lunedì 10 marzo 2003

Europei Indoor S.Sebastian 2003

San Sebastian (Spagna) - 5/9 marzo 2003
4° Camp. Europei Master Indoor.


Dopo le bellissime esperienze fatte in Finlandia nel 2000 (Europei Master Outdoor), in Australia nel 2001 (Mondiali Master Outdoor) e la mancata partecipazione agli Europei di Potsdam del 2002 per problemi di salute,  questa è stata la mia prima partecipazione a dei Campionati Europei Master Indoor.
Purtroppo l’avventura non è iniziata nel migliore dei modi perché al mio arrivo a San Sebastian avevo 38 di febbre. Nella hall dell’albergo ho fatto conoscenza con Filippo Torre, che con tutta la sua simpatia partenopea mi ha sollevato il morale e mi ha fornito una scorta di tachipirina. “Ma sarà doping?” Questo è stato l’ultimo pensiero prima di addormentarmi imprecando contro la sfortuna che mi costringerà in camera d’albergo per 3 giorni, fino alle batterie dei 200 m.

San Sebastian
San Sebastian, o meglio Donostia come viene chiamata in euskera, la lingua basca, è tristemente famosa per le attività terroristiche dell’Eta ma si presenta come una tranquilla cittadina affacciata sulla Bahía de Concha. La spiaggia, pulitissima, è molto grande ma all'arrivo delle maree diventa molto piccola fino a limitarsi ad una sottile striscia lungo lo splendido lungomare. La città vecchia, caratterizzata da strette stradine pedonali, è affollata di locali dove si possono assaggiare i famosi Tapas e si riesce a cenare a prezzi davvero modici.

Numeri
E’ stata la più numerosa rispetto alle 3 edizioni precedenti che si sono svolte a Birmingham (Gbr) nel 1997, a Malmöe (Swe) nel 1999 e a Bordeaux (Fra) nel 2001.
1.582 gli atleti iscritti provenienti da 32 nazioni europee. Un centinaio gli italiani in gara.

L’Impianto

La manifestazione si è svolta nell’impianto Indoor nei pressi dell’Anoeta Stadium. Una bellissima struttura con la pista realizzata in sintetico dalla Mondo, che ha visto la sede di numerose manifestazioni a livello assoluto.

Difficili le 5^ e 6^ corsie, dove al termine della ripida discesa all’uscita dalla curva era presente un inaspettato avallamento che ha causato la perdita dell’appoggio a molti atleti (compresa la sottoscritta) e in alcuni casi delle rovinose cadute.
I comandi per la partenza venivano dati in lingua basca, una lingua ricca di “X”, “K”, “U”. Davvero difficile comprendere l’invito “ai vostri posti”, se non fosse stato per i giudici di corsia che a gesti e in inglese ripetevano il comando.

L’organizzazione
Nel complesso è stata buona, caratterizzata da una estrema cortesia (e pazienza) da parte dei giudici e di tutti i volontari. Ottimo e qualificato il servizio dei massaggiatori al costo di 16 euro.
Puntuale la pubblicazione dei risultati anche se purtroppo nemmeno qui sono mancati i maleducati, che hanno provveduto a strappare i fogli dalle bacheche, come souvenir della propria partecipazione ai campionati.
Gli organizzatori continuavano ad affiggere avvisi in tutte le lingue: “Per cortesia non prelevate i risultati” Ma l’intera bacheca degli M55 era completamente vuota.
Le cerimonie di premiazione a volte hanno portato dei notevoli ritardi rispetto al programma orario, ma la musica utilizzata e la disposizione del podio davano la giusta solennità all’evento (ricordo ancora le premiazioni dei mondiali di Brisbane avvenute nel sottoscala dello stadio..)
Molto bello il logo della manifestazione riprodotto anche sulle medaglie: le onde, la luna e la spiaggia a definire degli atleti in corsa stilizzati.

Peace
Questa volta, oltre alle bandiere della nazionale ho anche la bandiera multicolore della pace da esporre sugli spalti.

Il mito
Il nostro Vittorio Colò, classe 1911, atleta più anziano iscritto alla manifestazione, ha portato la fiaccola durante la cerimonia di apertura ed è diventato il simbolo di questi campionati. La sua foto era riportata in prima pagina su tutti i quotidiani locali. Richiestissimo e coccolato da mass media e autorità ha cercato di fare il possibile per conciliare incontri di rappresentanza ed impegni agonistici .“Sto andando dal sindaco” mi ha detto quando l’ho incontrato, il mio primo giorno allo stadio, scortato da due “body guard” in giacca e occhiali scuri.
Incurante dei suoi 91 anni si è cimentato in ben 5 competizioni vincendo 4 medaglie d’oro: 60 m, salto in alto, salto in lungo e salto triplo (!) - e una d’argento, nei 200 m, dove è stato battuto al fotofinish per soli 9 centesimi dal tedesco Mahlo Friedrich classe 1912.

(Con Vittorio Colò)
162 anni in due…
Non hanno tradito le aspettative nemmeno gli altri due “pilastri” della nazionale azzurra, l’84enne Ugo Sansonetti
e l’82enne Bruno Sobrero: 3 ori e un argento per il romano, 2 ori e due argenti per il piemontese di Fossano. Medaglie che si sommano ad un bottino di decine e decine di altre medaglie conquistate a livello europeo e mondiale da questi due inossidabili atleti.
“Purtroppo la concorrenza nella nostra categoria non è molto qualificata” mi ha spiegato Bruno commentando i suoi risultati “e pur girando per il mondo l’avversario più agguerrito con cui mi devo confrontare è l’amico Ugo. Comincio a non divertirmi più tanto…”. Ma subito dopo mi ha raccontato che sarà presente a Porto Rico, per l’edizione 2003 dei Mondiali Master ed i suoi occhi brillano.

(Ugo Sansonetti, 4 medaglie e 4 donne :-) Loretta Rubini, Carla Forcellini, Elisa Neviani e Rosa Marchi )
Lo sport di moda
Classe 1921, un titolo mondiale studentesco nel 1939 e una finale olimpica nel 1948 sui 400hs. Ottavio Missoni non è stanco di fare sport; una vita esemplare segnata da successi cercati e ottenuti, uno stile di vita impeccabile ed un’integrità psicofisica da far invidia a chiunque. Qui a San Sebastian conquista l’argento nel peso e mi incanta con la sua cordialità e la sua semplicità non proprio tipica delle persone che fatturano oltre 55 milioni di euro l’anno.

(Con Ottavio Missoni)
Insospettabili distinte signore W65
Hanno tra i 66 e 69 anni, ma non li dimostrano. Sono eleganti e distinte, truccate, con i capelli sempre a posto. Ma quando infilano calzoncini e canottiera di gara sfoderano una grinta invidiabile.
Emma Mazzenga, dell’Assindustria Sport Padova, è stata l’atleta più medagliata in campo femminile. Al limite di categoria, ad agosto compirà 70 anni, non si è per niente intimorita per il fatto di doversi confrontare con atlete di quasi 5 anni più giovani di lei. Due ori (200 e 400) e un argento (60 m.) il bilancio finale di questa grande atleta.
Dina Cambruzzi, un’oro nel pentathlon e un argento nei 60 hs, in due gare dove la partecipazione era un po’ limitata, ma si sa… gli assenti non sono mai giustificati.
Ed infine, last but not least, Giulia Perugini, maceratese, ha conquistato un bellissimo argento nel salto in alto.

