatico: M75 - 1° (100), 1° (200), 1° (Lungo), 1° (80hs), 1° (4x100), 3° (Triplo)
2000 Jyväskylä: M75 - 2° (100), 2° (80hs), 3° (4x100)
2001 Bordeaux (Indoor): M80 -1° (60hs), 1° (60), 1° (Lungo), 1° (Pentathlon), 2° (200)
2002 Potsdam: M80 - 1° (100), 1° (200), 1° (Lungo), 1° (80hs), 1° (4x100) 2003 San Sebastian (Indoor): M80 - 1° (60hs), 1° (Pentathlon), 2° (Lungo), 2° (60)
2004 Aahrus: M80 - 2° (100), 2° (80hs), 3° (Lungo).

I record mondiali di categoria

60 hs (indoor): M80 (11”65–2001)
Pentathlon (indoor): M80 (4.088 p.–2001)
4x200 (indoor): M80 (2’26”29 –2001 Marabotti-Colò-Sansonetti-Sobrero)

I record europei di categoria
60 hs (indoor): M80 (9”62–2001)
80 hs: M80 (16”95–2002)

I record italiani di categoria
100: M75 (14"18-996); M80 (15"22-2001)
200: M70 (28"50-1993); M75 (29"89-1996)
80 hs: M75 (15"53-1997); 80 (16"95-2002)
Lungo: M70 (4,59-1991)
4x100: M70 (57"92-1994 Marabotti-Sansonetti-Di Guardo-Sobrero); M75 (59"95-1996 Marabotti-Sansonetti-Di Guardo-Sobrero); M80 (64"18- M80 (64"18-2001 Marabotti-Colò-Sansonetti-Sobrero)
Decathlon: M70 (5.263p.-1995)
60 (indoor): M80 (9"62-2001)

Pubblicato sulla rivista Correre nel febbraio 2005

sabato 1 gennaio 2005

Il personaggio del mese - Lucia Soranzo

Lucia Soranzo, foto di R.Marchi
Rimane interdetta, Lucia Soranzo, alla classica domanda: “Perché corri?”. Dopo un attimo di pausa risponde con uno dei suoi bellissimi sorrisi: “Perché è la mia vita”. Lucia corre da 30 anni e non ha nessuna intenzione di smettere. “Avevo 26 anni quando partecipai alla prima competizione - racconta ricordando il suo esordio nel mondo della corsa -. Ero emozionatissima ed impacciata, ma dopo che lo starter diede il via mi sentii perfettamente a mio agio. Mi classificai al primo posto.”
Da subito ha spaziato dalle gare su pista alla maratona, fino alla corsa in montagna dove fu convocata nella nazionale assoluta per la Coppa del mondo del 1986, all’età di 38 anni. Alle manifestazioni master internazionali si è avvicinata solo nel 2002, con la partecipazione ai Mondiali su strada di Riccione. “Era un mondo che non conoscevo, è stata una bellissima scoperta e da allora non mi sono persa un campionato.” Anche Manrico, suo marito, è un atleta. Partecipa alle manifestazioni di triathlon ma, quando accompagna la moglie ai campionati internazionali, si trasforma in corridore. “Le mie prestazioni sono migliori delle sue, ad eccezione della maratona dove lui vanta un personale inferiore al mio di 3 minuti”, spiega Lucia quasi con disappunto.
La coppia vive a Ravenna, dove Lucia si allena tutti i giorni da sola, tranne nel caso dei lavori in pista dove è seguita dal tecnico Gerardo Zanchini.
Osservando i suoi primati si rimane colpiti da come le sue prestazioni siano rimaste ad altissimo livello nonostante il passare degli anni. Il suo record assoluto dei 5.000 metri, ad esempio, è di 17’55”3, ottenuto a 38 anni. A 55 anni Lucia ha corso con la maglia del CUS Bologna nell’eccezionale tempo di 18’09”35.
Le gare che ricorda con più emozione sono i due titoli europei conquistati con grande grinta lo scorso luglio in Danimarca nei 5.000 e 10.000: “In quell’occasione ho compreso quanto sia importante una mentalità vincente e determinata. Pur essendo reduce dall’operazione ai tendini ho vinto quei due titoli correndo soprattutto con “la testa”. Una bella rivincita dopo aver collezionato, ai Campionati Mondiali del 2003, ben tre secondi posti”.

