sabato 1 luglio 2006

27/07/2006 - Europei di Poznan (5)

Giovedi 27 luglio
Anche stamane la sveglia suona presto. Alle 8 c'è la partenza della 10 km di marcia su strada femminile e voglio fare il tifo per la mia compagna di squadra Natali Marcenco. Raggiungiamo il Malta Lake, sede di molte rassegne internazionali di cannottaggio, scoprendo con raccapriccio che il tracciato (un rettilineo di un km da ripetere avanti e indietro per 5 volte) è stato ricavato dalla corsia di una strada trafficatissima. Nell'altra corsia una colonna di auto e Tir viaggia a passo d'uomo scaricando i gas tossici proprio sugli atleti in gara.
Nella foto Natali Marcenco e Milena Megli - argento W50 e oro W40 nella 10 km di marcia - di R.Marchi

L'atleta più anziana impegnata è un'ottantenne ucraina, che si distingue per un completino di raso bianco (probabimente cucito per l'occasione) con colletto e polsini azzurri. Purtroppo per lei verrà squalificata. Ci sono anche due donne non vedenti, con rispettive guide. Chiediamo dei chiarimenti in inglese ad un giudice; lui ci risponde cortesemente ma, mentre ci allontaniamo, scopriamo che anche lui è italiano: scoppiamo in una sonora risata. Si tratta del toscano Luca Ciurli, con cui commentiamo l'infelice scelta del tracciato e il fatto che le categorie maschili della 20 km saranno impegnate alle 11.00 (dalla M35 alla M50) e alle 17.00 (per gli over 55). In quegli orari non ci sarà neppure un filo d'ombra a riparare i poveri atleti e le temperature potrebbero raggiungere picchi preoccupanti.

Nel gruppetto di testa della gara femminile troviamo impegnata la nostra Milena Megli, mentre Natali viaggia distaccata. La bravissima Milena giungerà prima per la categoria W40 (e terza assoluta in 56'26”), bissando il successo ottenuto sulla distanza più corta; Natali, con il tempo di 59'05”, conquista invece il suo secondo argento per la categoria W50. Entrambe le atlete si sono lamentate al termine della gara per il tracciato molto impegnativo, con numerosi salite e discese.

Nella foto il passaggio di Milena Megli - di R.Marchi

Ho poi il piacere di conoscere Johanna De Petra-Rigney, la nostra portacolori italo-americana. “Vivo in California - mi spiega - ma gareggio per l'Italia”. Nella classifica W60 si aggiudica anche lei la medaglia d'argento (1°07'55”).
In gara anche la poliedrica Angela Bellomi, già impegnata nel pentathlon e giavellotto e qui sesta tra le W60, e la simpaticissima Maria Vecchi (categoria W65), che però opterà per il ritiro al quarto chilometro.

Ritorniamo verso il centro per un giretto turistico al museo della Ratusz (il municipio) e per assistere, a mezzogiorno in punto, all'uscita delle due caprette meccaniche dal campanile per lo "scontro di corna" quotidiano. Le capre sono infatti il simbolo di questa città, riprodotte anche nel logo della birra locale (la Lech) e nelle belle medaglie con nastrino rosso e bianco consegnate sul podio di questa manifestazione.

Nel pomeriggio ritorniamo verso lo stadio Olmpia per la gara del salto con l'asta M80, dov'è impegnato il veronese Amelio Compri.
Al centro di registrazione incontro il friulano Lucio Buiatti, con la medaglia di bronzo al collo conquistata nel giavellotto M45 con la misura dii 53,14. Bene. Il medagliere si sta sempre più arricchendo e, nonostante la ridotta partecipazione della compagine azzurra, potremo forse avvicinarci alle 62 medaglie dell'edizione di Aahrus 2004.

Allo stadio incontro anche Carla Forcellini, che ha vinto da poche ore la medaglia d'oro nell'asta W45. E' un po' delusa dal risultato (3,20), ma oltre ai problemi fisici che l'hanno tormentata tutto l'anno si è aggiunta anche la "tempestiva" puntura da parte di una vespa locale (qui numerosissime e agguerrite) proprio sul polso della mano sinistra due minuti prima di iniziare la gara.

Andrea Naso mi esibisce con orgoglio la medaglia d'argento conquistata nella 20 km di marcia a squadre M45-54 insieme a Cervi e Tamburini. Mi informa inoltre che anche nella categoria M35-44 è arrivata un'altra medaglia d'argento, ad opera di Cartoni, Zanolli e Siracusa. Peccato che sia mancata la medaglia individuale.

Nella foto il salto di Amelio Compri a 2,10 - di R.Marchi


L'ottantunenne Amelio Compri, nella pedana dell'asta, cerca intanto la sua concentrazione. Dal punto di vista emotivo sente molo la gara, meglio non avvicinarlo troppo. Salta a piedi nudi “perchè così ho una migliore sensibilità” mi aveva spiegato. I primi salti sono molti abbondanti. Probabilmente 2,20-2,30 sono alla sua portata, penso, ma poi Amelio paga l'elevato numero di salti (con progressione di 5 cm.) e giunge comunque secondo in 2,10, nella gara vinta dal finlandese Pentti Saavalainen con 2,15.

In pista, intanto, sono impegnati gli atleti impegnati al primo turno di qualificazione dei 200 metri, per le categorie che presentavano oltre 24 iscritti. Degli azzurri superano il turno Vincenzo Felicetti, Antonio Montaruli (tra gli M55 direttamente in finale), Gianpeppe Niro, Alessandro Cipriani (tra gli M50 in semifinale) ed Enrico Saraceni (tra gli M40 direttamente in finale).

Ne approfitto poi per un piccolo allenamento, in vista delle qualificazioni dei 200 metri di domani pomeriggio. Mentre faccio stretching sul mio inseparabile tappettino, si avvicina il novantenne svedese Herbert Liedke, già vincitore dei 100 e 400 metri per la sua categoria. Mi chiede se può sedersi insieme a me sul tappettino, invitando un fotografo a scattare una foto. Con mio grande stupore me lo ritrovo con la testa sul pavimento in una sorta di verticale, che si conclude con una capriola praticamente tra le mie braccia! Sorrido, incredula di tanta agilità, e gli scocco un bacio sulla guancia, mentre lui inizia pure a suonarmi "O sole mio" con la sua armonica...


Nella foto Herbert Liedtke insieme a Rosa Marchi


Stasera finalmente si mangia la pasta, ospiti nel camper di Emanuela Stacchietti e Vincenzo Felicetti.

29/07/2006 - Europei di Poznan (6)

Sabato 29 luglio
Al mattino assisto alle finali degli 800 metri. Dopo la bellissima vittoria di Emma Mazzenga tra le W70 (con tanto di miglior prestazione italiana di categoria: 3'21”35), inizia la “maledizione del quarto posto”: Waltraud Egger, che soffre di problemi muscolari, è quarta tra le W55, e la stessa sorte spetta a Elisa Zuccari tra le W45, a Alessandro Manfredi tra gli M45 (per soli 2 centesimi!) e a Fabio Biferali tra gli M40. Dobbiamo arrivare agli M35 per trovare il bronzo di Emilio De Bonis, in una gara serratissima.


(Nella foto le finaliste dei 200 metri W40)


Al pomeriggio si corrono le finali dei 200 metri. Qualche giorno fa avevo ricevuto un sms da Rosa Anibaldi, con la quale lo scorso anno, insieme a Giuseppina Perlino e Barbara Ferrarini, avevo corso la staffetta 4x100 ai mondiali di San Sebastian. Ora Rosa ha una bellissima bimba di 2 mesi, Erika, da accudire. L'sms diceva: “Ho sognato che le mie due ‘zie’ (la sottoscritta e Peppa, nda) salivano sul podio. Erika”.
Ho sorriso, quando l'ho letto. L'impresa sembrava davvero impossibile, vista la lista delle iscritte. Nelle semifinali di ieri mi sono però stupita delle numerose defezioni rispetto alle iscrizioni. Ho vinto la mia semifinale con un tempo molto elevato, 27”59, mentre l'altra semifinale è stata vinta dalla francese Violette La Pierre in 25”97; dietro di lei Giuseppina Perlino in 27”23.