Dominio italiano
Bellissime e di grande spessore tecnico le medaglie nei 3000 e 1500m. nella categoria W50 della altoatesina Waltraud Egger e di Anna Maria Vaghi. Waltraud, già campionessa europea nel 2002 a Potsdam nei 1500 e 5000, ha vinto con grande autorità imponendo un distacco di 18 secondi nei 1500 e di 38 secondi nei 3000 m. ad Anna Maria, la quale con grande determinazione ha conquistato l’argento rintuzzando gli attacchi della polacca Mierzwiak

Tre ori contro la sfortuna
Tre ori contro la sfortuna sono arrivati (e non a caso :--) da 3 donne: Silvana Zucchi, Carla Forcellini e Rosa Marchi (io!).
Carla, nonostante un inconsueto infortunio al braccio procuratosi durante la gara di salto in lungo (dove con un solo salto si è comunque aggiudicata il bronzo), con una grande prova di carattere è riuscita il giorno successivo a vincere il salto con l’asta W40 con la misura di 3m10.

Silvana era reduce da un’influenza: “domenica scorsa avevo la febbre a 39”, mi ha raccontato prima della finale dei 60m. W50, vinti con l’ottimo tempo di 9”15. Grande e inaspettato, viste le condizioni fisiche, anche il suo secondo posto nei 200 m.

La mia finale dei 400 m., nonostante la febbre, sono riuscita a vincerla, oltre ogni più rosea previsione, impostando una gara tattica con sprint finale negli ultimi 30 m. Se si aggiunge il fatto che dopo la partenza il velcro delle mie Asics rosse si è staccato.. è stata davvero una vittoria contro la sfortuna! (Credo che, se avessi perso la scarpa, avrei chiesto all’Asics i danni morali…)

Ori e ancora ori
Marco Segatel nella gara di salto in alto M40 ha ribadito la sua supremazia a livello europeo (dopo il titolo outdoor dello scorso anno). 1,95 per lui e ben 15 centimetri il distacco dal secondo.
Grande prestazione anche per Tristano Tamaro, 64enne triestino, che ha vinto i 60 m. in 8”05 battendo sul filo di lana l’inglese John Steed. Buono inoltre il suo 4° posto nella finale dei 200 m. dopo aver corso, tra batterie, semifinali e finali, 6 volte in 3 giorni.
Da sottolineare inoltre i titoli europei conquistati con grande autorità dalla romana Angela Minnella nei 3000 m. di marcia W45, da Rosanna Franchi nei 60hs W60 con un ottimo 11”50 e da Konrad Geiser negli 800 m. M55.

Un argento che vale oro
Ottima la prova del 54enne Vincenzo Felicetti che ha conquistato l’argento correndo i 400 m. in 53”82 (4a prestazione mondiale indoor M50 di sempre), dietro al fortissimo inglese Oliver Viv che ha vinto con un eccezionale 53”62. Il terzo è arrivato due secondi dopo…
Vincenzo si è avvicinato alla pista a 40 anni. Vanta 4 titoli europei master e più di 20 medaglie tra campionati europei e mondiali. Il suo personale di 52”31 nei 400 m. open risale al 1995 (M45), ed è incredibile come riesca a mantenere il livello delle sue prestazioni. Il suo è un talento naturale ed è uno spettacolo vederlo correre.

Con Vincenzo Felicetti
Le staffette 4 x 1giro
La staffetta M65 è stata l’unica a portare una medaglia per i colori azzurri. Un bellissimo bronzo fortemente voluto, sotto la regia di Francesco Mereu, ottenuto battendo Cecoslovacchia e Francia.
Grande invece la delusione per la staffetta M50 squalificata per un piede appoggiato sulla linea della corsia. Una gara mozzafiato, vinta al fotofinish con una travolgente ultima frazione di Felicetti, che aveva fatto esultare la tifoseria italiana.
Spirito decubertiano per la staffetta W35, dove una triplista, una saltatrice con l’asta e una mezzofondista hanno coadiuvato l’unica velocista (la sottoscritta) in una storica staffetta.
Indimenticabile, per chi c’era, la partenza un pochino “titubante” di Elisa in prima frazione... Mentre l’aspettavo per ricevere il testimone tra me e me sorridevo pensando “queste cose succedono solo nelle manifestazioni master…” felice comunque di far parte della prima staffetta azzurra femminile under 45 schierata in una gara internazionale..

Da sx: Carla Forcellini, Loretta Rubini, Rosa Marchi e Elisa Neviani
Medaglie, Medaglie

Ben 46 il totale delle medaglie conquistate dagli azzurri (15 in più rispetto all’edizione del 2001 di Bordeaux)
22 d’oro, 21 d’argento e 3 di bronzo.

Oro 22
W65: 200m - Emma Mazzenga – Assindustria Sport PD
W65: 400m - Emma Mazzenga - Assindustria Sport PD
W65: Pentathlon - Dina Cambruzzi - CUS Torino
W60: 60hs - Rosanna Franchi - Running Club Cesanese
W50: 60m - Silvana Zucchi – Cover Sport
W50: 3000 - Waltraud Egger - S.C. Merano
W50: 1500 - Waltraud Egger - S.C. Merano
W45: 3000 marcia - Angela Minnella - Kronos Roma
W40: Asta - Carla Forcellini - AS Roma
W35: 400m - Rosa Marchi - Assindustria Sport PD

M90: 60m. - Vittorio Colò - Master Novara
M90: Triplo - Vittorio Colò - Master Novara
M90: Alto - Vittorio Colò - Master Novara
M90: Lungo - Vittorio Colò - Master Novara
M80: 60m - Ugo Sansonetti - Liberatletica
M80: 200m - Ugo Sansonetti - Liberatletica
M80: 400m - Ugo Sansonetti - Liberatletica
M80: 60hs - Bruno Sobrero - CUS Torino
M80: Pentathlon - Bruno Sobrero - CUS Torino
M60: 60m - Tristano Tamaro - NA Friuli
M55: 800m - Konrad Geiser - S.C. Merano
M40: Alto - Marco Segatel - Atl. Saronno

Argento 21
W65: 60m - Emma Mazzenga – Assindustria Sport PD
W65: 60hs - Dina Cambruzzi - CUS Torino
W65: Alto - Giulia Perugini - SEF Macerata
W50: 200m - Silvana Zucchi – Cover Sport
W50: 3000m - Annamaria Vaghi - Atletica Ambrosiana
W50: 1500m - Annamaria Vaghi - Atletica Ambrosiana
W45: 800 m - Rosita Pirhofer - S.C. Merano
W45: 1500m - Paola Grandinetti - Meo Patacca
W35: Triplo - Elisa Neviani - Mollificio Modenese
M90: 200m - Vittorio Colò - Master Novara
M80: Pentathlon - Ugo Sansonetti - Liberatletica
M80: 60m - Bruno Sobrero - CUS Torino
M80: Lungo - Bruno Sobrero - CUS Torino
M80: Peso - Ottavio Missoni - Road Runners MI
M70: 60hs - Enzo Azzoni - Cover Sport
M60: 1500 - Roberto Marconi - Amatori Cecina
M65: 3000 marcia - Mario Sciarretta - Kronos Roma
M55: 400m - Aldo Del Rio - Road Runners MI
M50: 60m - Antonio Rossi - Atl. Avis Perugina
M50: Triplo - Crescenzio Marchetti - Atl. Evergreen
M50: 400m - Vincenzo Felicetti - Road Runners MI

