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martedì 20 gennaio 2009

Ritratti - Emma Mazzenga


Il premio “Master dell'anno” (promosso dai siti ATLETICANET e WEBATLETICA congiuntamente alla testata CORRERE) è stato assegnato, in campo femminile, ad Emma MAZZENGA, una straordinaria atleta a cui dedichiamo questo ritratto.

Lo spirito agonistico può non conoscere età, e mantenersi intatto anche oltre le 75 primavere. “Mimma” Mazzenga ne è sicuramente un esempio eclatante. Ciò che porta questa distinta professoressa in pensione a calzare scarpe chiodate e presentarsi sui blocchi di partenza non è la sola volontà di mantenere la forma fisica e una buona salute, come ci si potrebbe aspettare da una persona della terza età. No. Con grande spirito anticonformista, Mimma dichiara che è la voglia di competere, l'animus pugnandi, la principale motivazione che la spinge verso l'atletica leggera. E' un istinto innato, che vive quotidianamente, anche quando, ferma ai semafori, si concentra per essere la prima a scattare alla comparsa del verde.

Qualcuno potrà pensare che sia patetico o utopistico, ma conoscendo questa donna straordinaria si dovrà forse ricredere; non solo per gli eccezionali risultati che l'hanno portata nel 2008 a siglare ben due record mondiali di categoria, ma anche per i suoi incredibili grinta e spirito di iniziativa. Come nel 2006, quando, insieme alla sua amica atleta Dina Cambruzzi, prese l'auto partendo da Padova alla volta di Linz per disputare i Mondiali master indoor. Immaginando il loro viaggio e visualizzando le figure di queste due “over 70”, mi si sovrappongono nella memoria alcuni frammenti del film Thelma e Louise... Da quella trasferta Mimma tornò con due medaglie d'oro, una d'argento e una di bronzo: un mito! Lo sport, se vissuto intensamente, può regalare grandi emozioni e motivazioni, e forse ad aiutare a “vivere” nel senso più pieno del termine, indipendentemente dall'età anagrafica.

LA SUA STORIA
Mimma ha incontrato l'atletica leggera durante gli anni dell'università. Il suo miglior risultato da atleta assoluta risale al 1958, quando giunse quarta sui 400 metri ai Campionati italiani assoluti col tempo 61”1. Smise già nel 1961. Il matrimonio con Francesco, l'arrivo dei due figli (Giacomo e Monica), il lavoro da insegnante: Mimma deve attendere 25 anni per ritornare in pista. Merito di Alberto Pettinella, presidente del Cus Padova, che convoca tutte le ex-atlete con l'intenzione di formare una squadra master. Nel 1986 “Mimma” riprende gli allenamenti e a 53 anni debutta in una gara master correndo i 200 metri in 37 secondi. I suoi migliori risultati cronometrici da master li ottiene nel 1993, l'anno dei suoi 60 anni, segnando 14”8 nei 100 metri e 31”1 nei 200 metri, che sono tuttora le migliori prestazioni italiane per la categoria MF60.
Negli anni '90 si tessera con l'Assindustria Sport Padova, con la quale vince anche uno scudetto su pista master. “Ma erano altri tempi – racconta – Ora la competizione è sempre più agguerrita e in gara ci sono atleti molto più preparati”. Nel 1997 incontra Franco Sommaggio, che diventa il suo allenatore. Con lui riesce a compiere un importante salto nel qualità e nel 1998, agli Europei di Cesenatico, conquista il primo titolo internazionale vincendo i 100 metri W65 e giungendo seconda sui 200 metri. Sommaggio ha sempre dimostrato una grande sensibilità nel calibrarle gli allenamenti in base alle esigenze, che, da atleta master, variano non solo con il trascorrere degli anni ma anche, spesso, di giorno in giorno.
Col nuovo millennio Mimma decide di allungare la distanza e si cimenta anche nei 400 metri riuscendo a correrli, nel 2001, in 1'17”10, ancora oggi primato italiano MF65.

Nel 2006 passa alla SEF Macerata di Bruno Dezi, squadra che la accoglie con grande affetto. In Amalia Micozzi e Giulia Perugini trova anche due amiche premurose. Nello stesso anno, in cerca di nuovi stimoli contro la monotonia, debutta anche negli 800 metri (a 73 anni!) chiudendo la stagione con un promettente 3'22”11, senza però trascurare le distanze più corte. Ai mondiali indoor di Linz si aggiudica il infatti il titolo iridato sui 60 e sui 400 metri, giunge seconda sugli 800 e terza sui 200 metri W70.

Da più di vent'anni Mimma è al vertice della velocità master italiana. Non si contano i titoli italiani vinti. Suoi sono tutti i primati italiani MF70 e MF75 dai 100 agli 800 metri, più alcuni record MF60 e MF65. Ricchissimo anche il palmarès di medaglie internazionali con 5 titoli mondiali e 9 titoli europei. Il 2008 è stato per lei l'anno più entusiasmante. Mimma, che ha compiuto 75 anni il 1 agosto, ha siglato due stratosferici record mondiali W75 (1'25”2 sui 400 metri e 3'25”18 sugli 800 metri), ha vinto il titolo europeo sui 100 metri a Lubiana gareggiando con le W70 (mancavano pochi giorni al suo 75° compleanno), spaziando con grande disinvoltura dai 100 agli 800 metri e stabilendo 4 migliori prestazioni italiane MF75 (100 m. 17”06 – 200 m. 36”1 – 400 m. 1'23”20 – 800 m. 3'22”20). Risultati che premiano un pilastro dell'atletica master femminile permettendole di vincere il premio Master dell'Anno.

FLASH
Luglio 2008, un'assolata giornata di allenamenti al campo sportivo di Voltabarozzo, a Padova. Franco Sommaggio, dotato di due cronometri, compie i miracoli riuscendo a seguire le ripetute di tutti i suoi atleti impegnati in pista. C'è chi fa prove lunghe, chi corte. Su questa pista si ritrova un microcosmo dell'atletica leggera: ci sono atleti assoluti (come Giovanna Ricotta e Silvia, la figlia di Franco), atleti delle categorie giovanili, come pure atleti master (come Umbertina Contini). C'è anche Samuele Gobbi, che sta preparando le Paralimpiadi di Pechino. Franco è una persona di poche parole, uno di quelli che l'atletica la “fa” stando in campo tutti i giorni, con qualsiasi tempo, ad accogliere sotto le sua ali chiunque si rivolga a lui per farsi allenare o solo per un consiglio. Sono le persone come lui che andrebbero valorizzate e tutelate per salvare la nostra atletica. Alla partenza dei 200 metri, due atleti richiamano l'attenzione per una ripetuta: uno si chiama Pippo, e ha 9 anni, l'altra di anni ne ha quasi 75 e si chiama Mimma. Partono insieme e corrono lottando fino all'ultimo metro. La scena ha qualcosa di poetico che mi regala un'inattesa emozione.

Pubblicato su webatletica.it [Link] e sull' area master di atleticanet.it [link]il 20 gennaio 2009