Violette è un’extraterrestre rispetto a tutte le altre W40; ha vinto i 100 metri in 12”15 lasciando il vuoto dietro di sè, e la stessa cosa succederà sicuramente anche in questa gara. Rimane aperta la lotta per il secondo e terzo posto: oltre a me e “Peppa”, anche le altre due francesi (Dolores Hachotte e Dominique Vouagner) sono molto agguerrite.
Mi sembra strano di correre su tempi così elevati (il mio miglior risultato dello scorso anno è di 26”45), ma la preparazione di quest'anno non è quella del 2005 e sono già contenta di essere qui. In questo devo dire che Peppa per me è stata una maestra; lei, che per tanti anni è stata in nazionale assoluta, con un personale di 54”01 nei 400 metri, continua a correre in tempi superiori al minuto e continua a divertirsi, anzi, forse si diverte anche più di un tempo! Correre è bello e ritrovarsi insperatamente a poter lottare per una medaglia ti regala adrenalina e emozioni impreviste.

Mentre mi scaldo per la finale sento le note dell'inno di Mameli. Sul podio c’è il nostro Bruno Sobrero che, con la categoria M85, ha inaugurato per l'Italia la lunga lista delle medaglie dei 200 metri: dopo di lui vinceranno anche Sergio Palma tra gli M80 ed Enrico Saraceni tra gli M40; argenti per Tristano Tamaro tra gli M65 e Vincenzo Felicetti tra gli M55 e bronzi di Emma Mazzenga tra le W70 (dopo aver vinto al mattino gli 800 metri!) e Marta Roccamo (alla sua prima medaglia internazionale) tra le W35.

Nella pedana del salto con l'asta Gianfranco Beda (mio compagno di squadra all'Assindustria Sport Padova) ha appena vinto il titolo europeo per la categoria M35 con la misura di 4,60, battendo di 10 centimetri l'olandese Hans Pompen. Gianfranco è molto contento di questa sua prima esperienza internazionale master, soprattutto per il caloroso tifo dedicatogli dal pubblico. Mi congratulo con lui mentre effettuo l'ultimo allungo prima della finale.
(Nella foto, al centro, Gianfranco Beda sul podio dell'asta M35 - di Rosa Marchi)


E' il momento di preparare i blocchi di partenza. Ci scambiamo gli “in bocca al lupo” tra tutte le finaliste. Dolores Hachotte indossa sul top di gara la spillina tricolore che le ho regalato. A Peppa sussurro: “Dai, proviamo a realizzare il sogno di Erika”.
Al via Violette è velocissima e fa la sua gara, vincendo in 25”15. Dietro di lei come previsto siamo in 4, tutte in pochi decimi. Peppa giunge seconda in 27”20, mentre io riesco ad acciuffare il terzo posto in 27”32. Dolores sarà quarta in 27”40 e Dominique quinta in 27”44.
Il nostro podio sarà l'unico a contare la presenza di 2 atleti azzurri. Sono felicissima, soprattutto per il risultato di Peppa, che conquista così la sua prima medaglia internazionale master a livello individuale.

(Nella foto il podio dei 200 metri W40, da xs: Perlino, La Pierre, Marchi - di AF)

30/07/2006 - Europei Poznan (7)

Domenica 30 luglio
Oggi è l'ultima giornata di gare. Alle 7 è partita la maratona, al Malta Lake, su un percorso di poco più di 7 km da ripetersi 5 volte. Non sono una maratoneta, ma l'idea di correre più volte quel percorso intorno al lago basta ad annoiarmi. Speriamo bene per gli atleti impegnati oggi sulla 42 chilometri. Mi sveglio comunque presto per incitare Francesca Ragnetti (etabeta, per il forum di Atleticanet), impegnata nei 2.000 siepi W40. La bravissima Francesca quest'anno ha partecipato per la prima volta ai campionati italiani assoluti di Torino, sui 3000 siepi: niente male per una quarantenne! Arriverà terza in 7'53”31, prendendosi una rivincita sull'inglese Geraldine Finegan.

Le 4x100

A mezzogiorno inizia la “saga” delle staffette. I primi azzurri in gara sono i nostri “over 80”, con la partecipazione straordinaria di Sergio Agnoli, il recordman mondiale della mezza maratona che ha dato la propria disponibilità per completare il quartetto della 4x100 insieme a Sergio Palma, Eddo Foroni e Bruno Sobrero. I quattro si classificano al primo posto con il tempo di 1'08”03: per Sobrero si tratta del quarto oro, per Agnoli del terzo, per Palma del secondo e per Foroni del primo! E' bello vedere i nostri pimpantissimi ultraottantenni cantare l'inno di Mameli sul podio.

Nella foto il podio delle staffette 4x100 M80 - di R.Marchi

Un altro bell'oro, con tanto di miglior prestazione italiana di categoria (48”49), arriva dalla staffetta 4x100 M55, composta da Montaruli, Rossi, Rossetti e Felicetti. Antonio Rossi, dopo l'argento nei 100 metri, era tornato a Perugia per impegni di lavoro, per poi riaffrontare il viaggio (in auto insieme a Corrado Rossetti) e ripresentarsi qui giusto in tempo per correre la staffetta.

Sempre nella 4x100, la formazione M65 (con Vaghi, Veronesi, Valente e Tamaro) si aggiudica la medaglia d'argento (in 54”46), mentre il quartetto delle W50 (Bandelli, De Grandis, Micheletti e Egger) si classifica al terzo posto nel tempo di 1'00”55.

Mi preparo per la 4x100, categoria W35, che correrò insieme a “Peppa” Perlino e Marta Roccamo. per completare il quartetto (che da regolamento richiedeva almeno 2 atlete nella categoria W35) è stata coinvolta anche Santa Sapienza; la nostra plurimedagliata lanciatrice ha accettato con generosità di vestire i panni di velocista, pur non avendo mai corso una staffetta.
Alla Call Room l'addetto ci informa che non è necessario indossare il nostro numero di gara, poiché è sufficiente che l'ultima frazionista - nel nostro caso Marta - utilizzi l'apposito pettorale che identifica la nazione. Vado a posizionarmi alla partenza dei 200 metri per correre la terza frazione, con Santa in prima, Peppa in seconda e Marta in quarta. Ho tenuto il mio numero di gara sulla schiena, ma per comodità ho levato quello sul davanti. Stiamo per partire, quando un giudice (che parla solo in polacco) mi fa capire chiaramente che se non indosso il pettorale anche sul davanti non potrò gareggiare. Cerco di spiegargli in inglese le indicazioni date alla Call Room, ma lui non riesce a capirmi. Ho un attimo di panico, mentre cerco di ricordarmi dove ho lasciato il numero, poi corro a prenderlo, arrabbiata per la disorganizzazione. Nel frattempo un episodio analogo succede anche a Santa, in prima frazione. Lei non ha i numeri con sé, perché li ha lasciati in albergo, così anche per lei si ripete la scena del giudice arrabbiato. Peppa va in suo soccorso e le cede uno dei suoi 2 numeri; a quel punto il giudice si calma e la gara può iniziare (con Santa e Peppa che indossano un solo numero... lo stesso!).
Inizia la gara. Santa fa quello che può, ma arriviamo ultime con un tempo molto elevato, così come è successo alla formazione W45, dove Elisa Zuccari, che avrebbe dovuto correre poi la 4x400 W40, rimedia anche un infortunio. Col “senno di poi” si sarebbe potuto schierare una sola staffetta, nella categoria W40, con le più forti “over 40” presenti. Sarebbe stata davvero competitiva, peccato...