Bronzo 3
W65: 800m - Noemi Castaldi - CUS Torino
W40: Lungo - Carla Forcellini - AS Roma
M65: staffetta 4x1 giro (Eugenio Rossi , Liberatletica - Enzo Bertolissi,US M.Tosi Tarvisio
Veronesi Sergio, Atletica Ambrosiana - Francesco Mereu, Master Novara)

 
News pubblicata su www.atleticanet.it nel mese di marzo 2003

domenica 1 luglio 2001

01/07/2001 - Passeggera Rosa Marchi in transito per Brisbane

Aeroporto di Singapore - Internet Point
Ed eccomi qui, in questa sezione speciale del sito dedicata ai Mondiali Master di atletica leggera, per provare a raccontarvi, a modo mio, questa esperienza.
Sono le 19 ora locale (le 13 in Italia, le 21 a Brisbane). Ho appena pranzato (o forse cenato, o fatto merenda?) in un originale Sushi Bar, dove i piatti scorrevano come in una giostra. Bastava allungare la mano e servirsi... Non so bene cosa ho mangiato, ma è stato divertente. Il cuoco giapponese, che preparava i piatti davanti a me, sorrideva nel vedere i miei maldestri tentativi di mescolare salsine per intingerci i vari "Maki" (rotolini di riso ed ingredienti più o meno identificabili). Ma l'ho sicuramente stupito quando, al termine del pranzo, mi sono preparata da sola, seguendo le istruzioni, una tazza di the verde... solubile.
Certo che l'Australia è lontana e questo viaggio veramente lungo.
Sono uscita di casa ieri, verso le 15.30, e, se tutto va bene, arriverò a Brisbane domani alle 7. Il volo da Venezia è partito in ritardo e a Francoforte ho dovuto correre (5'30" al chilometro, con sovraccarico) per riuscire ad imbarcarmi per Singapore.
Queste sono le mie vacanze e sono felice di avere l'opportunità di abbinare il viaggiare con quella che è la mia passione: l'atletica leggera. Sì, perché mi piace correre, allenarmi e gareggiare, nonostante lo faccia da 20 anni. Mi emoziono ancora quando, ai blocchi di partenza, attendo la voce dello starter. Alla "facciaccia" di tutti coloro (pochi fortunatamente) che mi preferirebbero a tempo pieno dietro un computer anziché in pista.
Per fortuna, nei giorni precedenti alla partenza, hanno provveduto a scaldarmi il cuore i saluti e gli incitamenti ricevuti da tutte le persone che fanno il tifo per me. Sono emozioni impagabili. Grazie a tutti!!!

02/07/2001 Finalmente a Brisbane!!!


Brisbane, La Torretta B&B
Sull’aereo partito da Singapore c’era una percentuale superiore alla media di passeggeri di mezza età in tuta e scarpe da ginnastica: i partecipanti ai campionati mondiali di Brisbane stanno arrivando da tutto il mondo! Il viaggio è lungo e non c’è da stupirsi se una signora fa stretching nel corridoio, o se un signore brizzolato accenna uno skip basso davanti alla ‘lavatory’. Seduto al mio fianco c'è James Cristhy, un lunghista scozzese, appartenente alla categoria M70 (la fascia di età che include gli atleti dai 70 ai 74 anni). Intavoliamo un'interessante discussione sulle migliori strategie di allenamento prima delle competizioni. Abbiamo entrambi lo stesso zainetto giallo, souvenir dei Campionati Europei svoltisi lo scorso anno in Finlandia. Giunti a Brisbane scopriamo, purtroppo, di avere un’altra cosa in comune: le nostre valige non sono arrivate!!! Fortunatamente nel bagaglio a mano ho messo alcune cose che mi permetteranno di sopravvivere per un paio di giorni (oltre, ovviamente, alle mie insostituibili scarpe chiodate, al body da gara e… alla bandiera italiana). Il cielo di Brisbane è di una splendida tonalità di azzurro; l’aria è tersa, la luce intensissima. Uno striscione ricorda che Brisbane, capitale della regione del Queensland, è la City of sun days! La prima impressione è quella di una città moderna, pulita ed organizzata (forse anche troppo). Fatico a comprendere l’inglese parlato dagli australiani... E’ vero che ha una cadenza molto musicale e piacevole, ma non capisco una parola!!! Arrivo finalmente al Bed & Brekfast (link al sito) dove alloggero’ per la prima settimana di permanenza in Australia. E’ una costruzione in stile coloniale, avvolta nel verde. I padroni di casa, i coniugi Colman, sono molto ospitali e parlano benissimo l’italiano, avendo vissuto per alcuni anni nel nostro Paese. A disposizione degli ospiti c’è un computer, collegato ad Internet 24 ore su 24, dal quale scrivo questi appunti. Resta il problema del fuso e della stanchezza accumulata in un viaggio durato quasi 40 ore. Bevo una camomilla sperando di riuscire a dormire. Qui è mezzanotte, ma il mio bioritmo è ancora "settato" sull'orario italiano: per me sono le 16.