(Nella foto Lucia Soranzo, di R. Marchi)

Curriculum
(dati statistici a cura di Werter Corbelli)

Campionati Europei Master
2002 Upice (Non Stadia): W50 - 1ª(10 km su strada), 2ª(Mezza Maratona)
2002 Potsdam: W50 – 1ª (10.000), 2ª (5.000)
2004 Åhrus: W55 – 1° (5.000), 1° (10.000)

Campionati Mondiali Master

2002 Riccione (Non Stadia): W50 - 2ª(10 km su strada), 1°(10 Km. su strada a squadre)
2003 Porto Rico: W50 - 2ª(5.000), 2ª(10.000), 2° (Cross Country)

Le sue migliori prestazioni assolute
1.500 m: 4’50”6 (1985)
3.000 m: 10’04”6 (1987)
5.000 m: 17’55”3 (1986)
10.000 m: 36’55”3 (1988)
Mezza maratona: 1h21’18” (1985)
Maratona: 2’51”17 (1986)

Le sue migliori prestazioni italiane di categoria

1.500 m: F55 (5’08”27(*)-2003)
3.000 m: F55 (10’48”87i(*)-2003, 11’17”5-2004)
5.000 m: F50 (18’09”35-2003); F55 (18’09”35(*)-2003, 18’54”0-2004); 10.000 m: F50 (39’23”2-2001); F55 (40’42”37-2004)
10 km. su strada: F50 (38’04”-2002); F55 (38’23”(*)-2003)
Mezza Maratona: F50 (1h23’09”-2002); F55 (1h24’39”(*)-2003)
Maratona: F50 (2h57’16”-2002)

con (*) sono indicate le prestazioni extra-fascia, non valide ai fini internazionali in quanto ottenute prima del compimento dell’anno di ingresso nella categoria.

Pubblicato sulla rivista Correre nel gennaio 2005

giovedì 1 aprile 2004

Il personaggio del mese - Emma Mazzenga

“Mimma” per gli amici, è una distinta professoressa in pensione, dal portamento elegante, con una insospettabile passione: quella della corsa. Che c’è di strano che una signora di 70 anni si dedichi a una corsetta tranquilla? Il fatto è che Emma fa la corsa veloce, quella che ti porta sui blocchi di partenza con le scarpette chiodate, a trovare la massima concentrazione, a scattare allo sparo dello starter. “Mi piace lo spirito agonistico e mi piace mettermi in gara” spiega quando le chiedo le motivazioni che la spingono a praticare l’atletica leggera. “Anche ai semafori, quando appare il verde, sono sempre la prima a scattare”.
Emma, oggi portacolori dell'Assindustria Sport Padova, aveva praticato l’atletica leggera negli anni dell’università, fino a raggiungere il quarto posto ai Campionati italiani assoluti nei 400 m Riprese l’attività cinquantatreenne, dopo una pausa di quasi 25 anni. “Il presidente del Cus Padova mi convocò con l’intenzione di costituire una squadra master. La possibilità di tornare alle competizioni mi entusiasmò subito”.
Si lamenta per la mancanza di stimoli poiché in Italia praticamente non ha rivali e da 16 anni consecutivi vince titoli italiani di categoria (ben 34 all'aperto!). Mimma si allena in pista 3 volte alla settimana, sotto la guida di Franco Sommaggio che la segue dal 1997 e l'ha portata a fare il grosso salto di qualità che le ha consentito di ottenere tanti successi internazionali.
Mi spiega che la difficoltà principale per un master, e anche la sfida più bella, consiste nel saper accettare il passare degli anni dosando le proprie energie nel rispetto del proprio corpo. Ma non nasconde il rammarico per non riuscire più a correre i 100 m in 15 secondi, come faceva quando aveva solo … 60 anni.
Il suo 16”2 nei 100 m, a 70 anni, si colloca tra le migliori prestazioni mondiali di categoria. "Mimma", con la sua grinta e vitalità, è davvero uno degli esempi più significativi nel panorama dell’atletica master.

Nella foto Emma Mazzegna, di W. Corbelli


Il suo curriculum
a cura di Werter Corbelli


Le sue medaglie dei Campionati mondiali master
1999 Gateshead: W65 – 2ª 4x100m; 2001 Brisbane: W65 – 3ª 100m, 3ª 200 m
Le sue medaglie dei Campionati europei master
1998 Cesenatico: W65- 1ª 100 m, 2ª 200 m; 2001 Bourdeax (indoor): W65- 1ª 200m, 1ª 400m, 2ª 60m ; 2003 San Sebastian (indoor): W65 – 1ª 200m, 1ª 400m, 2ª 60m
Le sue migliori prestazioni italiane di categoria
Outdoor
100 m: F70: 16"2 F65: 15"79 F60: 15"2 F55: 14"8
200 m: F70: 34"1 F65: 33"20 F60: 31"1(*)
400 m: F70: 1'19"7(*) F65: 1'17"10.
Indoor
60 m: F70: 10”66, 10"16(*) F65: 9"85
200 m: F70: 35”98, 34"96(*) F65: 33"38
400 m: F70: 1’23”42, 1'21"07(*) F65: 1'21"07

con (*) sono indicate le prestazioni extra-fascia, non valide ai fini internazionali in quanto ottenute prima del compimento dell’anno di ingresso nella categoria.

Pubblicato sulla rivista Correre nel mese di aprile 2004