Le 4x400
Rintraccio Francesca Ragnetti, riserva della 4x400. Dopo aver corso le siepi stamane, non si aspetta proprio di doversi preparare per la staffetta del miglio. E' un po' perplessa: “quest'anno ho corso in 1'11’’” - mi spiega, ma cerco di incentivarla ricordandole che la miglior prestazione italiana W40 è di 4'27” e che, al di là del piazzamento, possiamo porci tranquillamente l'obiettivo di un record italiano.
Aiuto Francesca a sistemare i blocchi, dal momento che sarà la prima frazionista. Corre bene la sua frazione, e quando passa il testimone a Peppa Perlino il cronometro segna poco più di 69 secondi. Peppa corre fortissimo la sua frazione (sui 60 secondi), con una rimonta che ci riavvicina al terzetti di testa. Quando Rosanna Rosati riceve il testimone il cronometro segna 2'10”. Anche Rosanna, che appartiene alla categoria W45, corre davvero forte (sui 63 secondi) e ai 200 metri va ad agguantare la terza posizione. Nel frattempo osservo la tedesca (del quartetto ora in quarta posizione) che correrà con me la quarta frazione; la Germania ha schierato in ultima frazione la sua atleta più lenta: bene, penso dentro di me, una medaglia ci sta. Quando ricevo il testimone Francia e Inghilterra sono però per me irraggiungibili, troppo ampio il divario che ci separa. Corro comunque senza risparmiarmi in un parziale di 59”78. Il tempo finale sarà di 4'13”69. Vincono le francesi, in 4'09”75, seconde le inglesi in 4'10”58. Gioisco insieme alle mie compagne di squadra per questo primato italiano migliorato di 14 secondi. Arriva anche Elisa, con la gamba fasciata, e festeggiamo anche con lei.

(Nella foto da sx: Francesca Ragnetti, "Peppa" Perlino, Rosanna Rosati e Rosa Marchi - di AF)


Per me si tratta del terzo bronzo, per Francesca del secondo. Visti i risultati, abbiamo deciso di fondare il “Club dei bronzini forumisti di Atelticanet”, nel quale includiamo anche Emilio De Bonis (Emilio, per il forum), anche lui vincitore di 2 bronzi (ma nella stafetta 4x400 M35 corsa insieme ad Amerio, Mandich e Biferali, Emilio riesce a conquistarsi un bellissimo argento, con grande invidia mia e di Francesca).
(Nella foto, scattata al termine della staffetta 4x400 M35, da sx Rosa Marchi, Emilio De Bonis e Francesca Ragnetti)


See you in Lubiana...

Scende così il sipario su questi campionati. Mentre al ritmo dei tamburi si svolge la cerimonia di chiusura e di passaggio di consegue a Lubiana, sede nel 2008 della prossima edizione degli Europei master, sento un piccolo nodo alla gola. Mi ritengo molto fortunata per essere riuscita a partecipare e a salire 3 volte sul podio. Penso ai tanti amici che hanno dato forfait e non sono potuti essere qui; vorrei abbracciarli tutti e ricordare loro che il bello del nostro mondo è proprio questo: finito un campionato, ce n'è sempre un altro che ci aspetta e...

Miscellanea bianco-rossa: dedicata a chi c'era...
Olimpia Stadium, Lech, Okocim, zloti, Stary Rinek, Ratusz, lo “scornamento” delle capre a mezzogiorno, “We are the champions”, “Allo Sioux alle 8”, “On your marks. Set!”, Malta Lake, 93, Uwaga!, Stramaledette vespe, “Scus mi, is possibòl”?, European Champion!

giovedì 1 giugno 2006

Sergio Agnoli, record di ferro


Soprannominato il "keniano bianco" per il suo stile di corsa che ricorda quello dei corridori africani. Alla Roma-Ostia ha stabilito la nuova migliore prestazione mondiale over 80. Tra un mese parte per gli europei di Poznan. Per tentare qualche nuova impresa.

Alla mezza maratona Roma-Ostia ha stabilito la miglior prestazione mondiale over 80 (1:42'24"). Ha poi tentato di siglare un nuovo record alla maratona di Roma ma il tenace romano, di origine cadorine, è stato costretto al ritiro per problemi muscolari. Ci riproverà a luglio, in occasione degli Europei master di Poznan. Sergio Agnoli è soprannominato il “keniano bianco” e, tra il popolo dei runner, è senza dubbio uno dei rappresentanti più ammirati del mondo master.

Quando ha iniziato a correre?
«A 58 anni, quando andai in pensione. Mi resi conto di aver difficoltà anche ad allacciarmi le scarpe e pensai di correre ai ripari iniziando a praticare uno sport. La corsa fu la scelta più facile, anche se la mia prima gara fu un vero disastro: arrivai ultimo.»
Eppure, due anni dopo debuttò nella maratona con un tempo di tutto rispetto per un sessantenne: 3:19’.
«È vero. Mi preparai seguendo alcune delle tabelle redatte da Luciano Gigliotti e pubblicate proprio su Correre. L’anno successivo corsi in meno di tre ore (2:58’02”,nda).»
Ora ha un allenatore?
«No, però mi segue con i suoi consigli Orlando Pizzolato. È stato lui ad affibbiarmi il soprannome “keniano bianco”, per il mio stile di corsa che a suo avviso è simile a quello dei corridori africani.»
Quante volte si allena?
«Arrivo a 5-6 sedute alla settimana, ma solo durante la preparazione di una maratona.»
Non è un carico un po’ esagerato alla sua età?
«È una domanda che mi pongono di frequente. In realtà non faccio fatica, anche perché alterno sempre allenamenti impegnativi ad altri più leggeri.»
In vent’anni di attività master ha conquistato 7 titoli mondiali, 9 europei e 21 italiani. Qual è stato il risultato più prestigioso?
«I quattro titoli mondiali conquistati a Brisbane nel 2001. In poco più di una settimana vinsi la corsa campestre, i 5.000, i 10.000 e la maratona. Questo risultato mi permise di essere insignito, con mia grandissima gioia, del titolo di Cavaliere dell’Ordine “al Merito della Repubblica Italiana”.»
E quello più emozionante?
«Quando vinsi la maratona agli Europei master di Kristiansand, nel 1992. Mi diedero una grande bandiera tricolore, con tanto di asta, per il giro di pista. Fu molto emozionante anche se, un po’ per la stanchezza, un po’ per il forte vento, completai il giro con la bandiera arrotolata sotto il braccio.»
Cosa ha ricevuto dall’esperienza sportiva?
«È stato uno stimolo per rendere la mia vita meno noiosa, dopo essere andato in pensione. Poi mi ha permesso di conoscere molte persone e di stringere nuove amicizie in tutto il mondo.»
Cosa vorrebbe trasmettere ai giovani?
«Mi piacerebbe poter essere un esempio, far capire loro che una vita regolare, senza fumo, senza eccessi, può aiutare ad affrontare meglio anche la terza età.»
Come tiene sotto controllo la sua salute?
«Sono seguito con visite semestrali dal professor Paolo Zeppilli, primario al Policlinico Gemelli. Lui mi consiglia sempre di non esagerare, di non farmi prendere da quella che definisce “Sindrome di Highlander”. Penso, con il mio ritiro alla maratona di Roma, di avergli dimostrato di saper essere anche prudente. Però non potrei rinunciare facilmente a questa mia grandissima passione, anche se credo di essere pienamente consapevole che a ottant’anni tutto possa succedere. Spesso lo faccio sorridere con la mia battuta preferita: a una certa età non è forse migliore una morte in una corsia di una pista che non in una corsia d’ospedale?»
I suoi familiari cosa pensano della sua attività sportiva?
«Sono molto fortunato perché ho il completo sostegno di mia moglie, Luisa, che mi segue in tutte le gare e mi è molto vicina, e di mio figlio Paolo, un maratoneta di buon livello della categoria M50, con cui condivido pienamente la passione per la corsa.»
Si ritiene una persona ottimista?
«Senza dubbio, penso si debba sempre avere un atteggiamento positivo nei confronti della vita. C’è un aneddoto che amo raccontare: lo scorso anno, durante gli Europei master su strada a Villareal, conobbi un tedesco di 92 anni. Mi raccontò sconsolato che al 18° km della mezza maratona, nonostante si sentisse bene, era scivolato a terra al rifornimento. Un giudice, a quel punto, gli aveva tolto il pettorale. “Se stavi bene, come mai non sei ripartito? Avevi ancora il microchip sulla scarpa”, gli chiesi incuriosito. “In realtà ci ho pensato... ma se poi mi avessero squalificato a vita?” Questa fu la risposta del mio nuovo
amico.»