03/07/2001 Wava 2001 DOWN UNDER: 6.000 atleti da 79 nazioni

Brisbane, La Torretta B&B
Questa mattina, nel parco del South Bank, sulle sponde del fiume Brisbane, si è disputata una corsa non competitiva chiamata 5 km. Fun Run/Walk. E’ stato un momento di festa in cui, per la prima volta, ho respirato l'eccitante atmosfera di questi campionati. Una rassegna che coinvolgerà ben 6.000 atleti in rappresentanza di 79 nazioni. Persone di tutte le eta’, con costumi caratteristici o la tuta del proprio paese, sventolando bandierine e cappellini, si sono ritrovati, per darsi il benvenuto, nel parco che circonda il centro culturale di Brisbane, incitati da clown e trampolieri. Finalmente incontro i primi italiani, ed è un piacere ritrovarsi in questa esperienza che ci accomuna. I volontari dell’organizzazione indossano magliette gialle con la scritta: down under. Mi spiegano che indica l’Australia, o meglio la posizione dell’Australia rispetto al resto del mondo. Prendo il bus navetta che mi porterà al centro sportivo di Nathan per sbrigare le formalita’ di registrazione. I due stadi principali, sede delle gare, si trovano a circa 15 chilometri dal centro della città, immersi nel verde ed affiancati l’uno all’altro. L’ANZ Stadium e’ maestoso, con una capienza di circa 60.000 spettatori; l’altro, piu’ piccolo, è affollato di persone impegnate nell'allenamento. Quando vedo una pista di atletica provo un sottile piacere. A volte, viaggiando in aereo da Padova a Roma per lavoro, mi ritrovo a contare gli impianti che riesco a identificare dal finestrino. E’ emozionante calpestare queste piste, letteralmente ‘agli antipodi’ rispetto all’Italia, per valutarne la risposta. E non riesco a nascondere un briciolo di delusione quando scopro che le piste australiane sono piuttosto 'molli'. Stacy Price, un americano conosciuto nel tragitto in bus, commenta sorridendo alla mia delusione: "Not like Mundo", riferendosi alla ditta italiana che produce le velocissime piste in sportlex... Price, un M45, campione del mondo due anni fa in Inghilterra nei 110 ostacoli, si allena nove volte alla settimana, conciliando lavoro e famiglia. Gli chiedo chi glielo faccia fare. Mi risponde sorridendo: "I’m crazy". E anch'io mi sento un po' pazza... Socializzo con un altro gruppo di italiani. C’è Luciano Baraldo, un M50 che riveste il doppio ruolo di atleta e di rappresentante della Fidal. E poi Sergio Zappon e Riccardo Costa, entrambi M55 in pensione che coltivano a tempo pieno la passione per l’atletica. "E difficile - dice Sergio - far comprendere come sia possibile praticare l'atletica leggera anche dopo i 40 anni". Faccio conoscenza con Ettore Ruggeri, un M40 alla sua prima partecipazione internazionale, che non nasconde una certa preoccupazione per le gare. Ritrovo, infine, i coniugi Rossini, veri e propri affezionati di queste manifestazioni, che mi raccontano il dispiacere della figlia Maria Gabriella, una mia coetanea che non gareggerà a Brisbane a causa di un incidente al braccio (forza Gabry, faremo una bellissima staffetta il prossimo anno, agli Europei di Postdam). Tutti concordano sul fatto che la partecipazione a manifestazioni internazionali è una vacanza impagabile. Perché, all’opportunità di vedere nuovi luoghi e gareggiare, si abbina la possibilita’ di socializzare con persone di altre nazioni. All'insegna di quella grande passione che è l'atletica leggera.

04/07/2001 Arrivano le prime medaglie (e le bandiere italiane)

Brisbane - La Torretta B&B
I Campionati Mondiali Master sono finalmente iniziati, con l'assegnazione delle prime medaglie. Stamane sono al St. Lucia Golf Park, dove si svolge la gara di cross country sulla distanza degli 8 chilometri. Il percorso è splendido (un perfetto tappeto d'erba), ma molto faticoso a causa di alcune salite. Ho con me le bandierine portate dall’Italia. L’intenzione era quella di consegnarle ai componenti del team azzurro. La prima, però, la regalo ad una coppia australiana, i coniugi Falzarana. Parlano un perfetto napoletano. Lui indossa la divisa australiana e mi spiega che risiedono a Camberra da 42 anni. Secondo loro in Australia si vive meglio, perche’ non ci sono molti formalismi e le persone nell’ambiente lavorativo vengono valutate per quello che sono, non per come vestono. Provano nostalgia del nostro Paese, ma hanno figli e nipoti che non potrebbero mai lasciare. Raggiungo il gruppo di italiani ed apprendo una bella notizia: Sergio Agnoli, nella categoria M75, e Luciano Acquarone, nella categoria M70, sono appena diventati campioni del mondo. Hanno ancora al collo le medaglie d’oro. Sono affaticati per la gara, ma sorridenti. Chiediamo ad un giapponese di scattarci una foto: il gruppo sventola le bandierine dell’Italia, festeggiando le prime medaglie d’oro. Mentre le gare di cross continuano con le categorie piu’ giovani, prendo la navetta per ritornare allo stadio principale, dove si stanno svolgendo i 5 chilometri di marcia maschili. Nel frattempo, arriva un'altra medaglia. La conquista Roberto Cervi, un M45, che dopo una combattuta lotta con l’ucraino Volodymir Tokoryev , si deve accontentare dell’argento. Il tempo? Un ottimo 22’25”10. Pur non salendo sul podio, anche un altro italiano ha conquistato una medaglia nei 5 chilometri di marcia. Si tratta di Sergio Zappon, sedicesimo su 32 partecipanti nella categoria M55. Aveva una preparazione sommaria, ma ha dimostrato tutto il suo coraggio e la sua voglia di vivere dopo un grave lutto familiare. Per lui, è stata come una vittoria... Vado all’altro stadio per svolgere il mio allenamento. Le gambe sono veramente distrutte: non ho ancora recuperato la fatica del viaggio e del cambio di fuso orario. Speriamo bene. Mancano ancora due giorni prima della gara dei 200 metri... Mentre mi alleno, mi incuriosisce una signora con un modello di scarpe chiodate all’ultimo grido. Si chiama Patricia Peterson, è una simpatica americana, appartenente alla categoria W75, e mi spiega di come le sue scarpe calzino bene e siano molto reattive. Correrà i 100, i 200 e i 400 metri. Mi sembra così strano parlare di dettagli tecnici con una signora che ha la stessa età di mia madre! Ritrovo James Cristhy, lo scozzese M70 con cui ho diviso il viaggio da Singapore a Brisbane. Ieri ha riavuto la sua valigia, e lo stesso è successo a me. Promette che verrà a sostenermi quando gareggerò. Non resisto: e regalo anche a lui una bandierina dell’Italia. Una ragazza inglese mi chiede come mai, mentre la bandiera italiana è bianca rossa e verde, la nostra divisa è azzurra. Non ho saputo risponderle. Qualcuno può colmare questa mia lacuna?

05/07/2001 Seconda giornata di gare (e risolto il quesito sugli azzurri)