giovedì 8 gennaio 2009

Ritratti - Andrea Benatti


L'esordio
Capita a volte di avere la sensazione che il tempo scorra sempre più velocemente, e che gli anni passino in un amen. Ma se la memoria tenta di ritornare indietro per riafferrare attimi o ripercorrere la nostra vita, allora forse ci rendiamo conto di tutto il tempo passato. Riportiamo indietro le lancette del tempo di quasi 25 anni. E' il 1985 e un ragazzino vivace partecipa a “Porta a porta”. Nulla a che vedere con il programma di Bruno Vespa: si tratta di una corsa di velocità organizzata dall'oratorio. Il giovane si classifica al primo posto e in premio riceve una coppa di legno. Il cimelio è ancora conservato con cura da quel ragazzino, ora uomo, che risponde al nome di Andrea Benatti.
L'attività giovanile
L'anno successivo Andrea partecipa con la scuola alla prima gara su pista, intitolata “Il ragazzo più veloce di Garbagnate”. Vince gli 80 metri ed inizia a praticare l'atletica leggera con la Riccardi Milano. Il ragazzo è veloce, capace da juniores di correre i 200 metri in 21”48 e classificarsi al terzo posto ai Campionati italiani di categoria. A ventanni corre per due volte i 100 metri in 10”3 manuale, e in 10”68 elettrico. Il padre è orgoglioso di lui e Andrea inizia a sognare. Dopo alcuni anni le aspettative si ridimensionano perché quelle prestazioni non vengono più migliorate, anche se ottiene per quattro volte il minimo per partecipare ai Campionati italiani Assoluti. Entra in polizia, per la quale lavora tuttora, ma non riuscirà ad entrare nel gruppo sportivo.
Transizione
In Italia non esistono le categorie M25 e M30, ma oggi Andrea è tra coloro che ne auspica l'istituzione come soluzione per fornire nuovi stimoli a chi “attende” di entrare tra i master. Lui un pò alla volta sente venir meno le motivazioni e inizia a spaziare tra gli sport invernali. Partecipa ai campionati italiani di bob e per due anni gira il mondo con la nazionale di skeleton, lo spericolato slittino con cui l'atleta si lancia sulla pista a testa in giù.
Gli scalcagnati
Nel 2001 fonda, insieme a Davide Lorenzini, la Polisportiva Adrense. La società aggrega una quindicina di ex atleti, uniti dalla filosofia della nuova società, che è quello di “divertirsi senza allenarsi”. C’è anche Ubaldo Ranzi che due anni prima, a Cortina, si era laureato campione mondiale di bob a due insieme a Gunther Huber. Senza preparazione gli infortuni sono inevitabili, così ogni anno viene organizzata una cena per celebrare il “Recycled dell'anno”, in pratica l'atleta più scalcagnato. Per Andrea è l'inizio di un nuovo periodo durante il quale decide di azzerare tutti i record personali per stabilire i primati di questa sua “Nuova Era”, regalandosi nuovi stimoli e motivazioni. In qualche modo anticipando quello che sarà poi lo spirito del master, che ad ogni cambio di categoria regala un'improvvisa spinta motivazionale. Nel 2005 la Polisportiva Adrense ottiene il colpaccio partecipando alla finale societaria assoluta di serie B e sfiorando per pochi punti la promozione in serie A.
La Capriolese
Nel 2006 il gruppo si trasferisce nel bresciano, alla Polisportiva Capriolese, società per la quale Andrea è tuttora tesserato e di cui è responsabile del settore Atletica. E' un vero e proprio trascinatore, gestisce il blog della squadra (capriolese.blogspot.com) e convince molti ex-atleti, che negli anni giovanili erano come lui alla Riccardi Milano, a tornare in pista. La punta di diamante è Fausto Frigerio, capace poi, a Clermont Ferrant nel 2008, di vincere un titolo mondiale indoor master sui 60 ad ostacoli M40.
Il master
La prima volta che Andrea sentì parlare dell'atletica “over 35” fu per merito di Averardo Dragoni, ma all'epoca una cosa per lui era certa: non avrebbe mai partecipato all'attività master. Ma c'è un motto che recita: “mai dire mai”, e qualche anno dopo, grazie all'amicizia con Salvino Tortu e Giancarlo D'Oro, e agli allenamenti e alle trasferte condivisi con gioia, quel pregiudizio, purtroppo ancora diffuso tra molti atleti assoluti, viene infranto e Andrea si ricrede.
Debutta agli Italiani Master Indoor del 2007 tra gli M35 vincendo il titolo italiano sui 200 metri; scopre che il mondo master è meno “artefatto” di quello assoluto, forse meno ipocrita, e gli regala nuove motivazioni per riprendere ad allenarsi con regolarità. Ha modo di conoscere ed ammirare le persone della terza età che si cimentano nelle competizioni ed inizia a guardare con diffidenza i loro coetanei che, pur in salute, preferiscono la poltrona e le ciabatte.
Agli Italiani all'aperto di Milano vince i 100 metri ed è secondo sui 200 metri. Partecipa ai Campionati Internazionali, dove gli si presenta la bellissima opportunità di correre i turni di gara. Ai Mondiali di Riccione giunge in finale sui 200 metri e si aggiudica l'argento nella 4x100 insieme a Daniele Biffi, Luca Casu ed Emiliano Raspi, a soli 3 centesimi dal gradino più alto del podio.
Nel 2008 è il dominatore della velocità M35 italiana. E' campione italiano indoor dei 200 metri e della 4x200 insieme ai suoi compagni della Polisportiva Capriolese (Daniele Biffi, Fausto Frigerio, e Cosimo Sguera). All'aperto, a Bressanone, si aggiudica quattro “eroici” ori: 100 (nonostante i blocchi di partenza difettosi), 200 (nonostante uno strappo ad un muscolo addominale) e le due staffette (con Fabio Orlandi, Cosimo Sguera e Gabriele Garini), corse più con il cuore che non con le gambe a causa dell'infortunio subito nei 200. Con 10”89 capeggia la graduatoria stagionale nazionale degli M35 sui 100 metri, mentre nella graduatoria dei 200 metri è secondo con 22”28 (a soli 4 centesimi da Alessandro Gulino).
Ai mondiali indoor di Clermont-Ferrant corre 4 turni dei 200 metri e si classifica al quinto posto nella finale M35. Fa parte poi della stratosferica staffetta 4x200 che vince il titolo iridato siglando, con 1'30”38, la miglior prestazione mondiale di categoria, insieme a Daniele Biffi, Davide Serrani e Enrico Saraceni. Agli Europei di Lubiana giunge quarto sia sui 100 metri che sui 200 metri e fa parte del quartetto vincitore della 4x100 M35 (con Daniele Biffi, Emiliano Raspi e Alessandro Giulino).
Il ricordo più bello
Ma se gli si chiede quale sia il suo più bel ricordo da master, Andrea non ha esitazioni: il meeting di Donnas del 1 giugno scorso, quando, nella gara vinta in 10”86 da Arben Makai, suo compagno di squadra, corse in 10”89 con il vento entro i limiti (vedi nella foto). Il riscontro cronometrico rappresenta il suo primato da master, a soli due decimi dal suo record assoluto. Ma di quella gara Andrea conserva il ricordo della gioia di una bella gara corsa con un amico, un'esperienza che conta più del risultato. Perché per Andrea l'amicizia e la condivisione sono importanti, come quella volta in cui, ai Campionati italiani Juniores, lui e Paolo Ciravolo corsero in batteria scambiandosi sguardi e risate fino al traguardo.
Webatletica.it
Dei master si parla, ma poco. La Fidal per prima dà un'informazione parziale e frammentaria. L'unico sito tematico è l'area master di www.atleticanet.it. Nel 2007 perciò Andrea decide, insieme a Daniele Biffi, di creare prima un forum e poi un sito dedicato ai master, e non solo: nasce così www.webatletica.it, il cui obbiettivo è quello di incentivare la condivisione dell'esperienza master, oltre che la conoscenza di questo mondo.

Andrea non ama parlare di sé perché una delle sue doti è sicuramente la modestia; preferisce sempre dare risalto alle imprese degli altri, e questo dovrebbe essere preso come esempio da chi, a volte, non riesce a sollevare il naso oltre i propri risultati. Intervista, scrive, esterna e, se è il caso, si indigna (come direbbe De André), ma non getta la spugna, sotto la spinta della sua grande passione per questo mondo. Ha tanti progetti. In questo momento sta cercando di portare a termine un'impresa tanto ammirevole quanto impegnativa: riportare in un unico data base tutti i risultati degli atleti italiani ai campionati internazionali master.

Un po' di anni fa pensavo che nello sport ci fossero tante persone disposte a darsi da fare a titolo gratuito per ricambiare una passione grande come può essere quella per l'atletica; poi ho capito che troppe volte l'egoismo ed altri tipi di interesse possono avere il sopravvento. Andrea Benatti è un'eccezione. E' per questo che ho voluto raccontare la sua storia.

Pubblicato nell'area master di atleticanet l'8 gennaio 2009 [link]

mercoledì 10 ottobre 2007

Ralph Fruguglietti tra sogno e realtà

Ralph Fruguglietti è il vincitore della gara del lancio del disco, nella categoria M50, ai recenti campionati mondiali master. La storia di un suo misterioso incontro, avvenuto su una pista del veneziano, ha attirato la mia attenzione. Ralph - o meglio Raffaele, in quanto l'atleta statunitense è di origini italiane - aveva raccontato agli amici del sito master americano masterstrack.com una specie di favola in cui uno sconosciuto, che somigliava in maniera impressionante al defunto Adolfo Consolini, gli dava un prezioso consiglio che si rivelerà poi fondamentale per il lancio della vittoria ai mondiali di Riccione. Sogno, realtà? Dalla soluzione del mistero è nata un'intervista al campione statunitense che negli anni settanta ha vestito la maglia azzurra.


(Nella foto Ralph Fruguglietti - Archivio Fruguglietti)

La favola
Pochi giorni prima di partecipare ai mondiali di Riccionem, Ralph è in visita con la sua famiglia alla città di Venezia. Decide di allenarsi e chiede informazioni su una pista. Gli consigliano il Campo San Giuliano di Mestre, facilmente raggiungibile con l'autobus. Sono le 8,30 del mattino e non c'è anima viva intorno. Le sue aspettative sono bassissime: quale impianto può trovare vicino alla magica città costruita sui canali? Ralph rimane però sorpreso dalla bellezza del posto: l'impianto circondato da alti alberi, l'erba curata e una splendida gabbia per il disco. Il paesaggio gli sembra quasi surreale. Inizia a lanciare, quando nota una persona su un tagliaerba che si ferma ad osservarlo. A un certo punto, mentre si appresta a raccogliere il disco, lo sconosciuto gli rivolge la parola e gli chiede: “Ma quanti anni hai? Lo sai che lanci bene? Dovresti però rallentare un attimo nella fase finale del giro; vedrai che lancerai meglio”. Ralph rimane allibito: un perfetto sconosciuto gli sta dando lo stesso consiglio tecnico che il suo allenatore, in America, gli aveva tanto raccomandato. Continua a lanciare fino a quando, dopo un lancio particolarmente riuscito, scorge nuovamente l'uomo vicino alla gabbia che gli dice: “Molto bene, bravo!”.
Al termine dell'allenamento, Ralph lo incrocia un'ultima volta: l'uomo lo saluta con un sorriso e un movimento della testa, come se gli stesse dicendo “Sei pronto ora, in bocca al lupo!”. Mentre Ralph esce dalla pista si sente un po' strano, come se avesse vissuto un'esperienza particolarmente toccante. Si sente più ottimista e fiducioso nelle proprie possibilità, anche se si rende conto di non aver neanche chiesto il nome a quel personaggio misterioso.
Tre giorni dopo, a Riccione, al suo primo campionato mondiale master, Ralph vince la medaglia d'oro per la categoria M50. “Il consiglio offertomi da quello sconosciuto mi è rimasto particolarmente impresso” confida agli amici di masterstrack.com “E' stato anche per merito suo, se sono riuscito a vincere. E non conosco neanche il suo nome...”. Incuriosito, Ralph inizia delle ricerche in internet. Rimane letteralmente basito quando crede di riconoscere, in una foto del nostro campione olimpico Adolfo Consolini, le sembianze dello sconosciuto del campo San Giuliano. Ma Consolini è morto nel 1969. Ralph, per un istante, ha come la sensazione di aver vissuto un'esperienza surreale, simile a quella interpretata da Kevin Costner nel film “L'uomo dei sogni” (Field of Dreams).
La soluzione del mistero
Ma cosa è successo veramente a Ralph? Ha vissuto il suo "Field of Dreams", o qualcosa di molto più semplice e realistico? Ken Stone, l'attivissimo gestore del sito masterstrack.com, mi chiede aiuto per provare a risolvere il mistero. Abito a 30 km da quella pista e, con un paio di telefonate agli amici master della Voltan Martellago, riesco facilmente a svelare l'identità del misterioso personaggio: si chiama Giorgio D'Este ed è un dirigente e allenatore del Gruppo Atletico Coin, la società che, insieme alla Fenice 1923, ha in gestione la pista di atletica San Giuliano di Mestre. Quel giorno, mentre stava tagliando il prato, gli era venuto spontaneo di dare un consiglio a quel discobolo "foresto".
Pochi giorni dopo ho l'opportunità di conoscere personalmente Giorgio D'Este. Ci troviamo proprio alla pista San Giuliano dove, con gli amici del Voltan Martellago e un casalingo tiramisù, festeggiamo insieme i risultati dei mondiali di Riccione.
Gli racconto tutta la storia: “Ma lo sa che Fruguglietti credeva che lei fosse Adolfo Consolini e che pochi giorni dopo il vostro incontro ha vinto il titolo mondiale a Riccione?” gli chiedo. D'Este sorride e mi risponde, con tutta la semplicità del mondo: “davvero? Ne sono felice." - e poi - "Sai qual'è la cosa strana? Spesso, se mi capita di dare un un consiglio ad un atleta italiano, il suo allenatore si impermalosisce. E invece guarda un po' come ha reagito quell'americano!”.
Ora Fruguglietti e D'Este sono in contatto via e-mail.
Ralph ha confidato che custodirà comuque sempre, tra i suoi ricordi più belli, quell'allenamento mattutino al Campo San Giuliano.
Io mi sono sentita un po' come la Amélie Poulain del film "Il meraviglioso mondo di Amelie", quando scopre il mistero dell'uomo delle cabine fotografiche. Nessun fantasma, nessun spettro, ma solo quotidianità, persone gentili e generose che arricchiscono la nostra vita rendendo il confine tra sogno e realtà un po' più sottile.