Articolo pubblicato su Correre nel mese di giugno 2006

sabato 1 aprile 2006

Vittorio Colò, lo stop dopo 77 stagioni

VittorioColoFotodiRMarchi
A quasi 95 anni, ha appeso le scarpette al chiodo. E' l'icona dei master italiani.

L’uomo capace di saltare 3 metri nel lungo a 93 anni dice basta. Una carriera magnifica, al limite dell'incredibile. Lo abbiamo incontrato nella sua casa a pochi passi da un luogo sacro a tutti i corridori milanesi.

Nel loro appartamento a pochi passi dalla pista di atletica XXV Aprile di Milano, Vittorio Colò e la moglie Enrica mi accolgono con grande calore. «Perché vuoi intervistare questo vecchiaccio che non ha nulla da dire?», mi chiede dissimulando con tono burbero l’emozione dell’essere intervistato. Sorrido, pensando che quest’uomo eccezionale, dall’intelligenza acuta e dall’ironia pungente, di cose da dire ne ha, eccome. Quasi 30 anni di atletica master ad altissimo livello; le ultime gare nell’ottobre 2004, ai campionati di società di Formia. Ricordo ancora il silenzio quasi sacrale, a testimoniare rispetto, ammirazione ed emozione che univa giudici, pubblico e atleti, nel vedere il quasi novantatreenne di allora saltare in lungo 3 metri esatti.
«Nel 2005 sono stato operato per un aneurisma all’arteria femorale e la mia salute ne ha risentito – mi spiega così le motivazioni del suo stop –. Riesco a fare ancora qualche cosetta, quello che serve per prendere un autobus al volo, ma nulla di serio.» La moglie precisa: «In realtà dopo l’operazione si era un po’ illuso di poter tornare in pista. Stava preparando la gara del martello con l’obiettivo del record del mondo per la categoria M95, ma la gamba era troppo debole e ha dovuto rinunciare».
Gli chiedo di ripercorrere la sua storia di atleta partendo dal suo primo incontro con l’atletica leggera, che avvenne ben 77 anni fa.
«Mentre frequentavo il liceo a Riva del Garda, la mia cittadina di origine, venni contattato per partecipare al Gran Premio dei Giovani, una specie di Giochi della Gioventù. Era il 1929, e grazie alla mia poliedricità riuscii a qualificarmi nel
pentathlon per la finale nazionale. Fino a quando mi sono laureato, nel 1938, in chimica industriale, ho sempre praticato l’atletica, spaziando in tutte le specialità. Sono stato anche detentore del record regionale trentino di salto triplo.» Mi mostra un libro sulla storia sportiva di Riva del Garda. In copertina è
riportata una foto propagandistica del Ventennio che ritrae tre atleti. «Fu scattata durante l’inaugurazione del campo sportivo, nel 1931. Io sono quello di sinistra, quello che tiene il disco in mano.» Rimango assorta a fissare la foto, cercando di ritrovare, in quel bel ragazzo muscolato di allora, l’esile atleta ultranovantenne che conosco. Gli occhi, penso, quelli sono gli stessi, vivi e limpidi. Dopo la guerra ritorna nuovamente in pista. «Dal 1946 al 1953 gareggiavo nel decathlon per la squadra della Quercia Rovereto. Riuscivo sempre a piazzarmi tra il 5° e il 6° posto, agli assoluti. Smisi completamente a 42 anni.» E poi com’è che iniziò l’attività master? «Dopo una vita lavorativa dedicata alla ricerca farmaceutica, nel 1972 andai in pensione e iniziai a fare l’allenatore di atletica, attività che ho continuato fino a un anno fa, occupandomi dei ragazzi dell’Atletica Riccardi Milano. Nel 1977 venne organizzata la prima edizione dei campionati italiani master, alla quale partecipai grazie all’insistenza di Cesare Beccalli (l’attuale presidente della WMA, la federazione mondiale dell’atletica master, nda), vincendo i 100 m nella categoria M65. Da allora ho quasi sempre gareggiato.» Colò ha quindi vissuto in prima persona tutta la storia dell’atletica master in Italia, comprese le avversità e le polemiche che questo nuovo movimento suscitava. Mi dice: «Forse non tutti sanno che nel 1993 la Fidal propose, durante i Mondiali a Miyazaki, di non permettere agli atleti ultrasessantenni di competere. Fortunatamente tutte le altre nazioni votarono contro quella proposta».
Poi l’esperienza a Scommettiamo che..., la trasmissione della RAI che rese noto al grande pubblico il mondo dei master, insieme a Sobrero, Sansonetti e Marabotti. «Onestamente mi è sembrata una cosa un po’ artificiale – mi confida –. Divenni improvvisamente famoso. Mi chiamava gente da tutta Italia per complimentarsi. Ma come, mi chiedevo, tutto questo interesse per una frazioncina in una staffetta e del mio record nel decathlon a 85 anni nessuno sa nulla?»
Già, il suo record nel decathlon fu stabilito a Durban durante i campionati mondiali del 1997, quando l’ottantacinquenne Colò si aggiudicò ben 7 medaglie d’oro: «Quella gara venne disputata sotto una pioggia battente. Fu difficile ma esaltante, come quando da giovane feci il giro del lago di Garda con un sandolino, una coperta e un po’ di cibo. Forse le due esperienze sportive più emozionanti della mia vita».
In tanti anni Colò ha collezionato numerosi titoli, medaglie e primati. È attualmente detentore dei record mondiali over 90 dei 200 m (40”00), salto in lungo (3,09), 60 m indoor (10”73) e triplo indoor. Sì, proprio il salto triplo, con tanto di rincorsa, stacco, balzi e arrivo in buca: 6,52 m. Da non crederci. Ma quanto, in tutti questi anni, l’ha spinta l’agonismo, e quanto invece il piacere di fare atletica?: «Mi comporto un po’ come il mio gatto quando gioca con la sua coda. Quando sono in pista io sono felice; mi piace farlo, è come un gioco». Mentre mi accompagna alla fermata della metro parliamo della sua scelta di non utilizzare i blocchi nelle gare di velocità (possibilità prevista nelle gare master): «Mi ispiro alla tecnica di Borzov, con 3 appoggi, al fine di sfruttare la migliore inclinazione del busto», mi spiega mentre, avvolto nel suo elegante cappotto grigio, piega le ginocchia, la schiena e appoggia una mano a terra. Poi, inaspettatamente, parte con uno scatto deciso e agile, facendo strabuzzare gli occhi a una signora incrociata nel sottopasso. Pochi metri, quanto basta per farmi sognare questo straordinario uomo e atleta di nuovo in pista ai campionati mondiali master di Riccione 2007.