Nuova giornata di gare, qui a Brisbane. Il programma prevedeva la seconda parte delle prove multiple e i 5 chilometri femminili di marcia. Giunta all’ANZ Stadio vado alla ricerca dei risultati ufficiali degli atleti italiani che hanno gareggiato ieri, per aggiornare la rubrica "In diretta da Brisbane” del sito Fidalveneto.it. Purtroppo, da questo punto di vista, l'organizzazione è decisamente carente. I risultati vengono esposti in ordine sparso e quelli del cross country non ci sono per nulla. Pubblicherò, di volta in volta, i dati che riuscirò a recuperare, aggiornando ripetutamente la stessa pagina di risultati. Incontro Maria Vecchi, campionessa europea W60 dei 20 chilometri di marcia. I 5 chilometri sono troppo corti per lei, ma è comunque felice per il 15° posto ottenuto con il nuovo record personale (34'27"16). E’ una donna di grande energia e dallo spiccato senso dell’umorismo. Per il fisico minuto e i capelli biondi, si definisce "la brutta copia della Sidoti". Ha iniziato a marciare due anni fa a causa di un infortunio che le impediva di correre. Quando le chiedo cosa le piace di più di queste manifestazioni internazionali, risponde con il suo irresistibile sorriso ed il tipico accento bresciano: “Tutto!” Un'altra donna eccezionale e' Anne Von Bismark , una W70 inglese che ha appena terminato la gara di marcia. Mi racconta di come, essendo pensionata, ha dovuto lavorare per mettere da parte i soldi per partecipare a questi campionati. Concordiamo sul fatto che, nelle manifestazioni master, il detto decubertiano trova la sua massima applicazione: qui, davvero, l’importante è partecipare. Il mio allenamento quotidiano è andato decisamente bene; le gambe iniziano a girare. E’ un’esperienza molto bella, quella di allenarsi insieme a persone di tutte le nazioni: dopo una partenza dai blocchi particolarmente riuscita ricevo l’approvazione congiunta di un messicano e un americano. Un po' mi gaso... Sfoggio una bellissima bandana con i colori della bandiera tricolore che il mio amico Vincenzo Felicetti, campione europeo dei 400 metri M50, lo scorso anno in Finlandia, mi ha portato dall’Italia. L’ha cucita la sua compagna, Irene, un'olandese che ha conosciuto anni fa proprio durante un campionato europeo master.
Mi incuriosisce una donna piccola di statura, con la testa avvolta in un asciugamano per ripararsi dal sole. Qui il clima è fantastico. Siamo in inverno, nel mese più freddo dell’anno, ma di giorno si può stare tranquillamente in maniche corte. E’ Nakamura Kimiko, primatista mondiale di salto con l’asta nella categoria W60 con la misura di 2.36. Scherziamo sul fatto che, avendo lei 63 anni e io 36, abbiamo praticamente la stessa età. Vista allo specchio. Mentre torno in città, incontro un giudice austriaco che fischietta l’inno di Mameli. In un discreto italiano mi racconta di aver fatto il giudice nelle gare di marcia dove il responsabile era Lamberto Vacchi, giudice italiano della Iaaf. Mi parla di lui con sincera ammirazione. Domani si entrerà nel vivo della manifestazione con un fitto programma che prevede le qualificazioni dei 100, degli 800 e degli ostacoli bassi (300 e 400). Inoltre, sono previste le finali dell'alto, del lungo, del disco, del giavellotto, del peso, del martello e dei 5000 metri.
P.s. Il mio appello di ieri è stato raccolto e, grazie all’amico Carlo, ho scoperto che l'azzurro delle maglie della nazionale italiana deriva dallo stemma nobiliare di casa Savoia. In omaggio ai reali, il 6 gennaio 1911, la nazionale di calcio disputò, con la maglia azzurra, la sua prima partita contro l'Ungheria

08/07/2001 - Quattro giornate di gara, 16 medaglie, cuccioli di canguro e koala!

Oggi è domenica e anche i Campionati Mondiali Veterani si sono concessi un giorno di riposo. Ne approfitto per visitare il Lone Pine Koala Sanctuary ( www.koala.net ) con i suoi bellissimi koala e canguri. Il "pass" che l’organizzazione ci ha consegnato all’arrivo permette di utilizzare gratuitamente tutti gli autobus della città. Provo l'esperienza di appisolarmi, sdraiata sul prato, accarezzando un cucciolo di canguro e di farmi fotografare con un koala tra le braccia!
Le ultime due giornate di gara sono state intensissime! La manifestazione si svolge in tre diversi impianti. Oltre allo stadio ANZ, e al limitrofo SAC stadio (con pista rispettivamente a 9 e 10 corsie), anche nello stadio dell’Università del Queensland. Il programma delle gare è molto fitto ed è impossibile seguire tutte le competizioni, mentre la ricerca dei risultati ufficiali diventa un’impresa sempre più ardua (unica “pecca” in questa fantastica macchina organizzativa). Per ogni gara ci sono almeno 12 categorie di partecipanti, una ogni cinque anni, e per ognuna di queste viene assegnato un titolo (dagli M40 agli M100 per gli uomini, dalle W35 alla W100 per le donne). Un esempio? Nella gara dei 400 metri M50 (riservata agli atleti di età compresa tra i 50 e i 54 anni) ci sono ben 112 iscritti.
Dopo 4 giornate il medagliere italiano conta otto ori, cinque argenti e tre bronzi. Merito soprattutto di quei “pilastri” dell’atletica master italiana che sono Giuseppe Marabotti (M85, un oro e un argento), Bruno Sobrero (M80, due ori), Ugo Sansonetti (M80, due argenti e un bronzo), Sergio Agnoli (M75, due ori) e Luciano Acquarone (M70, un oro e un argento). Senza nulla togliere agli altri atleti italiani (l'M90 Aldo Amoretti, le W65 Bruna Minotti ed Emma Mazzenga, l'M45 Roberto Cervi, l'M50 Francesco Carcioffo), che finora hanno vinto “solo” una medaglia. Sentiamo tutti la mancanza del “gentleman” Vittorio Colo' che, compiendo 90 anni in ottobre, ha preferito non affrontare il lungo viaggio sino a Brisbane per confrontarsi con i giovanissimi ottantacinquenni.
Per comprendere il valore tecnico di ogni risultato master, è interessante riferirsi al “risultato comparato”, calcolato tramite opportune tabelle stabilite dalla Wava (l’associazione mondiale veterani). Ad esempio il 3.91 ottenuto da Bruno Sobrero nel salto in lungo, ad 80 anni, è comparato al 7.54 di un atleta del settore assoluto.
Emma Mazzenga, mia compagna di squadra all’Assindustria Sport Padova, è molto soddisfatta per il suo bronzo nei 100. La buona prestazione la rende ottimista per le gare più lunghe (200 e 400), dove potrà esprimere al meglio le sue qualità. Questo è il suo terzo campionato mondiale, oltre ad aver partecipato a quattro campionati europei, di cui uno indoor. E' una vera e propria “veterana” di queste manifestazioni. (in bocca al lupo Mimma!!).
Elvina Collavizza e Pasqualina Ceccotti, due friulane della categoria W60, mi raccontano di come si siano ritrovate sulle piste di atletica dopo più di 30 anni. Quand'erano ragazze gareggiavano per la stessa società. Grazie all'atletica leggera, Pasqualina è uscita “senza dottori, nè medicine” da quel periodo di depressione che colpisce le donne nel periodo della menopausa.
Con Luciano Baraldo mi confronto su quello che ognuno di noi può fare per incentivare, ma soprattutto per far conoscere al di là di pregiudizi troppo diffusi, l’enorme potenziale dell’atletica leggera Master. Condividiamo, oltre all’estenuante caccia ai risultati degli atleti italiani, anche lo stesso entusiasmo!
Ieri pomeriggio ho corso il primo turno dei 200 m. Era la batteria più facile, l’ho vinta facilmente in 26"72. Prima della gara ho pranzato con un piatto di ottime tagliatelle fatte in casa che mi hanno offerto i gestori del negozio “Pasta al dente”. Mi ero fermata per chiedere indicazioni, in inglese, sull’ubicazione del supermercato piu’ vicino. Mi sono ritrovata a parlare in italiano, accolta con grande calore, da Enrico e Anna (lui italo-francese, lei pugliese) che da vent’anni gestiscono questo pastificio a Brisbane. Domani c’è la finale: incrocio tutto quello che c’è da incrociare.
Ieri sera si è svolta la cerimonia di apertura allo stadio ANZ (p.s. ANZ e’ una grossa banca australiana). Sono sfilate tutte le rappresentative delle 79 nazioni, in un clima di grande festa. Quando abbiamo fatto il nostro ingresso allo stadio siamo stati accolti con grande entusiasmo dal pubblico presente. Scorgevo negli occhi degli altri azzurri la stessa emozione e lo stesso orgoglio nel rappresentare, qui agli antipodi, la nostra nazione. L’inno della manifestazione, le suggestive danze tribali aborigene e i fuochi d’artificio (compresi quelli “fatti a mano”, come li ha simpaticamente definiti Bruna Miniotti) hanno salutato ufficialmente i seimila atleti arrivati qui a Brisbane da tutto il mondo.