L'INTERVISTA A RALPH FRUGUGLIETTI
Ralph, o meglio Raffaele, è nato a Grumento Nova, in Basilicata, il 12 marzo 1955. A 6 anni si è trasferito negli Stati Uniti insieme alla sua famiglia. Fino al 2002 ha mantenuto la cittadinanza italiana, poi è diventato cittadino statunitense. Ora gestisce un ristorante italiano a Shafter, in California.
In quali anni hai vestito la maglia azzurra?

Nel 1976 e 1977. In quegli anni ero anche tesserato con la Pro Patria di Milano.
In quegli anni a quali campionati internazionali hai partecipato?
Ai Campionati Europei di Atene, ai mondiali universitari di Sofia, in Bulgaria, e a qualche altra manifestazione, come ad esempio un meeting a Lisbona, in Portogallo.
Quali sono i tuoi più bei ricordi di quel periodo?
Soprattutto l'onore di competere per l'Italia, ma anche l'opportunità di conoscere alcuni grandi atleti di quei tempi: il martellista Gianpaolo Urlando, i discoboli Armando De Vincentiis e Silvano Simion, il pesista Marco Montelatici, la saltatrice in alto Sara Simeoni ed il “super sprinter” Pietro Mennea.
Qual'è il tuo record assoluto nel lancio del disco?
Nel 1976, a 21 anni, fui capolista mondiale under 21 con 61.57 metri.
Quando terminasti la tua attività da assoluto?
Smisi di lanciare a 22 anni, quando mi diplomai all'Università del Sud California (USC). Dopo il 1977 la squadra italiana mi chiese di trasferirmi in Italia per prepararmi in vista delle Olimpiadi del 1980, ma avevo appena trovato un buon lavoro presso l'IBM e mi stavo per sposare, così rifiutai l'offerta. Confesso che ho un po' di rammarico. Se potessi tornare indietro, probabilmente mi trasferirei in Italia con mia moglie e parteciperei alle Olimpiadi, ma... ora è troppo tardi.
Quando hai iniziato le competizioni master?
Nel 1998, quando iniziai ad allenare mio figlio Giovanni nel lancio del disco, e poi mia figlia Katina. Ancora adesso Katina è una lanciatrice di disco e martello alla Cal State University Bakersifeld.
Qual'è il tuo personale da master?
L'ho stabilito nel mese di luglio di quest'anno, quando ho lanciato il disco da 1,5 kg. a 60,74 metri. Vorrei il prossimo anno migliorare il record americano M50 di Al Oerter (vincitore di 4 ori olimpici consecutivi dal 1956, ndr) di 62,74 metri. Penso di esserci, ormai. In allenamento ho infranto più volte la barriera dei 63 metri.
Come è stata la tua esperienza ai campionati mondiali di Riccione?

Per me sono stati dei campionati fantastici. Vincere la gara del disco al primo lancio, con la misura di 59,61, è stato per me molto bello, nonostante le condizioni non fossero le ideali per ottenere grandi prestazioni. Avrei desiderato aver la possibilità di riscaldarmi meglio nella finale. Abbiamo avuto la possibilità di fare solo due lanci di prova.
Comunque gli impianti erano molto belli e i giudici sono stati molto gentili, soprattutto quando hanno sentito che parlavo loro in italiano. Sono rimasti sorpresi nel sentire un atleta con la divisa statunitense parlare correntemente italiano. Durante la gara ho poi ricevuto le incitazioni e il tifo sia dagli spettatori italiani che americani, tanto che, in quel momento, mi sentivo come se stessi gareggiando per entrambe le nazioni.
E poi non potrò scordare l'esperienza vissuta durante l'allenamento al Campo San Giuliano ed il mio fortunato incontro con Giorgio D'Este, sicuramente uno dei ricordi più belli.
Alcuni giorni dopo i Mondiali sono poi ritornato a Grumento Nova, in Basilicata, per far conoscere la mia famiglia ai miei zii e cugini. Ritornare nella casa dove sono nato e dove sono rimasto per 6 anni è stato molto emozionante. Abbiamo festeggiato con delle fantastiche cene e dell'ottimo vino locale.

Link agli articoli pubblicati su masterstrack.com (in inglese)
- American thrower finds his own Field of Dreams [clicca qui]
- Mystery solved! No ghosts involved in thrower's tale [clicca qui]
- USC student spins great version of Ralph's story [clicca qui]
- Italian detective shares her version of Ralph's story [clicca qui]

Link all'articolo pubblicato sul Daily Trojan:
- Trojan alumnus finds own field of dreams [clicca qui]


(Giorgio d'Este e Rosa Marchi al campo San Giuliano di Mestre - Archivio R.Marchi)

News pubblicata sull'area master di Atleticanet il 10 ottobre 2007 [link]

mercoledì 26 settembre 2007

A ruota libera sui mondiali di Riccione


"Credo che alla nostra età si vinca anche con il cuore” ha dichiarato Mario Longo ai microfoni degli amici di Podistidoc subito dopo la sua vittoria nei 100 metri. Condivido pienamente quanto afferma il nostro campione e ritengo che che il concetto vada allargato: la maggior parte degli atleti master gareggia soprattutto con il cuore. Forse è questo che ci contraddistingue, nel nostro quotidiano barcamenarci tra allenamenti, infortuni, impegni di lavoro e di famiglia. Un equilibrio delicato, per alcuni più facile, per altri più difficile. E quasi tutti coloro che riescono a partecipare ad un Campionato Mondiale, nella loro gara danno sempre il massimo, indipendentemente dal piazzamento. E ci sta tutta la lacrima di delusione per un turno non superato, così come l'esternazione di gioia per il raggiungimento di un risultato inaspettato. Ma per me, e per molti, la gioia più grande è essere riusciti ad esserci, a partecipare, possibilmente senza dolori o infortuni. Il fascino di un campionato master internazionale è davvero irresistibile: per l'adrenalina che regala la gara ma anche e soprattutto per l'esperienza umana. In questo contesto è così semplice stringere amicizia. Ma questo aspetto può essere più facilmente colto solo se la partecipazione non si traduce in una “toccata e fuga”, giusto il tempo della propria gara, ma se si rimanere più giorni, se ci si incanta ad ammirare i protagonisti dei campionati, se si ha voglia di conoscere nuove persone. “Mi diverto più adesso che allora – ha dichiarato in un'intervista Bill Collins, atleta dai trascorsi assoluti di vertice – perché adesso quando finiamo andiamo a bere una birra tutti insieme, siamo davvero amici”. Sono ormai 8 anni che partecipo ai campionati internazionali master e, pur facendo fatica a reggere anche un solo bicchiere di birra (è questione di allenamento, lo so), condivido perfettamente il pensiero del fortissimo velocista statunitense.

Nella foto Bill Collins con Antonio Rossi dopo la finale dei 100 metri M55 (Fonte R. Marchi)

Per me si è trattato quindi del quarto mondiale, il primo in Italia. Ho ritrovato amici da tutto il mondo e, nel mio piccolo, mi sono sentita un po' come una “padrona di casa”. Anche se non coinvolta nell'organizzazione ci tenevo, come italiana, a “fare bella figura”.
Purtroppo molte cose non hanno funzionato e nonostante abbia sempre cercato di far capire quanto sia difficile organizzare e gestire un evento di questa portata, chiedendo comprensione e pazienza per certe inefficienze, spesso mi sono trovata a dar ragione a chi si lamentava.

Quando chiedo al vincitore del decathlon M40, il britannico Alexander Kruger, un'opinione sulla manifestazione, lui mi spiazza con una sentenza al cianuro: “Questo è stato il mio primo campionato master, e probabilmente sarà anche l'ultimo”. Ecco, questa è una frase che non avrei voluto mai sentire. Se un mondiale fa passare la voglia di gareggiare, beh.. qualcosa evidentemente non è andato bene. Kruger ha un personale nel decathlon, da assoluto, di 8.131 punti. Nel suo palmares vanta la partecipazione alle olimpiadi di Seul e di Atlanta. A Riccione i decathleti della sua categoria sono stati suddivisi in tre gruppi e lui si è trovato a gareggiare nel gruppo B in quanto non aveva dichiarato nessun punteggio in fase di iscrizione. “Erano sette anni che non calpestavo una pista. Sono tornato tre mesi fa per preparare questa manifestazione sotto l'incitamento del mio amico/atleta Allan Leiper. Non avevo nessuna prestazione negli ultimi due anni, cosa dovevo fare, dichiarare il falso?” mi chiede in tono provocatorio. Ma il problema non è tanto questo, ci stava tutto che lui gareggiasse nel gruppo B, quello che invece non riesce a digerire è il fatto che, dopo la prima giornata di gare, non si siano ricomposti i gruppi in base alla classifica parziale. “L'ho chiesto al direttore di gara, ma mi ha risposto che era assolutamente impossibile. Nella seconda giornata, poi, abbiamo iniziato le gare alle ore 17, non c'è da stupirsi se poi abbiamo corso i 1.500 metri dopo la mezzanotte. Inaudito”.

Nella foto Alexander Kruger(Fonte R. Marchi)

Un altro atleta letteralmente imbufalito è Marco Ciriani che ha corso i 200 metri M40. Il calendario prevedeva le batterie alle 19.35 del 9 settembre. Il giorno successivo, al mattino, alle 11.35 erano previste le semifinali e alle 18.00 le finali. Il 9 settembre, alle 22.15, lo incontro allo stadio di Riccione “E' assurdo” si sfoga “tre ore fa ho corso le batterie, ora mi hanno fatto correre i quarti (che non erano stati previsti a calendario) e domani mattina dovrò correre le semifinali. Ma ti sembra possibile? Eravamo in 112 iscritti, perché non hanno messo subito a calendario i quarti, magari con un po' di respiro dopo le batterie e prima delle semifinali? Ti prego scrivilo”.. Vi confesso che ad ogni lamentela che raccoglievo mi sentivo un pochino come un cagnolino con le orecchie sempre più basse... Mi tornarono però alla mente i chiarimenti che il direttore di gara Luca Verrascina mi aveva gentilmente fornito in merito al calendario: “Sono stati individuati i turni da disputare sulla base di un numero di partecipanti decurtato in percentuale delle probabili rinunce (sulla base di quanto avvenuto nei precedenti campionati mondiali). Nulla toglie che, in casi sporadici, ove il numero di conferme sia molto superiore a quelle preventivato, possa essere aggiunto un turno intermedio, ma si tratterà di casi limitatissimi”. E quello evidentemente era uno di quei casi... Scelta ragionevole ma che forse avrebbe dovuto essere accompagnata da un calendario un po' più attento. Mi spiego meglio: le categorie più affollate (quelle più a rischio) avrebbero potuto gareggiare al mattino, in modo da avere un po' di respiro nel caso avessero avuto un turno aggiuntivo. Un conto è correre un turno al mattino, uno al pomeriggio e poi di nuovo uno al mattino. Diverso e molto più critico è correre due turni alla sera e uno al mattino dopo. Ma col senno di poi... Ok, non voglio infierire. (Hai visto Marco che l'ho scritto?)