Articolo pubblicato sulla rivista Correre nel mese di aprile 2006
(Foto di R.Marchi)

Nota del 25 gennaio 2009:Dopo aver annunciato di aver appeso le scarpette al
chiodo, Vittorio Colò, nato il 9 novembre 1911, pochi mesi prima di compiere 95 anni si è ripresentato in pista. Nel salto in lungo, al Meeting Ambrosiana Day di Milano,
ha saltato 2,25 metri, misura mai raggiunta al mondo da un suo coetaneo. Colò è diventato così il primo dell’atletica master italiana a segnare un risultato per la categoria MM95. Un mito. Non partecipò ai mondiali di Riccione ma nell'ottobre 2007 partecipò come M95, con i colori dell'Amatori Rimini, alla finale societaria di Macerata vincendo lungo e giavellotto.
P.s.: grazie ad Andrea Benatti ho recuperato la foto con la copertina del libro del centenario della Benenze.



[Link al pdf con l'articolo nella veste originale] (su autorizzazione della rivista Correre)

9 settembre 2012
Ciao Vittorio. Ci hai lasciati, a modo tuo, ad un paio di mesi dai tuoi 101 anni. Hai vissuto una vita intensa e generosa che ha lasciato segni e ricordi nei cuori di tante persone. Io ti ho conosciuto nel mondo dell'atletica master, sei stato l'icona, l'atleta simbolo del nostro movimento, un esempio per tutti noi. Ti guardavamo con tanta ammirazione e affetto. Non amavi la tecnologia e scrivevi lettere che erano dei veri e propri capolavori di scrittura d'altri tempi. A me le mandavi di colore rosa, come il mio nome. Le custodisco tra le cose più preziose. Ora puoi correre libero tra le nuvole, felice, come in quel sogno che mi confidasti l'ultima volta che ci siamo visti.

martedì 1 marzo 2005

Il SuperGuido (Müller)


Alla scoperta del tedesco Müller, premiato durante il Gala Iaaaf di Montecarlo come miglior atleta master al mondo per il 2004.

Vidi in azione per la prima volta Guido Müller nel luglio dello scorso anno, ad Åhrus, in occasione dei Campionati europei master. Rimasi colpita dalla sua eccezionale tecnica negli ostacoli (43”89 nei 300 hs) e dal fatto che avesse conquistato i suoi 7 titoli (nella categoria M65) presentandosi ai blocchi di partenza, tra qualificazioni e finali, per ben 14 volte in 10 giorni.

Müller, classe 1938, risiede a Monaco, dove gareggia per il club locale TSV Vaterstetten, e da oltre vent’anni è uno dei migliori master al mondo nelle gare di velocità e ostacoli. La stagione 2004 è stata per lui la migliore in assoluto, tanto da aggiudicarsi, insieme alla mezzofondista australiana Jeanette Flynn, la prima edizione del premio che la Iaaf ha istituito per il miglior atleta master dell’anno. Un premio che testimonia l’importanza che anche la Federazione mondiale di atletica leggera sta riconoscendo al movimento.

Mi racconta la sua storia atletica con pacatezza e passione.
"Iniziai a praticare l'atletica leggera da ragazzino, a 11 anni. Da atleta assoluto correvo i 400 piani in 47"6, tempo che mi valse, nel ’61, la convocazione nella nazionale tedesca." Nello stesso anno iniziò a cimentarsi anche nei 400 a ostacoli, da subito con ottimi risultati "Gareggiai anche con Salvatore Morale e Roberto Frinolli, ne hai mai sentito parlare?", mi chiede, strappandomi un sorriso al pensiero delle nostre glorie azzurre. Mancò di pochissimo le qualificazioni tedesche per le Olimpiadi di Tokyo del 1964: "Fu uno dei miei più grandi rammarichi - racconta con disappunto -. Iniziai a allenarmi nella tecnica degli ostacoli solo a 23 anni. Se avessi iniziato prima, forse, sarebbe andata diversamente…". Alla fine degli anni '60, favorito da una buona conoscenza della nostra lingua, si trasferì per lavoro a Vigevano dove per alcuni anni fu portacolori dell'Atletica Vigevano.

Nel 1970 ritornò in Germania e appese le scarpette al chiodo fino al 1982 quando, sfogliando un giornale locale, scoprì l'esistenza del mondo master. Nel 1983 partecipò per la prima volta ai campionati nazionali tedeschi master. “Vinsi i 200 e i 400 metri nella categoria M45, stabilendo i nuovi record nazionali di categoria”, racconta ricordando la soddisfazione di quelle inaspettate vittorie.

Da quel momento Müller divenne una stella del panorama master internazionale, stabilendo numerosissimi record di categoria (è tuttora detentore di 14 record mondiali e di 8 europei) e vincendo 52 titoli internazionali.

"Dal punto di vista tecnico la mia miglior gara la corsi agli Europei Master di Verona - racconta ritornando con la memoria al 1988 -. Mancavano pochi mesi al mio cinquantesimo compleanno. Vinsi i 400 ostacoli (dell’altezza di 91 cm come nelle gare assolute, ndr) in 55"69, correndo tutta la gara in 15 passi.” Una prestazione davvero stupefacente.

Müller, che si allena da solo, da quest’anno ha ridotto gli allenamenti settimanali, passando dai cinque dello scorso anno a quattro: “A quest’età, un anno in più sulle spalle si fa sentire; così recupero meglio, ma non ho ridotto la quantità. I test dimostrano che sto mantenendo i livelli dello scorso anno”. Il fatto di non essere seguito da un allenatore è una scelta ben precisa: “Mi conosco meglio di chiunque altro. Durante l’allenamento ascolto sempre tutte le sensazioni del mio fisico al fine di adattare il carico di lavoro”.

Sono molte le cose che apprezza nel mondo master: “Ho incontrato moltissime persone interessanti che hanno alle spalle vite intense e mai banali. Dalle sfide sulla pista sono nate delle belle amicizie, come quella con il triestino Tristano Tamaro”.

Quello che invece vorrebbe assolutamente cambiare è la mancanza di minimi di partecipazione ai campionati internazionali: “A volte si presentano alle gare degli atleti completamente impreparati, con prestazioni che sfiorano il ridicolo, e che spesso vengono presi di mira dai media. In tal modo si rischia di dare un’immagine denigrante del nostro mondo”.
Alla classica domanda: “Ma fino a quando pensa di continuare?”, risponde “Allenarmi per me è un piacere, così come è stimolante competere e frequentare gli amici di questo mondo. Continuerò finché la salute mi assisterà.”

E noi ci auguriamo di vederlo ancora per tanti anni sulle piste, per continuare a stupirci delle sue straordinarie imprese atletiche.

Nella foto Guido Müller - Archivio Müller


La scheda di Müller
(dati statistici a cura di Werter Corbelli)

Titoli mondiali di categoria: 15 ( di cui 5 indoor)

Titoli europei di categoria: 43 ( di cui 6 indoor)

Record di categoria tedeschi: 18 (dalla M45 alla M65)

Record personali da assoluto:

100 m (10"9)
200 m (21"6)
400 m (47"6)
400 hs (51"3)
Lungo (7,18)

Migliori prestazioni mondiali di categoria

200 m - M65: 25"46 (2004)
400 m - M65: 56"37 (2004)
100hs - M60: 14"42 (2002) M65: 15"61 (2004)
300hs - M50: 39"96 (1989) - M60: 42"31 (1999) - M65: 43"89 (2004)
400hs - M45: 55"18 (1986) - M55: 58"92 (1995)
4x400 - M65: 4'09"08 (2004)
indoor
200 m - M65: 25"60 (2004)
400 m - M65: 56"63 (2004)
60hs - M65: 9"60 (2004)
4x200 - M65: 1'49"78 (2004)

Migliori prestazioni europee di categoria
400 m - M55: 53"04 (1995)
400 m - M60: 54"65 (1999)
4x400 M55: 3'46"17 (1998)
4x400 M60: 3'54"61 (1999)
indoor
200 m - M55: 24"58 (1994) - M60: 25"54 (2002)
400 m - M55: 54"51 (1994) - M60: 55"70 (2002)