Addendum del 26 marzo 2008: Ciao Elvina, mi ha commosso ritrovarti qui... il ricordo del tuo sorriso è ancora vivo in me come quando ti conobbi a Brisbane (Rosa)

10/07/2001 - Il 9 luglio è un giorno che non dimenticherò facilmente...

Il 9 luglio, giorno in cui a Brisbane ho corso la finale dei 200 metri, è una data che non dimenticherò facilmente.
La mattina l’ho passata a letto, sotto un piumone, infreddolita ed accompagnata da presunti sintomi influenzali. Probabilmente ho pagato le conseguenze della cerimonia di apertura della rassegna iridata, svoltasi l’altra sera, e dove faceva molto freddo (qui, calato il sole, la temperatura scende anche a 5-6 gradi).
Poi, mi sono letteramente trascinata dai miei amici del ristorante “Pasta al dente”, per le consuete, scaramantiche tagliatelle “pre-gara”.

Enrico, il gestore, era molto preoccupato per me e per il mio aspetto dimesso. Nutriva seri dubbi sulle mie possibilità di portare a termine la gara...
Arrivata allo stadio, incontro Ettore Ruggeri il quale, con la sua irresistibile simpatia, mi racconta di aver vinto nella mattinata la semifinale dei 200 metri, nella categoria M40. La finale, per lui, è già un grosso risultato ed è felicissimo. Il suo entusiasmo è contagioso: inizio ad uscire dal mio letargo...
Assistiamo insieme alla finale degli 800 W40, dove corrono Loretta Rubini (specialista dei 2000 siepi) e Rosita Pirhofer. Loretta era contenta del tempo ottenuto in batteria (2'22"12), ma in finale viene penalizzata da una gara tattica. Conquista comunque un ottimo quinto posto, mentre la Pirhofer è settima.
Cerco un posto per rilassarmi prima della finale e dove ascoltare in tranquillita’ la mia musica preferita. Ho con me tre CD di generi musicali diversi: Antiche Danze e Arie di Ottorino Respighi; The Joshua Tree degli U2 e una rassegna di Tanghi Argentini di Osvaldo Pugliese (l’altra mia grande passione). Peccato che qui a Brisbane non abbia ancora trovato una Milonga dove andare a ballare!.
Incontro “superman” Agnoli, che mi racconta del terzo oro conquistato nei 10.000 metri M75 e Bruno Sobrero, a quota due ori nella categoria M80. Mi faccio scattare una foto con loro nella speranza che, in mezzo a tanto oro, almeno un bronzo possa arrivare (ho il terzo tempo di qualificazione).

L’emozione per la finale mondiale è grande ed inizio a “stressare” le persone che mi sono vicino. Chiedo a Loretta di farmi le codine nei capelli, a Vincenzo di prestarmi l’olio riscaldante (fa un freddo terribile), a Luciano di tenermi la borsa, a Tore De Boni di tenere a portata di mano all’arrivo la bandiera italiana nell’eventualità di una medaglia. Per fortuna sono tutti molto comprensivi e mi assecondano nei miei piccoli rituali.
Per la finale si sono qualificate tre inglesi, una tedesca, due australiane e una namibiana. Mentre attendiamo l’entrata allo stadio, mi ritrovo a parlare in dialetto veneto con l’australiana Gianna Mogentale. Lei ha vinto i 100 ed ha i genitori originari di Schio (Vicenza). Ci scambiamo gli indirizzi, scherzando sull’aspetto delle mie scarpe chiodate di vernice rossa.
Le due inglesi, accreditate dei tempi migliori, sono concentrate e non si fanno distrarre. Entriamo in fila indiana nello stadio, la mia bandierina italiana fa capolino dallo zainetto.
Assisto alla finale di Ettore Ruggeri che, con una gara in completa rimonta, conquista un bellissimo bronzo che lo fa esultare sul traguardo (bravo Ettore, moglie e figlie saranno fiere di te).
Mentre attendo di partire intravvedo James, lo scozzese conosciuto in aereo, che ha mantenuto la parola e sventola la bandierina italiana a pochi metri dalla partenza dei 200 metri.
Ci chiamano ai blocchi, sono in terza corsia. Fa freddo e mi tolgo lo strato di indumenti che copre il completo di gara.
Sparo dello starter! Parto discretamente ma all’uscita dalla curva sono un po’ arretrata rispetto alla prima. Siamo in quattro nello spazio di un metro.

Le gambe girano bene e ai 160 metri supero Jennie Mathews che sta pagando una partenza troppo veloce. Mi tuffo sul traguardo felice. Solo più tardi, osservando la gara nel video, scoprirò che negli ultimi metri c’è stata un'incredibile progressione, nella corsia più esterna dell’altra inglese, Claire Haslam, che per soli sei centesimi non è riuscita a raggiungermi. Questa la classifica: 26"00 per me, 26"06 per la Haslam, 26"22 per la Mathews, 26"35 per la tedesca Gissmer. A seguire le due australiane in 26"45 e 26"46, settima l’altra inglese in 26"50 ed infine la namibiana Van Rens.
Tore De Boni mi lancia la bandiera italiana. Arrivano tutti gli italiani a festeggiarmi. E’ un momento bellissimo. Sono incredula. Ricevo anche le congratulazioni di persone di altre nazionalità. Nella foto di rito con tutte le finaliste avvolgo Gianna Mogentale nella bandiera!

Telefono a Mario Del Giudice, il mio allenatore, per raccontargli la gara. Mi segue da tre anni ed è una persona fantastica sia dal punto di vista tecnico che umano. Senza di lui avrei già appeso le scarpette al chiodo. Cerco anche Maurizio Bastini, il mio massaggiatore Shatzu, ma non lo trovo. Lui mi ha insegnato che, prima che con le gambe, si corre con la testa e con il cuore. Infine - da brava italiana - do' la notizia della vittoria a mia mamma. E poi mi avvio verso la cerimonia di premiazione della nuova Campionessa del Mondo W35 dei 200 metri.

Dedicata a mio padre, che è sempre con me

Addendum del 26 marzo 2008: due anni fa sono venuta a sapere che che Claire Haslam è morta per un male incurabile. All'arrivo ci separarono solo 6 centesimi. Nel mio cuore la ritrovo prima di ogni gara e una preghiera è per lei.

12/07/2001 - A.A.A. W35 italiane cercansi...