Maria Magnolia Figueiredo è invece una delle “vittime” della mancata disputa delle semifinali negli 800 metri W40. Per un errore in questa categoria si è disputata la finale diretta, ma le atlete finaliste in realtà erano 26... difficile farle correre tutte insieme, e così si è optato per una finale a serie. Ora, posso capire l'errore, ma quello che non capisco è il fatto che non sia stato verificato con le atlete il reale tempo di iscrizione, al fine di comporre le serie nel modo più corretto, vista la delicatezza della situazione. Qui non parliamo di un 5.000 o 10.000 dove si sapeva dall'inizio che le gare si sarebbero svolte a serie in base al tempo di iscrizione... ma di un 800!!. E così Magnolia, che è stata iscritta senza tempo, si è trovata a correre nella prima serie, quella più lenta. Lei, che 3 anni fa ha stabilito il primato mondiale dei 400 W40 (53”05) ed ha partecipato alle olimpiadi di Atene con la staffetta del Brasile. Possibile che nessuno se ne sia accorto? Ha corso contro il cronometro ma un passaggio troppo azzardato (64”) l'ha costretta ad arrivare sulle ginocchia nel tempo di 2'15”74. Le atlete della seconda serie hanno fatto il possibile per correre più forte e così Magnolia si è classificata al terzo posto, dietro alla belga Debaets (2'14”07) e alla polacca Wieciorkowska (2'15”03). “Ma come mai non avevi il tempo di iscrizione?” le chiedo. “E' stato un errore della mia federazione” mi risponde sconsolata. “Ma non sapevi che, all'atto della consegna della Declaration Card, potevi specificare la tua prestazione?No, mi risponde stupita, nessuno mi ha detto nulla”. Effettivamente noi italiani abbiamo appreso questa possibilità tramite un comunicato sul sito Fidal, ma era tanto difficile specificarlo anche nel Declaration Card? Una frasetta del tipo: "Puoi comunicare la tua migliore prestazione dell'anno consegnando questa Card". Sarebbe stata una informativa diretta all'atleta (non sempre il team manager di una nazione riesce a raggiungere capillarmente tutti gli atleti) e non si sarebbero verificate tutti quei problemi legati a batterie composte in maniera non corretta per l'elevato numero di atleti iscritti senza tempo. (Pensate che nella mia prima batteria c'erano la primatista del mondo, la campionessa europea uscente e la capolista di questi campionati... niente male, eh?).

Personalmente ho rilevato due grossi disagi: la mancanza di una pista di allenamento e la difficoltà nell'effettuare il ricaldamento pre-gara.
Per allenarmi sono dovuta andare fino a San Marino, ma era necessario disporre di un'auto propria per raggiungere la destinazione.
Per quanto riguarda il riscaldamento pre-gara, viste le carenze delle zone disponibili, mi aspettavo che venissero rispettati i tempi per il raggiungimento del luogo di gara, previsti nel manuale tecnico (pag. 26): 10 minuti prima dell'orario della gara per le gare di corsa, 15 minuti per le gare ad ostacoli. A Riccione questi tempi sono stati spesso rispettati, a Misano invece erano un miraggio. Barbara Ferrarini, che ha corso i 400 ad ostacoli si lamenta “15 minuti? Al massimo ne ho avuti 4. Prima della finale ho avuto solo il tempo di provare la partenza e il primo ostacolo”.
Quando mi presento alla partenza della mia batteria dei 400 metri non riesco quasi a provare la partenza che già mi chiamano dietro ai blocchi. “Ma come, protesto. E la pagina 28 del manuale tecnico? Avrei 10 minuti a disposizione...” . Mi dispiace ma dobbiamo rispettare l'orario” mi risponde un inflessibile giudice. Per la semifinale allora capisco che devo agire "a monte" e riesco a convincere il giudice della Call Room ad “aprire le gabbie” un po' prima. “Vede” gli spiego “la nostra gara è tra 12 minuti. Se andiamo ora ci impieghiamo 2 minuti per arrivare alla partenza e così abbiamo 10 minuti prima della gara”. Incredibile, riesco a convincerlo e così riesco a fare due allunghi, una accelerazione e una partenza... Ma era tanto difficile prevederlo per tutte le serie di gara? Intanto ripenso con nostalgia ai mondiali di San Sebastian: un vero e proprio sogno! La Call Room era ubicata all'interno del palazzetto indoor dove, con le scarpe chiodate, ci si poteva tranquillamente scatenare.

Nella foto Rosa Marchi mentre si appella, inutilmente, alla pag. 28 del Manuale Tecnico :-) (Fonte R. Marchi)

E andiamo agli orari delle staffette, che sono stati resi noti agli atleti con grande ritardo (alla mattina quelli della 4x100, alle 11,30, dopo richiesta diretta, quelli della 4x400). E' vero che c'è stata la riunione tecnica il pomeriggio precedente ma purtroppo il nostro referente tecnico, Claudio Rapaccioni, non ha potuto partecipare. E così, mentre alle 8.50 in pigiama mi stavo bevendo il caffé pensando che probabilmente non avremo corso la staffetta 4x100 prima delle 11, mi arriva una telefonata che mi invita a presentarmi alla Call Room per le 9.15 perché l'orario affisso prevede (inaspettatamente e senza nessuna apparente spiegazione logica) che corrano prima le donne e poi gli uomini... Mah! Magari non tutto il male non viene per nuocere. Forse sarà per quella botta adrenalinica, accompagnata da attacco di panico, che ci siamo ritrovate con la medaglia d'oro al collo... (insieme a Peppa Perlino, Susanna Tellini e Marta Roccamo).

Dalla maratona ho raccolto personalmente una sola testimonianza in quanto ero impegnata con le staffette. Ma nei vari siti podistici in internet ho letto tantissimi commenti negativi. Sabrina mi ha lasciato allibita quando mi ha raccontato che quando è transitata al ristoro del 5° chilometro l'acqua era finita.. e sì che viaggia sotto i 5' al km, e sicuramente dopo di lei c'erano ancora moltissimi maratoneti. Quando poi è costretta a ritirarsi (spero in cuor mio non per carenza di liquidi) non riesce a capire se esiste un servizio di navette per i ritirari ("l'ho chiesto al ristoro ma non hanno saputo dirmi nulla.." mi ha riferito) ed è costretta a percorrere a piedi il chilometro e mezzo che la separa dallo stadio. Il che, per una ritirata, non deve essere stato il massimo.

Mi ha rattristato poi, raccogliere gli sfoghi di alcuni giudici che, nonostante la buona volontà, non sono riusciti a colmare delle grosse carenze organizzative. “Pensa che abbiamo dovuto fare una colletta per acquistare i segnalini delle pedane che poi abbiamo colorato personalemente...” mi confidano.

Grandi carenze ma anche piccole mancanze, che però possono pregiudicare la prestazione di un atleta. E' il caso di Bruno Sobrero che si è cimentato nel decathlon per la categoria M85 nei giorni di maltempo racconta “Nella gara del lancio del peso ho lanciato un metro in meno delle mie possibilità - racconta - Pensa che non c'era a disposizione neanche uno straccio per pulire l'attrezzo che cadeva nel fango”.

Nella foto Bruno Sobrero (Fonte R. Marchi)

Anche i mezzi che dovevano collegare i 3 impianti, così lontani l'uno dall'altro, non sono stati all'altezza delle esigenze degli atleti. “Sono sempre stati strapieni e da San Giovanni a Marignano fino a Riccione ci abbiamo impiegato anche un'ora e mezza” - si lamenta così Sergio Agnoli, tre volte campione mondiale (5000, 10000 e Cross per la categoria M80). - “A volte ci facevano scendere a Misano e lì dovevamo attendere un bel po' prima che arrivasse un altro autobus”. Quando offro a lui e a sua moglie un passaggio in auto fino a Riccione dopo la gara dei 10.000 metri, non finisce più di ringraziarmi. Riesco pure a sbagliare strada e a fare due inutili deviazioni. Ma Sergio mi tranquillizza: “Anche se sbagli strada 10 volte sicuramente arriveremo a Riccione prima del pulman” e non finisce più di ringraziarmi.

E andiamo ad aspetti più prettamente pecuniari. Il manuale tecnico riporta: “I servizi fisioterapici saranno prestati a prezzi minimi”. Dunque, mi informo, e questo è il listino ufficiale: 15 euro per 15 minuti, 30 euro per 30 minuti, 45 euro per 45 minuti... Due anni fa, a San Sebastian, erano previsti trattamenti unici da 30 minuti a 15 euro.
Per quanto riguarda invece i servizi di ristorazione confidavo, avendo preso in affitto un appartamento, di appoggiarmi al servizioofferto dagli organizzatori, che in tutte le edizioni precedenti era stato particolarmente economico. Però quando mi trovo a pagare 5,50 euro per un piatto di pasta al pomodoro, riscaldata e servita su un piatto di plastica, rimango molto delusa.

Certo, organizzare un mondiale con 8.900 iscritti è sicuramente un'impresa titanica, ma quando sento dire: “non ci aspettavamo questi numeri” mi permetto di dissentire. Tanto per cominciare nell'intervista a Lamberto Vacchi (il direttore del comitato tecnico dei mondiali), pubblicata sulla rivista Correre nel febbraio 2006, viene detto chiaramente che erano “Attesi 8.000 atleti”. [leggi intervista]. E come poteva essere altrimenti? Il movimento master è in costante crescita e lo dimostra il trend delle edizioni precedenti e dei nostri campionati italiani master (l'ultimo con 1.250 iscritti, e senza la maratona!). Due anni fa, a San Sebastian, gli iscritti erano più di 6.000 ma una camera d'albergo nella rinomata località basca costava praticamente il doppio di una camera a Riccione nel mese di settembre. Penso fosse plausibile pensare che la sistemazione economicamente vantaggiosa potesse attrarre un maggior numero di persone. I master devono sostenere in toto le spese per partecipare ai campionati e questi aspetti possono essere significativi per molti. Non dimentichiamo poi che il movimento veterano master spagnolo è numericamente la metà rispetto a quello quello italiano. Nel 2005 furono 1.300 gli atleti spagnoli di casa iscritti, era prevedibilissimo pensare che gli italiani potessero essere più del doppio, giocando in casa.

Mi fermo qui. Le mie orecchie da cagnolino bastonato, ormai, rasentano il pavimento. Sono però convinta che gli atleti master, il vero motore dei campionati master, guardino comunque avanti. Nuove sfide, nuove emozioni li aspettano. Il prossimo anno si disputeranno i Mondiali indoor a Clermont-Ferrand, in Francia, mentre gli Europei outdoor si terranno a Ljubljana, in Slovenia.
Nel 2009 ci sarano gli europei indoor ad Ancona mentre toccherà a Lathi, in Finlandia, organizzare i Mondiali outdoor. Per il 2011 la rassegna iridata si trasferirà oltreoceano, a Sacramento, la città statunitense che ha battuto la candidatura brasiliana di Porto Allegre.