Pubblicato sulla rivista Correre nel marzo 2005
[Link al pdf con l'articolo nella veste originale] (su autorizzazione della rivista Correre)

martedì 1 febbraio 2005

Il personaggio del mese - Bruno Sobrero

Bruno Sobrero (di R.Marchi)
Con i suoi 84 anni portati in modo stupendo, un eccezionale palmarès di ben 66 medaglie conquistate ai campionati internazionali master, Bruno Sobrero è uno dei pilastri dell’atletica master italiana. “Quando ero ragazzo, negli anni ‘30, ho praticato per un po’ l’atletica leggera”, racconta ricordando i suoi esordi tra gli “avanguardisti”. Ma la sua vera passione per l’atletica iniziò nel 1981, all’età di 61 anni: “Fumavo 60 sigarette al giorno e ricordo ancora la mia prima gara master, quando mi sono cimentato in un 200 metri”. La prova andò malissimo, ma da quel momento Sobrero smise di fumare e iniziò a essere uno dei protagonisti dell’atletica master. La gara che ricorda con più emozione sono i 200 piani ai Mondiali di Durban, nel 1997. “In quell’occasione vinsi il mio primo titolo iridato. Battei addirittura l’australiano Hec Hogan, che nel 1956 era salito sul podio olimpico.” Ma la gara che lo fece conoscere al grande pubblico fu la staffetta 4x100, corsa insieme a Giuseppe Marabotti, Ugo Sansonetti e Vittorio Colò, e presentata nella trasmissione “Scommettiamo che?” del 1995. “Avevamo 316 anni in quattro, e riuscimmo a vincere la scommessa correndo in un tempo inferiore al minuto”, ricorda con grande soddisfazione.
Sobrero gareggia sempre con un’inconfondibile bandana annodata alla fronte: “Me ne regala una ogni anno, come portafortuna, il mio amico Ottavio Missoni”, spiega citando il famoso stilista, anche lui attivo atleta master.
Quello che colpisce di più in questo atleta è il fatto che non si sia mai allenato in una pista di atletica, pur raccogliendo successi in gare tecniche come gli ostacoli e il salto in lungo: “Da 20 anni ho un’altra grande passione: il golf, che pratico quotidianamente, ed è proprio sul green che effettuo i miei allenamenti.” Impossibile non sorridere di simpatia quando racconta che le sue ripetute avvengono inseguendo il carrellino elettrico addetto al trasporto delle mazze da golf “che devo assolutamente riagguantare, prima che cada in uno dei laghetti del campo...”.

Nella foto Bruno Sobrero - di R.Marchi

Curriculum
(Dati statistici a cura di Werter Corbelli)

Le 23 medaglie ai Mondiali master
1985 Roma: M60 - 2° (100)
1991 Turku: M70 - 2° (100m), 2° (4x100)
1993 Miyazaki: M70 - 2° (Lungo), 2° (4x100), 3° (100m), 3° (200m); 1997 Durban: M75 - 1° (200), 1° (4x100), 2° (100), 2° (80hs), 2° (Lungo), 2° (Decathlon)
2001 Brisbane: M80 - 1° (100), 1° (Lungo), 3° (4x100 M75)
2003 Porto Rico: M80 - 1° (100), 1° (200), 2° (60hs), 2° (Lungo)
2004 Sindelfingen (Indoor): M80 – 1° (Pentathlon), 2° (60), 3° (Lungo)


Le 43 medaglie Europei master
1982 Strasburgo: M60 - 1° (100), 1° (200)
1984 Braighton: M60 - 1° (100), 3° (200)
1986 Malmoe: M65 - 1° (100), 1° (200)
1992 Kristiansand: M70 - 1° (100), 2° (Lungo)
1994 Atene: M70 – 2° 4x100
1996 Malmoe: M70 - 1° (100), 1° (200), 1° (80hs), 2° (Lungo), 2° (4x100)1997 Birmingham (Indoor): M75 - 1° (60hs), 2° (Lungo), 3° (60)
1998 Cesenatico: M75 - 1° (100), 1° (200), 1° (Lungo), 1° (80hs), 1° (4x100), 3° (Triplo)
2000 Jyväskylä: M75 - 2° (100), 2° (80hs), 3° (4x100)
2001 Bordeaux (Indoor): M80 -1° (60hs), 1° (60), 1° (Lungo), 1° (Pentathlon), 2° (200)
2002 Potsdam: M80 - 1° (100), 1° (200), 1° (Lungo), 1° (80hs), 1° (4x100) 2003 San Sebastian (Indoor): M80 - 1° (60hs), 1° (Pentathlon), 2° (Lungo), 2° (60)
2004 Aahrus: M80 - 2° (100), 2° (80hs), 3° (Lungo).

I record mondiali di categoria

60 hs (indoor): M80 (11”65–2001)
Pentathlon (indoor): M80 (4.088 p.–2001)
4x200 (indoor): M80 (2’26”29 –2001 Marabotti-Colò-Sansonetti-Sobrero)

I record europei di categoria
60 hs (indoor): M80 (9”62–2001)
80 hs: M80 (16”95–2002)

I record italiani di categoria
100: M75 (14"18-996); M80 (15"22-2001)
200: M70 (28"50-1993); M75 (29"89-1996)
80 hs: M75 (15"53-1997); 80 (16"95-2002)
Lungo: M70 (4,59-1991)
4x100: M70 (57"92-1994 Marabotti-Sansonetti-Di Guardo-Sobrero); M75 (59"95-1996 Marabotti-Sansonetti-Di Guardo-Sobrero); M80 (64"18- M80 (64"18-2001 Marabotti-Colò-Sansonetti-Sobrero)
Decathlon: M70 (5.263p.-1995)
60 (indoor): M80 (9"62-2001)

Pubblicato sulla rivista Correre nel febbraio 2005

sabato 1 gennaio 2005

Il personaggio del mese - Lucia Soranzo

Lucia Soranzo, foto di R.Marchi
Rimane interdetta, Lucia Soranzo, alla classica domanda: “Perché corri?”. Dopo un attimo di pausa risponde con uno dei suoi bellissimi sorrisi: “Perché è la mia vita”. Lucia corre da 30 anni e non ha nessuna intenzione di smettere. “Avevo 26 anni quando partecipai alla prima competizione - racconta ricordando il suo esordio nel mondo della corsa -. Ero emozionatissima ed impacciata, ma dopo che lo starter diede il via mi sentii perfettamente a mio agio. Mi classificai al primo posto.”
Da subito ha spaziato dalle gare su pista alla maratona, fino alla corsa in montagna dove fu convocata nella nazionale assoluta per la Coppa del mondo del 1986, all’età di 38 anni. Alle manifestazioni master internazionali si è avvicinata solo nel 2002, con la partecipazione ai Mondiali su strada di Riccione. “Era un mondo che non conoscevo, è stata una bellissima scoperta e da allora non mi sono persa un campionato.” Anche Manrico, suo marito, è un atleta. Partecipa alle manifestazioni di triathlon ma, quando accompagna la moglie ai campionati internazionali, si trasforma in corridore. “Le mie prestazioni sono migliori delle sue, ad eccezione della maratona dove lui vanta un personale inferiore al mio di 3 minuti”, spiega Lucia quasi con disappunto.
La coppia vive a Ravenna, dove Lucia si allena tutti i giorni da sola, tranne nel caso dei lavori in pista dove è seguita dal tecnico Gerardo Zanchini.
Osservando i suoi primati si rimane colpiti da come le sue prestazioni siano rimaste ad altissimo livello nonostante il passare degli anni. Il suo record assoluto dei 5.000 metri, ad esempio, è di 17’55”3, ottenuto a 38 anni. A 55 anni Lucia ha corso con la maglia del CUS Bologna nell’eccezionale tempo di 18’09”35.
Le gare che ricorda con più emozione sono i due titoli europei conquistati con grande grinta lo scorso luglio in Danimarca nei 5.000 e 10.000: “In quell’occasione ho compreso quanto sia importante una mentalità vincente e determinata. Pur essendo reduce dall’operazione ai tendini ho vinto quei due titoli correndo soprattutto con “la testa”. Una bella rivincita dopo aver collezionato, ai Campionati Mondiali del 2003, ben tre secondi posti”.