Ieri ho lasciato il Bed & Brekfast per trasferirmi alla Griffith Univeristy. Qui sono alloggiati moltissimi atleti in camere ed appartamenti immersi nel verde. La sistemazione è un po' spartana ma con una passeggiata di 10 minuti, attraversando un bosco e costeggiando un cimitero che sembra un giardino, si giunge all’ANZ Stadium.
Ho un problema: l'impossibilita' di accedere ad un computer collegato ad Internet. Posso utilizzare, per periodi di tempo limitati, solo quello del Centro Stampa, presso lo stadio. Spero di riuscire ad aggiornare il medagliere e i risultati degli atleti italiani. Scrivo questi appunti su un block notes, li pubblicherò nel sito appena farò ritorno al B&B.
Al Centro Stampa ho la fortuna di incontrare e conoscere Dave Clingan, il "mitico" gestore di www.masterstrack.com! E’ un vero e proprio punto di riferimento per l’attività master internazionale, pur non essendo un sito ufficiale. Dave è un po’ deluso per non essere riuscito ad entrare nella finale degli 800 M40, ma spera di rifarsi nei 1500.
Inizio il riscaldamento per correre la batteria dei 400.
Gianna Mogentale, la mia amica veneto-australiana, mi racconta di aver iniziato a correre solo 2 anni fa. Ha due bambini di 10 e 7 anni, e cerca di conciliare il suo lavoro d'ufficio, con la famiglia e gli allenamenti. A 38 anni ha corso i 100 in 12"42. Raccoglie la mia più sincera ammirazione.
Parliamo di staffette ma con grande dispiacere le faccio presente di essere l'unica atleta italiana nella categoria W35. Gianna, scherzando, propone: “Vengo io a correre con te per l’Italia”. Il mio pensiero va alla grande "Peppa" Perlino, a Fabiola Dolcini, a Gabriella Rossini e a tutte le potenziali W35 italiane che potrebbero correre con me le staffette agli Europei di Potsdam 2002. Ragazze, vi aspetto...
Il fatto di trovare qui tante mie coetanee con la mia stessa passione mi fa sentire un po’ meno “primula rossa” rispetto alla realtà del Veneto, dove sono addirittura vittima di pregiudizi. E' così scandaloso vincere una medaglia di bronzo ai campionati regionali veneti assoluti a 36 anni? (vedi i giornali Mattino di Padova, Tribuna di Treviso e Nuova Venezia del 25 giugno u.s., con articolo redatto da Franco Patruno). Su questo punto Ettore Ruggeri mi consola: "Non te la prendere, pensa che io, a 40 anni, ho vinto i 400 ai campionati provinciali assoluti di Brescia".
Pochi minuti prima di correre la batteria dei 400 avverto una contrattura al polpaccio, durante uno skip. Impallidisco… Vincenzo Felicetti mi massaggia con una crema riscaldante. Corro male, con il terrore di sentire una fitta più forte da un momento all’altro. Riesco comunque a qualificarmi per la finale, cercando di risparmiare le energie. Ho il morale a terra.
Ettore paga invece l’inesperienza rallentando inopportunamente in semifinale, nella convinzione che il terzo posto fosse sufficiente per accedere alla finale. Purtroppo, i migliori 4 tempi vengono ripescati tutti nell’altra serie, e lui è nono per un decimo.
La sera ceno alla mensa dell’Università con il gruppo italiano. Ugo Sansonetti, che si sta divertendo a collezionare medaglie su medaglie, mi racconta della sua esperienza nella foresta del Costa Rica, nel dopoguerra, là dove gli alberi sostenevano il cielo ( www.uomininforesta.it). Lo ascolto con interesse, affascinata dalla vitalità di quest'uomo: i suoi 80 anni e passa sono solo un fatto anagrafico.
"Tore" De Boni ci intrattiene con le sue irresistibili barzellette. Il suo pentathlon lanci è andato male, ben 500 punti meno del consueto, ma il suo ottimismo e la sua simpatia sono quello che mi serve per risollevare il morale.

13/07/2001 - Un oro per Attilia...

Stamane, dopo un consulto telefonico con il mio allenatore (In Italia era notte fonda), vagavo tra il bagno e la mia stanza con sacchetti pieni d'acqua calda, osservata da un gruppo di atleti svedesi incuriositi, alloggiati nelle camere vicino alla mia. L’intenzione era quella di “rilassare il polpaccio” che continuava a dolermi.
Mestamente mi avvio verso lo stadio, per disputare la finale dei 400. E’ una splendida giornata, il sole riscalda il mite inverno di Brisbane. Allo stadio osservo gli atleti impegnati nelle gare. Mi ritorna il sorriso pensando al fatto di essere a Brisbane e di vivere un’esperienza comunque unica.
Incontro il veronese Amelio Compri, in forza al Vecio Gat Treviso, con berrettino, zainetto ed asta al seguito. Lui salta a piedi nudi e lo scorso anno ha vinto il titolo europeo in Finlandia. Mi racconta di essere appena diventato campione del mondo nella categoria M75 con la misura di 2.50. Mi congratulo, ma Amelio si sfoga in un pianto dirotto. Questa è la sua prima manifestazione internazionale senza la presenza della moglie Attilia, mancata sette mesi fa. Da dieci anni lo seguiva con entusiasmo in tutti i campionati europei e mondiali. Lo abbraccio mentre le lacrime scorrono anche dal mio viso.

Prima della fase di riscaldamento Vincenzo Felicetti, che ormai è diventato il mio “angelo custode”, mi massaggia il polpaccio, incoraggiandomi: secondo lui la situazione, rispetto a ieri, è decisamente migliorata. Non riesco però a fare nessun tipo di andatura ed inizio una sequenza di allunghi sul prato in scarpe da riposo.
Mi viene incontro Giuseppe Marabotti, quello di Castelfranco di Sotto, come ama ricordare. Ha 85 anni ed è una persona dolcissima, qui a Brisbane ha già vinto un oro e un argento. Gli rimane la delusione di non aver disputato la semifinale dei 200, ma un cambio di programma orario lo ha ingannato insieme ad altri tre coetanei. Purtroppo la finale è stata disputata senza di loro.
Ci siamo conosciuti in Finlandia lo scorso anno. Mi porge un bigliettino su cui ha scritto: ”A Rosa, grande atleta. Nei primi tre posti sicura. Firmato Giuseppe Marabotti”. Mi commuovo.
Entro nello stadio. Dalla tribuna arriva il tifo scatenato della compagine italiana che scandisce il mio nome. Sorrido. Sparo dello starter. Parto un po’ in sordina: voglio capire se posso fidarmi delle mie gambe. Ai 300 sono quarta, staccata nettamente dalle prime tre, tutte inglesi. Tento una rimonta sulla terza ma per soli nove centesimi non riesco a raggiungerla. Ho un po’ di rabbia per aver perso un bronzo alla mia portata (58"31 di Maureen Miller contro il mio 58"40). L’oro, però, era davvero irraggiungibile (56"54 di Christine Amede). E per l’argento avrei dovuto essere in condizioni ottimali (57"44 di Jenny Matthews).