Di Riccione rimarranno i ricordi delle imprese sportive, l'adrenalina, la determinazione, gli abbracci, i sorrisi, le amicizie, ma anche la passione e la buona volontà di quei giudici, volontari, collaboratori che hanno cercato di fare il possibile, nonostante i problemi organizzativi.

Pubblicato il 26 settembre 2007 sull'area master di Atleticanet [link]

lunedì 24 settembre 2007

Ritratti dai mondiali 2007: Edgardo Barcella

A volte, nella vita, arrivano dei momenti bui in cui una strada intrapresa improvvisamente si chiude. Ci si può disperare e sentirsi smarriti, è umano. Ma, se si prova a reagire, a cercare nuove vie, il futuro può regalare delle sorprese davvero inattese. L'importante è non smettere mai di sognare, perché i sogni, a volte, si avverano. Questa è la storia di un sognatore. Si chiama Edgardo Barcella e noi ci auguriamo che possa diventare uno stimolo per molti perché, come cantava John Lennon, “he isn't the only one”.
Il tennista
Edgardo ha sempre avuto la passione per il tennis. Ha iniziato a praticarlo a 18 anni diventando un buon giocatore di livello regionale fino al novembre 2002 quando, a 32 anni, un infortunio al ginocchio lo costringe ad un brusco stop. Viene operato per la rottura del legamento crociato anteriore e dei legamenti collaterali. Impiega circa un anno per una completa riabilitazione ma, alla prima competizione tennistica, il ginocchio lo tradisce ancora una volta. Edgardo però non demorde e, nel marzo del 2004, con la caparbietà che lo contraddistingue, è di nuovo sul campo di terra rossa. Purtroppo, durante un allenamento, sente nuovamente il fatidico “crack”. E' la fine. Edgardo capisce che è giunto il momento di smettere di giocare. Piange, si dispera: il tennis significava molto per lui.
Il maratoneta
Edgardo vive a Trescore Balneario, a 14 chilometri da Bergamo. Lavora come assicuratore, è sposato con Michela e ha due splendide gemelle (Basilia e Vittoria) nate da pochi mesi, ma la vita da sedentario non fa per lui. Decide di seguire le orme di Pasquale, il fratello più giovane, maratoneta da 2h40’. Inizia a macinare chilometri su chilometri arrivando - il 20 marzo 2005, giorno del suo 35° compleanno - a correre la mezza maratona in 1h28'43”.
Il quattrocentista – la prima gara
La sua società di atletica è la Easyspeed 2000 che annovera tra i suoi tecnici anche Riccardo Longinari. Questo allenatore l'ha notato e lo tiene sottocchio già da un po'. “Prova a fare un giro di pista tirato” gli chiede un giorno. E così, correndo in tuta e scarpe di gomma, Edgardo ferma il cronometro intorno ai 57 secondi. “Devi assolutamente gareggiare in pista - lo incita Longinari - tra due mesi ci saranno i regionali master”.
Al suo debutto nelle gare su pista Edgardo è da una parte incuriosito dal mondo master ma anche un po' timoroso, convinto di fare una figuraccia e di classificarsi all'ultimo posto. “Quando è arrivato il mio turno sono andato nella quarta corsia – ricorda Edgardo - mi sono messo sui blocchi e allo sparo sono partito deciso. Sentivo che stavo correndo bene ma mi sono meravigliato quando ho superato, un po' alla volta, tutti gli avversari. Vinsi la gara in 53”42 e.. quasi non ci credevo”. Siamo a luglio del 2005, Edgardo festeggia la nascita di Allegra, la sua bimba più piccola, e l’inizio della sua carriera di quattrocentista. Gli allenamenti proseguono, sotto la guida di Longinari, ma con il sostegno e l'incitamento di tutta la famiglia.
Il primo campionato internazionale
Otto mesi dopo la sua prima gara su pista, nel marzo del 2006, Edgardo partecipa ai mondiali master indoor di Linz. Si classifica al nono posto nei 400 metri portando il suo personale a 51”94 e conquistando il bronzo nella staffetta 4x200 M35. E' felicissimo e i continui miglioramenti lo portano ad inseguire un sogno: “correre sotto i 50 secondi...”.
Ancora infortuni
Nell'estate del 2006 sono di nuovo gli infortuni a tornare protagonisti nella vita sportiva di Edgardo: rottura del metatarso, fascite plantare e nuova rottura del crociato anteriore. La stagione estiva salta e il suo umore finisce sottoterra.
Gli europei indoor di Helsinki
Nel marzo 2007, con una preparazione sommaria, partecipa agli Europei indoor di Helsinki. Giunge comunque quarto, in 52”12. In questa occasione Edgardo stringe amicizia con Enrico Saraceni. I consigli del primatista mondiale dei 400 metri M40 saranno preziosi per Edgardo, che inizierà ad avere più fiducia nei suoi mezzi.
Si avvicina Riccione
Ma anche la primavera del 2007 porta con sé tanti infortuni: uno stiramento al bicipite femorale e una tendinite cronica al tallone sinistro gli impediscono di allenarsi con continuità. Il primo quattrocento all'aperto lo corre a Brescia il 12 giugno. Il risultato è confortante: 51”84 ottenuto con grande facilità. Ma dopo 10 giorni il bicipite femorale si infortuna nuovamente. Costretto ad uno stop assoluto di 20 giorni, Edgardo deve a rinunciare ai Campionati Italiani Master di Milano.
I mondiali di Riccione si avvicinano. Nel mese di luglio riesce comunque ad allenarsi bene e nel mese di agosto condivide, con Enrico Saraceni, un periodo di vacanza/allenamento in montagna. In accordo con il suo allenatore, e seguendo i suggerimenti di Saraceni, Edgardo apporta delle modifiche al suo programma di allenamento che lo porteranno a raggiungere dei picchi di velocità mai raggiunti prima.
I mondiali di Riccione
Edgardo arriva a Riccione il 7 settembre, condividendo l'alloggio proprio l'amico Saraceni. Ci sono più di 100 iscritti nella gara dei 400 metri M35, e Edgardo comincia a dubitare delle proprie possibilità: “Chissà se arriverò in finale” si chiede.
Il 12 settembre si corre il primo turno di gara. Edgardo si ritrova a correre nella prima delle 8 batterie, insieme allo spagnolo Carlos Velasco, il campione europeo indoor. Per passare il turno è necessario classificarsi ai primi due posti oppure essere ripescati tra i migliori 6 tempi.
Edgardo potrebbe risparmiare le energie e controllare la gara ma dopo tutti gli infortuni ha bisogno di capire quello che può valere. Parte forte, corre facile e vince con il nuovo personale di 50”69. Velasco controlla e chiude al secondo posto con 53”15. Edgardo è felicissimo e incomincia a chiedersi fino a dove potrà arrivare.
Il 13 settembre è la volta delle semifinali. Edgardo si ritrova con degli avversari molto accreditati (il sopracitato Velasco, ma anche Antonello Palla, che l'ha sempre battuto). Palla parte molto forte ma Edgardo, nella corsia interna, corre una splendida ultima curva e rimonta tutti gli avversari. Taglia il traguardo siglando nuovamente il record personale: 50”07, miglior tempo di tutte le semifinali. La felicità di essere in finale e di essersi ancora migliorato è grande. Ma Edgardo non si sente ancora appagato, dentro di lui c'è sempre un sogno che sente di voler realizzare anche se inevitabilmente i due turni di gara corsi senza risparmiarsi gli lasciano le gambe un po' stanche.
E arriva il giorno della finale, il 14 settembre. Degli 8 finalisti, ben 4 sono italiani. Gli fanno compagnia Antonello Palla, Massimiliano Poeta (che vanta uno stagionale di 49”27) e Daniele Biffi. Gli atleti si abbracciano e si scambiano gli “in bocca al lupo”.
Edgardo assiste con felicità all'arrivo trionfale di Enrico Saraceni, vincitore della categoria M40, e si carica ulteriormente.
Ma ora è il turno degli M35. La concentrazione è al massimo e la tensione si potrebbe tagliare con un coltello. Gli spalti sono gremiti di pubblico. Edgardo è però determinato a dare il massimo, anche per i suoi amici, arrivati a Riccione proprio per lui, per sua moglie e le sue splendide bambine che hanno sempre tifato per lui. La corsia è la quarta, la migliore. In quinta Velasco, in terza Poeta. Velasco parte molto forte, ma Edgardo un po' alla volta recupera il distacco superandolo all'uscita dell'ultima curva. Davanti a lui non c'è nessuno e Edgardo continua a spingere, a volare, fino all'arrivo. Taglia per primo il traguardo fermando il cronometro sui 49”90, il suo sogno di scendere sotto i 50 secondi si è appena realizzato ma c’è qualcosa di più: Edgardo è appena diventato Campione del Mondo distaccando di soli 13 centesimi Massimiliano Poeta.
Edgardo è incredulo. Si avvicina alla rete per salutare i suoi amici, abbraccia i suoi compagni di gara e poi corre verso la tribuna per accogliere gli applausi di un pubblico tutto in piedi. Non riesce a trattenere le lacrime, l'emozione è fortissima. Sta vivendo un sogno bellissimo, che non dimenticherà mai.

”You may say I'm a dreamer, But I'm not the only one” (J.L.)

P.S.: Edgardo, ai mondiali di Riccione, darà il suo contributo anche nella 4x400. La fortissima staffetta M35, corsa insieme a Daniele Biffi, Massimiliano Poeta e Luigi Luccioli, vincerà la medaglia d'oro con lo strepitoso tempo di 3'20”43, ad un soffio dal primato mondiale di categoria.

Nella foto l'arrivo vittorioso di Edgardo Barcella, alle sue spalle Massimiliano Poeta (Fonte Rosa Marchi)

Nella foto in testa alla news, la concentrazione di Edgardo prima della finale dei 400 metri (fonte R.Marchi)

Pubblicato sull'area master di atleticanet il 24 settembre 2007 [link]

sabato 1 luglio 2006

21/07/2006 - Europei di Poznan (1)

Sabato, 22 luglio
Siamo arrivati oggi a Poznan dopo un viaggio in auto di quasi 1.400 km inframezzato da 2 tappe: una a Norimberga e una in Polonia, subito dopo il confine con la Germania. Nella cittadina tedesca, il cui bel centro storico è caratterizzato da edifici gotici, siamo accolti da temperature e umidità elevate. Il pensiero va subito a Poznan, dove le gare sono già iniziate: chissà se anche lì c'è questo clima torrido. Nel frattempo mi arriva un sms da Brunella Del Giudice, che mi annuncia festosa la sua medaglia d'oro nel martellone W60 e il suo primato italiano ulteriormente migliorato (14,41). Sono felice per lei e subito un brivido di emozione mi corre lungo la schiena: gli Europei sono iniziati! Questa sarà la mia settima partecipazione internazionale. Ripenso al mio esordio nel 2000 agli Europei finlandesi, e poi ai mondiali del 2001 in Australia, agli europei indoor del 2003 a San Sebastian, ai mondiali dello stesso anno a Porto Rico, agli europei in Danimarca nel 2004, fino ai mondiali dello scorso anno a San Sebastian: tutte esperienze indimenticabili.