(Nella foto Lucia Soranzo, di R. Marchi)

Curriculum
(dati statistici a cura di Werter Corbelli)

Campionati Europei Master
2002 Upice (Non Stadia): W50 - 1ª(10 km su strada), 2ª(Mezza Maratona)
2002 Potsdam: W50 – 1ª (10.000), 2ª (5.000)
2004 Åhrus: W55 – 1° (5.000), 1° (10.000)

Campionati Mondiali Master

2002 Riccione (Non Stadia): W50 - 2ª(10 km su strada), 1°(10 Km. su strada a squadre)
2003 Porto Rico: W50 - 2ª(5.000), 2ª(10.000), 2° (Cross Country)

Le sue migliori prestazioni assolute
1.500 m: 4’50”6 (1985)
3.000 m: 10’04”6 (1987)
5.000 m: 17’55”3 (1986)
10.000 m: 36’55”3 (1988)
Mezza maratona: 1h21’18” (1985)
Maratona: 2’51”17 (1986)

Le sue migliori prestazioni italiane di categoria

1.500 m: F55 (5’08”27(*)-2003)
3.000 m: F55 (10’48”87i(*)-2003, 11’17”5-2004)
5.000 m: F50 (18’09”35-2003); F55 (18’09”35(*)-2003, 18’54”0-2004); 10.000 m: F50 (39’23”2-2001); F55 (40’42”37-2004)
10 km. su strada: F50 (38’04”-2002); F55 (38’23”(*)-2003)
Mezza Maratona: F50 (1h23’09”-2002); F55 (1h24’39”(*)-2003)
Maratona: F50 (2h57’16”-2002)

con (*) sono indicate le prestazioni extra-fascia, non valide ai fini internazionali in quanto ottenute prima del compimento dell’anno di ingresso nella categoria.

Pubblicato sulla rivista Correre nel gennaio 2005

giovedì 1 aprile 2004

Il personaggio del mese - Emma Mazzenga

“Mimma” per gli amici, è una distinta professoressa in pensione, dal portamento elegante, con una insospettabile passione: quella della corsa. Che c’è di strano che una signora di 70 anni si dedichi a una corsetta tranquilla? Il fatto è che Emma fa la corsa veloce, quella che ti porta sui blocchi di partenza con le scarpette chiodate, a trovare la massima concentrazione, a scattare allo sparo dello starter. “Mi piace lo spirito agonistico e mi piace mettermi in gara” spiega quando le chiedo le motivazioni che la spingono a praticare l’atletica leggera. “Anche ai semafori, quando appare il verde, sono sempre la prima a scattare”.
Emma, oggi portacolori dell'Assindustria Sport Padova, aveva praticato l’atletica leggera negli anni dell’università, fino a raggiungere il quarto posto ai Campionati italiani assoluti nei 400 m Riprese l’attività cinquantatreenne, dopo una pausa di quasi 25 anni. “Il presidente del Cus Padova mi convocò con l’intenzione di costituire una squadra master. La possibilità di tornare alle competizioni mi entusiasmò subito”.
Si lamenta per la mancanza di stimoli poiché in Italia praticamente non ha rivali e da 16 anni consecutivi vince titoli italiani di categoria (ben 34 all'aperto!). Mimma si allena in pista 3 volte alla settimana, sotto la guida di Franco Sommaggio che la segue dal 1997 e l'ha portata a fare il grosso salto di qualità che le ha consentito di ottenere tanti successi internazionali.
Mi spiega che la difficoltà principale per un master, e anche la sfida più bella, consiste nel saper accettare il passare degli anni dosando le proprie energie nel rispetto del proprio corpo. Ma non nasconde il rammarico per non riuscire più a correre i 100 m in 15 secondi, come faceva quando aveva solo … 60 anni.
Il suo 16”2 nei 100 m, a 70 anni, si colloca tra le migliori prestazioni mondiali di categoria. "Mimma", con la sua grinta e vitalità, è davvero uno degli esempi più significativi nel panorama dell’atletica master.

Nella foto Emma Mazzegna, di W. Corbelli


Il suo curriculum
a cura di Werter Corbelli


Le sue medaglie dei Campionati mondiali master
1999 Gateshead: W65 – 2ª 4x100m; 2001 Brisbane: W65 – 3ª 100m, 3ª 200 m
Le sue medaglie dei Campionati europei master
1998 Cesenatico: W65- 1ª 100 m, 2ª 200 m; 2001 Bourdeax (indoor): W65- 1ª 200m, 1ª 400m, 2ª 60m ; 2003 San Sebastian (indoor): W65 – 1ª 200m, 1ª 400m, 2ª 60m
Le sue migliori prestazioni italiane di categoria
Outdoor
100 m: F70: 16"2 F65: 15"79 F60: 15"2 F55: 14"8
200 m: F70: 34"1 F65: 33"20 F60: 31"1(*)
400 m: F70: 1'19"7(*) F65: 1'17"10.
Indoor
60 m: F70: 10”66, 10"16(*) F65: 9"85
200 m: F70: 35”98, 34"96(*) F65: 33"38
400 m: F70: 1’23”42, 1'21"07(*) F65: 1'21"07

con (*) sono indicate le prestazioni extra-fascia, non valide ai fini internazionali in quanto ottenute prima del compimento dell’anno di ingresso nella categoria.

Pubblicato sulla rivista Correre nel mese di aprile 2004

lunedì 14 luglio 2003

Mondiali Porto Rico 2003

Ebbene si! Anche gli “over”, che svolgono attività su pista, sono “atleti”. Molti, in Italia, ancora non lo sanno e si stupiscono di quello che per loro è solo un fenomeno un po’ stravagante, se non addirittura al limite del ridicolo: “ma come, un cinquantenne che salta con l’asta, un novantenne che si cimenta nel salto triplo..”. Eppure è sufficiente partecipare ad una manifestazione internazionale, per rendersi conto di come l’attività sportiva possa essere “normale” a qualsiasi età, e che un atleta, che si è preparato per una competizione, merita rispetto, indipendentemente dalla sua data di nascita.

Souvenir de Puerto Rico

Quando atterro all’aeroporto di San Juan, sono subito avvolta da una vampata di calore e umidità che quasi mi toglie il respiro. In quest’isola, situata nel Mar dei Caraibi, mi rendo conto che il primo avversario per un’atleta è proprio il clima.
Sono comunque molto felice di poter vivere questa nuova esperienza sportiva e umana, che mi permetterà di incontrare persone da tutto il mondo che condividono la mia stessa passione per l’atletica leggera. Dall’1 al 13 luglio, a Porto Rico, si svolgono infatti i XV Campionati Mondiali Master “Stadia” di Atletica Leggera. Vi partecipano 2600 atleti, dai 35 ai 101 anni, in rappresentanza di 74 nazioni, Un’edizione ridotta, rispetto i 6000 partecipanti di Brisbane 2001, soprattutto a causa degli elevati costi della trasferta e di un clima, sicuramente adatto per attività balneari, ma poco favorevole a siglare prestazioni tecniche di valore.

La prima impressione che avverto, quando giungo a Porto Rico, è quella relativa all’influenza degli Stati Uniti d’America, a cui questa nazione è legata dal 1951 da una forma di Commonwealth. Oltre che dall’utilizzo del dollaro americano come moneta corrente, si nota una fitta presenza di catene di fast food, un’elevata percentuale di giovani obesi e ci si ritrova con l’aria condizionata sparata a mille in tutti i locali. Ma passeggiando alla sera, si rimane colpiti dal caratteristico verso del Coqui, una rannocchietta d’albero, difficile da vedere, che rappresenta uno dei simboli di Portorico. Lo splendido mare, la foresta pluviale, la “Old San Juan”, con i suoi bastioni cinquecenteschi, fanno di quest’isola una meta turistica di indubbio interesse.