La delusione è dimenticata quando scorgo Dorothy, la mia padrona di casa al B&B, venuta a tifare per me. C’è anche James, il mio amico scozzese M70, entrambi con la bandierina dell’Italia.
Scambio il mio indirizzo con quelli di Maureen e Jenny. Maureen è una donna di colore che sembra una ragazzina (non dimostra i suoi 38 anni). Mi racconta che, quand'era più giovane, correva i 400 in 54" e gli 800 in 2'03". Una malattia e un’operazione al cervello l’hanno costretta a fermarsi per qualche stagione. Ha ripreso a correre tre anni fa. Ci diamo appuntamento a Postdam, per una nuova sfida, agli Europei del prossimo anno.
Anche James mi porge il suo indirizzo: vuole rimanere informato sull’andamento dei miei allenamenti.
Nel frattempo Vincenzo Felicetti conquista uno splendido argento nella finale M50 dei 400. A 52 anni ottiene 53"28, che “comparato” equivale ad un 45”83 assoluto...
Emma Mazzenga, invece, si deve accontentare del quarto posto nei 400 W65, in una gara tiratissima dove l’americana Cappetta stabilisce il nuovo record mondiale di categoria, con l’incredibile tempo di 1'11"45. Le due medaglie di bronzo conquistate da Emma nei 100 e 200 metri sono comunque un risultato prestigioso.
A confermare la “maledizione del quarto posto”, in questo venerdì 13, c’è anche Giovanni Ferrari che non nasconde la delusione dopo i 1500 M40.
Nella stessa gara c'è da segnalare inoltre l'incredibile impresa del 101enne Amey Leslie, australiano, che ha stabilito il nuovo record di categoria con il tempo di 19'59"54.

Giungono belle notizie dai nostri marciatori impegnati nella 20 chilometri, che collezionano ben due ori e due argenti. Doppietta di Fabio Ruzier e Roberto Cervi, rispettivamente primo e secondo nella categoria M45, con un riscontro cronometrico che gli avrebbe consentito di vincere anche nella categoria M40 (1h38'39" e 1h38'49"). Insieme a Piergiorgio Andreotti conquistano inoltre l’oro nella classifica a squadre. Argento, infine, di Giancarlo Parodi nella categoria M65.

Addendum del 26 marzo 2008: Ciao Giuseppe. Mi sono commossa rileggendo questi appunti e ricordando il tuo bigliettino augurale prima della mia gara. Ti immagino mentre corri in una pista di nuvole...

14/07/2001 - 40 medaglie: abbiamo conquistato 18 ori, 13 argenti e 9 bronzi

Nona ed ultima giornata di gare, qui a Brisbane.
Al mattino Loretta Rubini, specialista dei 2000 siepi e consigliera regionale dell’Emilia-Romagna, con 7'23"48 abbassa di 12 secondi il record personale, stabilisce la miglior prestazione italiana W40 e conquista un meritatissimo argento. E’ felicissima.
I maratoneti, partiti alle 6.30 del mattino, hanno dato il loro contributo al medagliere azzurro.
Nella categoria M75, Sergio Agnoli conquista il suo quarto oro individuale, dopo il Cross Country, i 5.000 e i 10.000 metri, con un tempo di poco superiore alle 3 ore e 34 minuti. L’appellativo di “superman” è pienamente meritato. Mi racconta di come il figlio Paolo “abbia sparso la voce per tutta Roma”, pubblicizzando questa sezione del sito della Fidal Veneto. Mi ricorda infine con orgoglio le sue origini venete: i suoi genitori sono di Perarolo di Cadore (Belluno).
Un’altro fantastico oro arriva da Luciano Acquarone che, nella categoria M70, vince in 3h11'26", la sua quarta medaglia dopo l'oro nel Cross Country, e i due argenti nei 5.000 e 10.000 metri.
L’ultima medaglia italiana arriva dalla staffetta 4x100 M75, dove Marabotti (M85), Palma (M75), Sansonetti (M80) e Sobrero (M80), con una età media superiore agli 80 anni, conquistano un bellissimo bronzo confrontandosi con i più giovani 75enni (è sufficiente che un solo atleta appartenga ad una categoria più giovane perchè tutta la staffetta venga abbassata di categoria). Per Ugo Sansonetti è la settima medaglia (1 oro, 3 argenti e 3 bronzi). Un bottino da incorniciare.
Buon quinto posto, infine, per la staffetta 4x100 W60, con P. Ceccotti (w60), N. Gastaldi (w65), M. Vecchi (w60), E. Mazzenga (w65).
Al termine dei campionati il medagliere italiano tocca quota 40, con 18 ori, 13 argenti e 9 bronzi .
Alla sera ci siamo ritrovati lungo il fiume Brisbane per assistere alla cerimonia di chiusura della rassegna e allo spettacolo pirotecnico. Arrivederci a Porto Rico, nel 2003. Per noi europei, però, il prossimo appuntamento è a Postdam, in Germania, dove dal 15 al 25 agosto 2002 si svolgerà la rassegna continentale master.

15/07/2001 - L'avventura è giunta al termine...

L'avventura è ormai giunta al termine.
Oggi, gran parte degli atleti ha fatto ritorno al proprio paese. Qualcuno ha prolungato il soggiorno per visitare alcune zone dell’Australia. Io rientrerò in Italia il 21 luglio.
Stamane ho fatto colazione in centro. La città sembrava diversa, senza la massiccia presenza dei “veterani”. Ne ho scorto qualcuno vagare per la città, ancora con l’inconfondibile "Pass" di atleta al collo.
Io non sono certamente una scrittrice, i miei sono dei semplice appunti di viaggio. Ringrazio Mauro Ferraro per la revisione dei testi.
Il mio intento era quello di rendere partecipi di questa esperienza tutti coloro che non hanno potuto essere qui a Brisbane. Ho provato a raccontare, a modo mio, cosa può significare, dal punto di vista sportivo ed umano, la partecipazione a questo tipo di manifestazione.
Non so se ci sono riuscita, ma ho ricevuto molte e-mail confortanti in questi giorni, anche da persone che non conoscevo. Ringrazio tutti infinitamente.
Spero che il mio entusiasmo, e quello di tutti gli azzurri qui a Brisbane, abbia contagiato qualcuno di voi.
Ho tentato inoltre di segnalare tempestivamente, nella sezione “In diretta da Brisbane”, tutte le medaglie conquistate dalla rappresentativa italiana e di riportare i risultati. Non è sempre stato facile e mi scuso se ho dimenticato qualcuno (ad oggi, il sito ufficiale dei campionati riporta i risultati delle gare disputate fino al 7 luglio).
Ho scattato molto foto, che pubblicherò appena possibile su questo sito.
Ringrazio tutti i componenti del team italiano per le innumerevoli dimostrazioni d’affetto e simpatia nei miei confronti.

MISCELLANEA GIALLO VERDE
Dedicata a tutti coloro che a Brisbane c’erano…..

Down under, Brisbane, il cielo blu, fusi dal fuso, ANZ, SAC, Bus, Griffith, 120, 116, 111, una samba brasiliana nel bus, Mayer Center, Queen Street Mall, semafori: tic…tic…tic…fiù tichetichetichetiche, volante a destra, look at your right, cabs con l’uniforme liceale, Cappotto con i sandali, Tresaury Casino,7Eleven, XXX, breakfast, Pancakes and scrambled eggs, Australia the Gift, la cerimonia di premiazione “in castigo”, la canzone degli Equipe 84 come inno dei campionati, i fuochi “fatti a mano”, le foto appese storte, Line 10, On your mark, il giro del martello fatto dopo il lancio, la caccia ai risultati, le bandierine dell’Italia, "mancava ancora un metro" urlato alla Galeazzi da parte di un insospettabile consigliere, la speedy curva di Maria, il favoloso espresso di “Tore de Boni”, il fiume Brisbane, Victoria Bridge, gli indiani con il turbante, la nonnina messicana come un cameo, Ibis dal becco nero, Tasmania Devil, Cangaroos and Koala, Yhep, I’m a Veteran!