Nella foto E.Saraceni e A.Rossi, entrambi secondi nei 100 metri - di R.Marchi


Prima di lasciare Norimberga andiamo alla ricerca di una pista di atletica per il mio allenamento. Ne scoviamo una in terra rossa, vicino all'università. Il custode è gentile e mi apre lo spogliatoio.
Le distanze non sono segnate e mi arrangio un po'. Il mio tendine ringrazia per la mancanza del manto sintetico. Riafforano i ricordi del mio esordio nell'atletica leggera: era il 1981, e la pista dove mi allenavo era in terra rossa come questa.
Dopo l'allenamento ci rimettiamo in viaggio con l'obiettivo di arrivare in terra polacca entro sera. Le stazioni radio tedesche non sono una buona compagnia, se non si conosce bene il tedesco; gli speaker parlano parlano parlano e raramente si sente un po' di musica.

Alla frontiera polacca ci attende la dogana. Superiamo diversi chilometri di camion in coda nella corsia a loro riservati. Dopo la frontiera il paesaggio ci regala distese di campi di grano intervallati da una sfilza interminabile di hotel aperti 24 h dotati di night club, parcheggi per i tir e nomi da oltreoceano come “Las Vegas” e “Paradise”. Optiamo per uno dei rari alberghi non dedicati ai camionisti. Si rivela una ottima scelta: l'hotel è nuovo, tranquillo, con un buon ristorante e prezzi vantaggiosi.

Stamane abbiamo percorso i 110 km che ci semparavano da Poznan per puntare direttamente alla pista dell'Università per l'ultimo allenamento. Lunedi pomeriggio disputerò le batterie dei 400 metri, ma le finali dei 400 si correranno mercoledi mattina e sto cercando di abituarmi all'orario. Impresa ardua, per un “ghiro” come me.

Arriviamo verso le 9,30. L'anziana custode dell'impianto mi parla fitto fitto in polacco e io non capisco una parola. Alla fine mi consegna la chiave di uno spogliatoio invitandomi a restiturirla dopo aver fatto l'allenamento e la doccia (o almeno così capisco). Nella pista sono in corso delle gare universitarie, ma riesco lo stesso a utilizzare le corsie più esterne. L'impianto è limitrofo alla pista principale dell'Università di Educazione Fisica, quella in cui si svolgono alcune gare degli Europei.

Qualche partenza con le chiodate, con forte protesta del mio tendine sinistro e della contrattura del polpaccio destro (sì, proprio quello che mi strappai lo scorso anno e dove capeggia ancora la “scottatura” che quella gentile dottoressa mi provocò ai campionati italiani indoor master di Genova spruzzandomi il ghiaccio a 1 cm dalla pelle). Ebbene sì, sono messa maluccio, anche se ho recuperato un po' di ottimismo: fino ad una settimana fa le scarpe chiodate non ero neanche in grado di indossarle...

Lo stadio Olimpia
Ci dirigiamo poi verso lo stadio Olimpia per le procedure di accredito. Sulla cartina la strada sembra semplice, perché solo 5 km separano i due impianti; in realtà le indicazioni non sono così chiare, al punto che rischiamo anche un contromano. Finalmente giungiamo allo stadio.

Ritiro la busta con i pettorali e l'accredito stampa, per poi pranzare insieme a Oriano Chelini (il fisioterapista inviato dalla Fidal che finalmente ho il piacere di conoscere, dopo averne sentito parlare così bene dagli atleti presenti ai mondiali indoor di Linz) e a Mauro De Carli, dell'Area Master della Fidal. Ci aggiornano su quanto successo nei primi due giorni di gara, mentre ingaggiamo una strenue battaglia contro una flotta agguerrita di vespe che ha deciso di tuffarsi nel nostro cibo.

Mi viene a salutare Lamberto Vacchi, a capo della delegazione dello stand dei mondiali di Riccione 2007 che capeggia al Centro di Registrazione. E' sempre un piacere ritrovarlo. Lo considero il mio “portafortuna”. Lui c'è sempre stato, quando ho conquistato una medaglia internazionale.

Dopo il pranzo ci dirigiamo verso l'albergo (Hotel Dorrian, situato a soli 10 minuti di auto dallo stadio Olimpia) per depositare i bagagli. L'hotel dispone di un apprezzatissimo collegamento Wi-Fi a cui riesco agevolmente a collegare il mio portatile. Ritorniamo subito allo stadio per assistere alle finali dei 100 metri, forse la gara più avvincente di tutti i campionati.
Lo stadio ha un certo fascino decadente. Mi piace il fitto bosco che lo circonda, ma disapprovo la mancanza di una tribuna coperta; inoltre, il grande tabellone elettronico che lo sovrasta non è in funzione ed è difficile conoscere i risultati delle gare. Il clima è molto informale e i giudici non sembrano così fiscali come in altre sedi. Sono molte le persone che hanno scavalcato la bassa recizione della pista e se ne stanno accoccolate a vedere le gare.

Incontro Ugo Sansonetti, una delle colonne dell'atletica master italiane. Purtroppo è arrivato a Poznan solo in veste di turista, perché un problema al ginocchio gli impedisce di scendere in pista. L'86enne romano è quindi costretto “a fermarsi”, ma ha tutte le intenzioni di curarsi e tornare presto a far parlare di sé.

Mi posiziono nei pressi dell'arrivo per scattare le foto, a fianco degli instancabili Sonia Marongiu (qui in veste di doppia inviata: per i comunicati stampa Fidal e per Podistidoc.it) e Nicola Severini.
Saluto tanti amici che ritrovo in questa occasione: Pino Pilotto, il rappresentante della Federazione Svizzera Master che qui disputerà ben 27 gare, Alessandro Cipriani (ciprignac, per gli amici del forum), giunto anche lui in auto da Aosta, Marco Giacomantonio, primo degli esclusi dalla finale dei 100 metri M35, prima illuso e poi disilluso di poter comunque essere ripescato per l'infortunio di un finalista, Vincenzo Felicetti e Emauela Stacchietti, i miei carissimi amici appena arrivati col camper, e tanti altri.

Mi avvicina anche Sergio Agnoli, l'eccezionale ottantenne romano. Mi complimento subito con lui per la vittoria ottenuta nei 10.000 metri (corsa alle 12 con temperatura superiore ai 35 gradi). Lui è contrariato per aver dovuto correre un giro più del previsto. Sono molto affezionata a questo simpatico e vulcanico atleta, che mi consegna un dvd con la sua ultima intervista andata in onda alla Rai e un foglietto contenente una delicata e commovente poesia a lui dedicata. “Me l'hanno scritta i bambini della quinta elementare dopo il mio intervento nella loro scuola (la “Carlo Fornarini”) - mi spiega - L'obiettivo era far conoscere lo sport e in particolare i benefici che l'attività sportiva può portare. Si dovrebbe fare di più per promuovere il nostro sport; a quell'età i ragazzini sono molto ricettivi. Pensa che, dopo avermi conosciuto, si sono iscritti quasi tutti alle gare di atletica organizzate dal Comunce di Roma per le scuole elementari”. Rileggo il primo verso della poesia: “Lui ha tanta energia e vive solo d'allegria...”. Eh sì ragazzi, avete proprio ragione.

Le finali dei 100 metri
Si inizia dalla categoria più anziana (la M90) e poi via via fino alla M35. Sono oltre 20 finali, tra uomini e donne. Un vero e proprio spettacolo.
Tre i novantenni in gara. Vince lo svedese Herbert Liedtke (in 18”65) sul tedesco Friedrich Mahlo (in 20”90). Io tifavo per il tedesco, che quest'anno compirà 94 anni e che porta i suoi anni in maniera incredibile.

Nella categoria M85 arriva una medaglia d'oro per l'Italia. Il fossanese Bruno Sobrero, dopo aver inseguito per i primi 30 metri il francese Pierre Darotte, giunge primo al traguardo. “Speravo di fare il record mondiale - mi confessa all'arrivo - ma dopo gli Italiani di Misano sono stato fermo per 40 giorni per i problemi alla schiena”.

Nella categoria W70 un'agguerrita Emma Mazzenga si classifica terzo posto con il suo miglior tempo dell'anno (17”13). “Non pensavo proprio di correre così - ha commentato all'arrivo la forte padovana - la sciatalgia mi ha bloccata per diverso tempo”. Le due svedesi classificate al primo e secondo posto sono a solo un decimo da lei (17”01 e 17”05).


Nella foto Guido Muller e Tristano Tamaro - di R.Marchi


Negli M65 c'è la bella sfida tra il nostro Tristano Tamaro e il fortissimo Guido Muller (il miglior atleta master del 2004). Entrambi hanno 67 anni e nelle qualificazioni Muller ha corso in 13”12, contro i 13”14 del triestino. Vince Muller con 12”74, con Tamaro secondo nell'ottimo tempo di 12”95: un vero e proprio miracolo, ottenuto con una preparazione sommaria e dopo un lungo anno di infortuni.

Un altro bell'argento per l'Italia lo conquista Antonio Rossi nella categoria M55. Il perugino corre in 12”36 (dopo il 12”24 in batteria) dietro lo sloveno Vadimir Vybostok, che ha chiuso in 12”15.

Brava Cristina De Grandis tra le W50. La milanese agguanta un combattutissimo terzo posto in 14”38. La prima e la seconda sono però fuori portata: la fortissima tedesca Dagmar Fuhrmann vince in 13”37!!

Negli M45 doppietta di medaglie azzurre: Vincenzo Antonaci arriva secondo in 11”75, Salvino Tortu è terzo in 11”81, risultato ben al disotto delle sue possibilità. Tortu, infatti, dopo la gara è molto contrariato, perché sperava di fare di più. Vince l'inglese Patrick Logan, con 11”50.

Nella categoria W40 nessuna italiana, ma la francese Violette Lapierre, campionessa mondiale di categoria, crea il vuoto dietro di sé correndo in 12”15.

Tra gli M40 è davvero avvincente la sfida tra Enrico Saraceni e l'inglese Anthony Noel. Saraceni, che da sempre paga una partenza poco efficace, decide per l'occasione di non utilizzare i blocchi di partenza (opzione prevista nelle gare master). “Mi trovo meglio così - mi spiega. Ma la sua lunga rincorsa non è sufficiente per agguantare il campione mondiale della distanza (10”93 contro 11”00). Lo attendiamo ora nelle distanze a lui più congeniali: 200 e 400 metri.


Nella foto Marta Roccamo e Agnieska - di R. Marchi


Tra le W35 la nostra Marta Roccamo si deve accontentare di un quarto posto con 13”15. Peccato. Una medaglia questa simpatica atleta catanese se la meritava. Nella stessa gara giunge al traguardo, al settimo posto, anche la mia amica Agnieska Kuczalska-Lis. Ci abbracciamo felici. La doppia cittadinanza (canadese e polacca) le permette di essere presente anche qui. “Tra un mese sarò in Guatemala per Campionati Master del Nord America” mi spiega. Ci siamo conosciute ai mondiali di Porto Rico nel 2003 e da allora siamo sempre rimaste in contatto. Peccato che la sua avventura agli europei termini qui e domani riparta.

Mentre sono in corso le semifinali dei 1.500 metri ritorno all'albergo stanchissima. E' giunto il momento di recuperare un po' di energie per le mie gare.

23/07/2006 - Europei di Poznan (2)

Domenica, 23 luglio
Il centro storico di Poznan è davvero caratteristico. La piazza principale, Stary Rynek Square, è delimitata da una serie di edifici dalle facciate variopinte. Al centro si erge il municipio, opera di un architetto italiano del 1500, con la facciata monumentale che rappresenta il simbolo di questa cittadina. Questa piazza è il cuore della città, su cui si affacciano decine di locali affollatissimi. Fa davvero molto caldo; le temperature in questi giorni hanno sfiorato i 40 gradi, penalizzando le competizioni.

Mi colpisce che questa città, ricca di impianti sportivi dove si svolgono spesso manifestazioni internazionali in tanti sport, non abbia in alcun modo pubblicizzato l’evento di questi campionati. Non c’è un cartello, uno striscione, nulla… Niente a che vedere con i Mondiali di San Sebastian dello scorso anno, dove la città si era messa a festa per noi. Peccato!

Nella foto il gruppo degli azzurri finalisti nei 400 ad ostacoli - di R.Marchi

Mentre passeggiamo tra le vie del centro incontriamo una tradizionale processione religiosa. E’ appena uscita dalla settecentesca Parish Curch per sfilare, accompagnata d banda musicale e ragazze vestite con bellissimi abiti folcloristici, per le vie del paese.
Cerchiamo un po’ di refrigerio con un gelato, mentre osserviamo le bancarelle dove si vendono oggetti di artigianato e girandole di plastica (non ne vedevo una da quando ero bambina…).
Nella foto Processione per le vie del centro - di R.Marchi

Medaglie
Nel pomeriggio ritorniamo allo Stadio Olimpia per assistere alle finali dei 400 ad ostacoli. Incontro Bruno Sobrero, che mi racconta di aver preso la medaglia di bronzo nel salto in lungo M85 con la stessa misura del secondo, 3,50 m, stabilendo la nuova miglior prestazione italiana di categoria (3,41 di Vittorio Colò). Il primato ai fini Fidal gli apparteneva già dallo scorso anno, quando saltò la misura di 3,58, prima di compiere 85 anni. Subito dopo incontro una sorridente Rosanna Rosati. La poliedrica atleta, prima delle escluse nella finale dei 400 ad ostacoli, si è rifatta conquistando il bronzo nel lancio del martello W45 con la misura di 36,63.

Nella foto Tiziana Piconese sul podio - di R.Marchi


Nel frattempo è giunta anche la medaglia d’argento della trentina Tiziana Piconese nel salto in alto W40. La “super-mamma” di 3 bimbi scatenati ha saltato 1,55 sfiorando per un nonnulla l’1,60, misura che ha permesso la vittoria all’inglese Wendy Laing. Assisto alla sua premiazione, mentre riecheggiano le note dell’inno inglese. Anche qui, come ai mondiali indoor di Linz, viene regalata questa emozione al vincitore, una vera e propria novità per il mondo master.

Sempre sul podio sale un’altra italiana, la bravissima lanciatrice Santa Sapienza. Dopo l’oro nel martellone (peso con maniglia) conquista l’argento nel martello W35 con l’ottima misura di 42,73 m. Il suo fisico minuto contrasta notevolmente con la stazza della vincitrice (la belga Kathleen De Wolf) ma soprattutto della terza classificata, la svizzera Daniela Lachat.

Le finali dei 400 ad ostacoli

Ritorno in pista per le finali dei 400 ad ostacoli.
Antonio Farsaci ha già corso i 300 ad ostacoli M65; s’è classificato al quinto posto, ma è soddisfattissimo di aver stabilito la miglior prestazione italiana di categoria: 50”78 (precedente 51”50 di Diego Febbe).

Nella finale degli M55 Antonio Montaruli, che lamenta un affaticamento al polpaccio, giunge quarto in 1’10”48, un tempo ben al di sotto delle sue possibilità.

La finale degli M50 vede ben 2 italiani in gara: l'aostano Alessandro Cipriani e il romano Claudio Rapaccioni. Claudio sfoggia un tricolore dipinto sulla guancia che attira le attenzioni dei fotografi; Cipriani, che non nascondeva velleità di medaglia, purtroppo pasticcia già dal primo ostacolo e giunge quinto in 62”89. Rapaccioni è ottavo, ma soddisfatto per aver raggiunto la finale.

Negli M40 ci sono altri due italiani: Frédéric Peroni e Roberto Amerio. Frédéric ha corso pochi giorni fa nell’ottimo tempo di 56”31, ma una fastidiosa borsite gli rende difficile reggere 2 gare in due giorni consecutivi, e le batterie sono state corse solo ieri…Utilizza un solo blocco per partire, ma perde l’equilibrio sul primo passo. Sono molto dispiaciuta per lui, che vede sfuggire il podio e si classifica solo al quinto posto con 57”63. La gara viene vinta dall’inglese Jonathan Tilt in 56”83. Al terzo posto giunge un felicissimo (ma distrutto dopo una gara coraggiosa) Roberto Amerio nel tempo di 57”17: per lui si tratta della prima medaglia internazionale.

Con la finale degli M35 termina la saga degli ostacoli. Il catanese Claudio Lucchesi si classifica al quarto posto.
Alla fine foto di gruppo per tutti, mentre Cipriani addenta un lembo di bandiera tricolore: che sia per la medaglia che forse si è mangiato?

25/07/2006 - Europei di Poznan (3)

Lunedi 24 luglio
Oggi tocca a me. E’ giunto finalmente il momento di rompere il ghiaccio e di scendere in pista. Non gareggio da oltre un mese e mezzo e l’emozione si fa inevitabilmente sentire. Per i 400 metri della mia categoria (W40) si corrono direttamente le semifinali, oggi pomeriggio alle 16.50. Al mattino però torno all’Olimpia Stadio per assistere alla gara di Sergio Agnoli nei 1.500 metri. Lo saluto proprio alla partenza della gara. Il primatista mondiale della mezza maratona M80 (1’42”24) è un po’ emozionato, non si sente molto a proprio agio su questa distanza (per lui) corta. “Il finlandese ha un tempo miglior del mio” mi confida. “Non ti preoccupare Sergio, vedrai che andrà tutto bene” lo incoraggio. Mentre fotografo il gruppo di over 80 impegnati su questa distanza non posso non provare una grande ammirazione nei loro confronti, pensando a tanti loro coetanei che hanno difficoltà anche solo a camminare. Sergio parte deciso, ma il finlandese Yrjo Torikka ha un altro passo e vince in 6’40”40, contro i 6’46”04 di Sergio. Un altro bell’argento che si somma all’oro sui 10.000 metri.

Nella foto Sergio Agnoli nei 1.500 m. M80 - di R.Marchi


Mi comunicano che sono arrivate medaglie anche dai 5.000 m di marcia, che si sono svolti presso la pista dell’Università di Educazione Fisica: oro per Milena Migli tra le W40 (26’58”54) e argento nelle W50 per Natalia Marcenco, la mia compagna di squadra all’Assindustria Sport Padova. Natali è giunta seconda in 28:21.35 dietro alla portoghese Maria Silva Fernandes, vincitrice in 26’22”02. Fino allo scorso anno anche Natali viaggiava sui tempi della prima, ma vari problemi di salute l’hanno debilitata durante l’inverno e questa medaglia per lei vale quanto l’oro.

La mia semifinale
Lo stadio Olimpia è immerso in un fitto bosco ed è piacevole riscaldarsi all’ombra degli alberi lungo il bellissimo laghetto a 50 metri dallo stadio; lo sterrato è proprio l’ideale. Ritrovo le mie amiche di altri campionati, come la francese Dolores Hachotte e l’inglese Geraldine Finegane.

Durante il riscaldamento incontro il consigliere federale e Pierluigi Migliorini che mi preannuncia l’organizzazione di un convegno sul tema dei master all’inizio di dicembre. Mi presenta quindi Giuseppe Gentile, uno degli atleti che ha segnato la storia del salto triplo.

Le procedure qui non sono molto fiscali. La call room funziona come la normalissima “spunta” di una gara provinciale e l’accesso al campo avviene liberamente. Mi stavo cambiando le scarpe, quando mi sono accorta improvvisamente di essere rimasta da sola e mi sono dovuta precipitare al trotto verso la zona di partenza: nelle altre edizioni a cui ho partecipato questa procedura era molto più controllata e non si correva il rischio di dimenticare qualche atleta.

Ci sono 2 semifinali e, vista la lista delle partenti, l’accesso alla finale dovrebbe per me essere facile. Decido di risparmiare al massimo le energie. Parto decisa, per poi controllare dai 220 metri. L’estone Helle Tuhkla mi affianca e mi supera. Io la seguo nella scia, ma senza forzare. Controllo la seconda posizione fino all’arrivo. Il tempo è altissimo (63”60, contro i 63”06 dell’estone), arrivo sciolta all’arrivo ma mi ritrovo stanchissima. Il mio stagionale di 60”6 in questo momento mi sembra inavvicinabile; il tendine, poi, negli ultimi 60 metri ha incominciato a farsi sentire: che sia solo frutto dell’emozione? Speriamo bene per la finale. La seconda semifinale viene vinta da Dolores Hachotte (61”96), seguita da Geraldine Finegane (62”98).


Nella foto il passaggio ai 300 metri della mia semifinale - di A.Cipriani


Dopo la gara raggiungo il Fidal Point dove Oriano Chelini, il fisioterapista della Fidal, mi attende per un massaggio di scarico. Privatamente, compatibilmente con le esigenze che il suo ruolo gli impone, è disponibile per massaggi ad una modica cifra: non mi sembra vero! E’ bravissimo e scendo dal lettino con un po' di ottimismo in più.

Mercoledi mattina correrò la finale. Gli altri finalisti italiani sono Emma Mazzenga (W70), Elisa Zuccari (W45), Sergio Palma (M80), Roberto Vaghi e Tristano Tamaro (M65), Alessandro Manfredi (M45), Enrico Saraceni (M40) e Emilio de Bonis (M35). In bocca al lupo a tutti noi!

26/07/2006 - Europei di Poznan (4)

Mercoledi 26 luglio
La sveglia suona presto, perché le finali dei 400 metri iniziano alle 9.00. La notte l'ho passata un po' agitata, ma fa parte del copione: impossibile arrivare ad un appuntamento come questo senza essere emozionati, nonostante gareggi ormai da 25 anni e questa sia la mia settima parteciazione internazionale. Preparo il caffè con la moka portata da casa, leggo gli sms e le mail di incoraggiamento e mi preparo per uscire. Giunta allo stadio cerco di rilassarmi lungo il lago ascoltando un po' di musica.

Incontro Dolores, la mia avversaria francese. E' molto simpatica ma parla solo francese, e io non conosco una parola di francese. A gesti mi fa capire che anche la sua pancia è in subbuglio per l'emozione. Mentre mi riscaldo intravedo il passaggio ai 300 metri delle finali precedenti alle mie.
Si inizia con le categorie più anziane: negli M90 si ripropone la sfida dei 100 metri fra il finlandese Liedtke e il novantaquattrenne tedesco Mahlo. Anche questa volta vince il finlandese. Certo che riuscire ancora a correre il giro di pista a quell'età è davvero incredibile!

Non riesco a seguire tutte le gare successive, ma con piacere apprendo della seconda posizione di Sergio Palma tra gli M80 (1'21”62) e della terza posizione di Emma Mazzenga tra le W70 (1'25”19).

Negli M65 Guido Muller impera facendo il vuoto dietro di sé. A 67 anni corre in 57”66, distanziando di 5 secondi il secondo classificato. Nella stessa finale Roberto Vaghi giunge quinto in 65”13 (in batteria aveva però corso in 64”58), mentre Tristano Tamaro, improvvisatosi quattrocentista, giunge settimo in 66”09.

Vedo passare Vincenzo Felicetti, impegnato con gli M55, seguito sulla scia dal britannico Robert Minting. Vincenzo vincerà con autorità nell'ottimo tempo di 54”82 (55”58 il tempo finale del britannico).

E' il momento di andare alla call room. Mi lamento con l'addetto per l'approssimazione con cui si effettua la procedura. Lui si difende dicendo che tanto gli atleti vanno alla partenza per conto loro... Per forza! Il campo è aperto e si può agevolmente entrare scavalcando la bassa ringhiera.
Ci avviamo verso la partenza. In quel momento partono le W45. La nostra Elisa Zuccari è settima in 65”18. Non mi viene subito in mente il suo nome e la incito con un “forza Italia!”. Tra gli M45, il bravo Alessandro Manfredi è anche lui settimo in 55”24.

E' ora il mio turno. Con il quarto tempo di qualificazione mi vedo assegnata la seconda corsia. Mi sento bene e il tendine non si lamenta. In terza corsia c'è l'estone Helle Tuhkla, una donna molto riservata con la quale non sono riuscita a scambiare neanche un sorriso, mentre in quarta c'è la mia amica Dolores. Helle parte più veloce di me; io cerco di fare la mia gara, passando in poco più di 29” ai 200 e tenendo abbastanza nel finale. Solo negli ultimi 50 metri la fatica mi offusca la vista. Mi sembra di essere terza, dietro a Helle e Dolores, ma all'arrivo tracollo. Un piccolo malore che mi rende difficile la respirazione; rimango a terra un po', senza riuscire a riprendermi.
60”99 il mio tempo finale, molto vicino al mio stagionale di 60”6. Vince l'estone con 60”35, seconda Dolores in 60”42. Mi spiace per lei, poteva essere una bella occasione.
Nel frattempo parte la gara degli M40, con un Enrico Saraceni pronto a sfoderare sua prestazione regale. Ancora sdraiata per terra nel tentativo di recuperare energie, intorno a me vedo solo gambe di persone rivolte a seguire sua la gara.
Enrico vince facilmente nel tempo di 49”10 (ma questo lo scoprirò qualche minuto dopo).
Tra gli M35 un grande Emilio De Bonis (il nostro "Emilio" del forum) conquista anche lui il bronzo in 50”49.

Quando mi riprendo scattiamo delle foto di gruppo con gli altri finalisti; peccato che quelli delle categorie “meno giovani” se ne siano già andati.

Nella foto da sx: Manfredi, Felicetti, Marchi, De Bonis e Saraceni


Devo andare sul podio per la premiazione: e ora cosa mi metto? Opto per la maglietta con la scritta “Italia” (comperata sulle bancarelle) che mi ha regalato la mia “sorellina” Barbara Ferrarini, in attesa che la Fidal provveda...(alla predisposizione di tute e vestiario da poter acquistare, come previsto dalle disposizioni approvate dal Consiglio Federale per il 2006).

E mentre ascolto incuriosita l'inno estone, penso che anche questa volta ce l'ho fatta a mettere in “saccoccia” una medaglia.

27/07/2006 - Europei di Poznan (5)

Giovedi 27 luglio
Anche stamane la sveglia suona presto. Alle 8 c'è la partenza della 10 km di marcia su strada femminile e voglio fare il tifo per la mia compagna di squadra Natali Marcenco. Raggiungiamo il Malta Lake, sede di molte rassegne internazionali di cannottaggio, scoprendo con raccapriccio che il tracciato (un rettilineo di un km da ripetere avanti e indietro per 5 volte) è stato ricavato dalla corsia di una strada trafficatissima. Nell'altra corsia una colonna di auto e Tir viaggia a passo d'uomo scaricando i gas tossici proprio sugli atleti in gara.
Nella foto Natali Marcenco e Milena Megli - argento W50 e oro W40 nella 10 km di marcia - di R.Marchi

L'atleta più anziana impegnata è un'ottantenne ucraina, che si distingue per un completino di raso bianco (probabimente cucito per l'occasione) con colletto e polsini azzurri. Purtroppo per lei verrà squalificata. Ci sono anche due donne non vedenti, con rispettive guide. Chiediamo dei chiarimenti in inglese ad un giudice; lui ci risponde cortesemente ma, mentre ci allontaniamo, scopriamo che anche lui è italiano: scoppiamo in una sonora risata. Si tratta del toscano Luca Ciurli, con cui commentiamo l'infelice scelta del tracciato e il fatto che le categorie maschili della 20 km saranno impegnate alle 11.00 (dalla M35 alla M50) e alle 17.00 (per gli over 55). In quegli orari non ci sarà neppure un filo d'ombra a riparare i poveri atleti e le temperature potrebbero raggiungere picchi preoccupanti.

Nel gruppetto di testa della gara femminile troviamo impegnata la nostra Milena Megli, mentre Natali viaggia distaccata. La bravissima Milena giungerà prima per la categoria W40 (e terza assoluta in 56'26”), bissando il successo ottenuto sulla distanza più corta; Natali, con il tempo di 59'05”, conquista invece il suo secondo argento per la categoria W50. Entrambe le atlete si sono lamentate al termine della gara per il tracciato molto impegnativo, con numerosi salite e discese.

Nella foto il passaggio di Milena Megli - di R.Marchi

Ho poi il piacere di conoscere Johanna De Petra-Rigney, la nostra portacolori italo-americana. “Vivo in California - mi spiega - ma gareggio per l'Italia”. Nella classifica W60 si aggiudica anche lei la medaglia d'argento (1°07'55”).
In gara anche la poliedrica Angela Bellomi, già impegnata nel pentathlon e giavellotto e qui sesta tra le W60, e la simpaticissima Maria Vecchi (categoria W65), che però opterà per il ritiro al quarto chilometro.

Ritorniamo verso il centro per un giretto turistico al museo della Ratusz (il municipio) e per assistere, a mezzogiorno in punto, all'uscita delle due caprette meccaniche dal campanile per lo "scontro di corna" quotidiano. Le capre sono infatti il simbolo di questa città, riprodotte anche nel logo della birra locale (la Lech) e nelle belle medaglie con nastrino rosso e bianco consegnate sul podio di questa manifestazione.

Nel pomeriggio ritorniamo verso lo stadio Olmpia per la gara del salto con l'asta M80, dov'è impegnato il veronese Amelio Compri.
Al centro di registrazione incontro il friulano Lucio Buiatti, con la medaglia di bronzo al collo conquistata nel giavellotto M45 con la misura dii 53,14. Bene. Il medagliere si sta sempre più arricchendo e, nonostante la ridotta partecipazione della compagine azzurra, potremo forse avvicinarci alle 62 medaglie dell'edizione di Aahrus 2004.

Allo stadio incontro anche Carla Forcellini, che ha vinto da poche ore la medaglia d'oro nell'asta W45. E' un po' delusa dal risultato (3,20), ma oltre ai problemi fisici che l'hanno tormentata tutto l'anno si è aggiunta anche la "tempestiva" puntura da parte di una vespa locale (qui numerosissime e agguerrite) proprio sul polso della mano sinistra due minuti prima di iniziare la gara.

Andrea Naso mi esibisce con orgoglio la medaglia d'argento conquistata nella 20 km di marcia a squadre M45-54 insieme a Cervi e Tamburini. Mi informa inoltre che anche nella categoria M35-44 è arrivata un'altra medaglia d'argento, ad opera di Cartoni, Zanolli e Siracusa. Peccato che sia mancata la medaglia individuale.

Nella foto il salto di Amelio Compri a 2,10 - di R.Marchi


L'ottantunenne Amelio Compri, nella pedana dell'asta, cerca intanto la sua concentrazione. Dal punto di vista emotivo sente molo la gara, meglio non avvicinarlo troppo. Salta a piedi nudi “perchè così ho una migliore sensibilità” mi aveva spiegato. I primi salti sono molti abbondanti. Probabilmente 2,20-2,30 sono alla sua portata, penso, ma poi Amelio paga l'elevato numero di salti (con progressione di 5 cm.) e giunge comunque secondo in 2,10, nella gara vinta dal finlandese Pentti Saavalainen con 2,15.

In pista, intanto, sono impegnati gli atleti impegnati al primo turno di qualificazione dei 200 metri, per le categorie che presentavano oltre 24 iscritti. Degli azzurri superano il turno Vincenzo Felicetti, Antonio Montaruli (tra gli M55 direttamente in finale), Gianpeppe Niro, Alessandro Cipriani (tra gli M50 in semifinale) ed Enrico Saraceni (tra gli M40 direttamente in finale).

Ne approfitto poi per un piccolo allenamento, in vista delle qualificazioni dei 200 metri di domani pomeriggio. Mentre faccio stretching sul mio inseparabile tappettino, si avvicina il novantenne svedese Herbert Liedke, già vincitore dei 100 e 400 metri per la sua categoria. Mi chiede se può sedersi insieme a me sul tappettino, invitando un fotografo a scattare una foto. Con mio grande stupore me lo ritrovo con la testa sul pavimento in una sorta di verticale, che si conclude con una capriola praticamente tra le mie braccia! Sorrido, incredula di tanta agilità, e gli scocco un bacio sulla guancia, mentre lui inizia pure a suonarmi "O sole mio" con la sua armonica...


Nella foto Herbert Liedtke insieme a Rosa Marchi


Stasera finalmente si mangia la pasta, ospiti nel camper di Emanuela Stacchietti e Vincenzo Felicetti.