Le gare su pista si svolgono in 3 diversi impianti: il Clemente Complex, il Sixto Excobar e l'Università di Porto Rico. Roberto Clemente, che dà il nome al complesso di impianti sportivi della città di Carolina, è considerato come un vero e proprio eroe dalla popolazione locale. Giocava a baseball con gli All Star dei Pittsburgh Pirates e si contraddistingueva per le sue doti umanitarie. Il suo sogno era quello di realizzare una cittadella sportiva per i bimbi poveri del suo paese. Il 31 dicembre 1972, fu vittima di un disastro aereo mentre portava vestiti e medicinali alle vittime del terremoto in Nicaragua.

Gli atleti sono quasi tutti alloggiati nella zona turistica, affacciata sul mare a nord dell'isola, con lo schieramento di hotel sulle spiagge da cartolina di Condado e Isla Verde. I 3 impianti sono distanti circa una quindicina di chilometri l'uno dall'altro e per i trasferimenti gli organizzatori hanno messo a disposizione i cosiddetti Escolar, gli autobus in stile anni ’50 normalmente addetti al trasporto scolastico.
Gli Escolar sono normalmente scortati da due poliziotti motorizzati con tanto di sirene spiegate. Quando si addentrano verso verso l’interno dell’isola, per raggiungere la città di Carolina, si rimane colpiti dalle abitazioni popolari. I terrazzi sono completamente ricoperti di inferriate verniciate di bianco che danno l’effetto di tante gabbie sovrapposte.

Nello stadio del Clemente Complex, posizionato proprio alla partenza dei 100 metri, spicca un coloratissimo pallone aerostatico che pubblicizza la famosa “pillola blu”. Sembra che qui il problema sia molto sentito, vista la quantità di cartelli pubblicitari e di spot diffusi a tutti gli orari alla radio e alla televisione.


La squadra azzurra è accompagnata dal consigliere federale Luciano Baraldo, nonché discobolo di ottimo livello. Per la prima volta la Fidal le uniformi di gara, di solito vendute a prezzo di costo, vengono regalate ai 27 componenti della rappresentativa italiana. Non resisto alla tentazione di immortalare lo storico momento quando si appresta a consegnare il mio completino.

Il Cross Country è la prima gara dei Campionati in programma. Si svolge al Golf Club di Bahia Beach, affacciato sulla omonima spiaggia e costellato da palme e laghetti artificiali d’acqua dolce. Gli atleti impegnati in questa competizione sono costretti ad un’alzataccia, per poter essere presenti ai nastri di partenza alle 6. Bellissimo e inaspettato è il titolo mondiale di Loretta Rubini nella categoria W40, mentre Lucia Soranzo, pur completando la stessa gara di Loretta in un tempo inferiore di ben 1 minuto e mezzo, è solo seconda nella categoria W50.
Quando la incontro, Loretta ha gli occhi che brillano di felicità. Si imbarazza nel raccontare che lei, proprio lei, siepista di valore, è inciampata durante la gara nel superamento di un tronco, ma non nasconde una nota scaramantica citando il suo numero di pettorale: 1107, per lei nata l'11 luglio! Anche Marco Mattei, il marito, vuole raccontare il suo ventiseiesimo posto in una gara tutta in rimonta dove è riuscito a lasciare dietro di lui ben 7 avversari, contro i 3 di Brisbane 2001. Anche questo è lo spirito di un Campionato Mondiale Master!

Il più anziano dei concorrenti di questi campionati si chiama Waldo McBurney, classe 1902. Nella categoria M100 vince i 5 km. di marcia in 1h 04'15"79 ed il lancio del peso con la misura di 4,12 m. Lo osservo incuriosita, mentre si appresta a correre la finale dei 100 m. E’ molto presente, sicuramente più sveglio dei suoi compagni di serie novantenni. È infatti l'unico che saluta il pubblico quando lo speaker pronuncia il suo nome. Sul pronti ha un'incertezza, e barcolla leggermente. Il giudice di partenza comanda “al tempo”. Lui si scusa con un “Sorry” ed un gesto della mano. Sono molto emozionata nell'attesa della partenza. Eccolo, è partito, dalle tribune sale un boato di incitamento. Il suo tempo finale è di 39.97, vento -0.8, per la cronaca. Un risultato che “comparato”, tramite una apposita tabella internazionale che in base all’età converte un risultato master in un risultato di valore assoluto, equivale ad un 9.67!
Tra le donne la più anziana è la piccolissima messicana Rosario Iglesias. E’ inconfondibile per il suo sombrero dal quale si separa solo quando entra in pista. Con i suoi 92 anni vince i 100 M90 in 38.02.

Carla Forcellini, 43 anni, è la grande favorita nella gara di salto con l’asta, categoria W40, con i suoi 3,40 m., miglior prestazione europea di categoria, saltati ai Campionati Italiani Master di Torino (misura che le permetterà di partecipare anche ai Campionati Italiani Assoluti). Padovana di origine, vive a Roma e di professione è medico cardiologo. Il suo bellissimo fisico difficilmente passa inosservato.
In una gara con lunghi tempi d’attesa, tra un acquazzone e l’altro, vince, con 3,30 m. il suo secondo titolo mondiale e fallisce di poco la misura di 3,51 m., nel tentativo di migliorare il nuovo record del mondo di categoria. Nella pedana del salto in lungo, in quella che lei non considera propriamente “la sua gara” , riesce, con la misura di 5,19 m., inoltre a conquistare una splendida medaglia d’argento siglando la miglior prestazione italiana di categoria.

Mario Riboni
è il più anziano dei concorrenti del team azzurro. Un fisico ancora tonico per i suoi 90 anni, portati con grande disinvoltura. La sua gara di lancio del disco ci regala delle grosse emozioni. Mario è l'unico, tra tutti gli atleti delle categorie M85 e M90, che riesce a lanciare effettuando il giro completo. È uno spettacolo vederlo! Tra un lancio e l'altro scherza e fa battute, si vede che si diverte nonostante cerchi il massimo della concentrazione quando entra in pedana. Il suo obiettivo è quello di migliorare il suo 22.38, stabilito ai Campionati Italiani di Torino, che è già la miglior prestazione mondiale M90. Ci riesce al primo lancio, con la misura di 23.15 che gli vale anche il titolo di campione del mondo. "Io sono nato il 13 giugno del 1913 alle ore 13. Devo dire che il 13 è un numero che mi ha sempre portato fortuna, quando ho visto che il mio pettorale di gara era il 1131 (un 13 tra due 1) ho pensato che questa trasferta non poteva che andare bene". Si lamenta invece dell'organizzazione: "Con soli 2000 partecipanti, rispetto ai 6000 attesi, potevano ridurre gli stadi da 3 a 2, con un programma di gare più serrato. Qui ci sono troppi tempi morti...." commenta con grande lucidità. Il suo bilancio finale è di 3 medaglie d'oro e due record mondiali di categoria (nel disco e nel martello).

Bruno Sobrero
è una colonna portante della rappresentativa azzurra con il suo ricchissimo palmares di medaglie conquistato in tante manifestazioni internazionali (agli europei di Potsdam dello scorso anno vinse 5 ori!). In gara si contraddistingue da una bandana coloratissima legata in fronte, che gli regala un’aria “guerriera” nonostante i suoi 82 anni. “Ogni anno il mio amico Ottavio Missoni me ne manda una, come portafortuna” mi confida prima di correre la finale dei 100 m., dove conquista il titolo mondiale nella categoria M80, con il tempo di 15.87. Nonostante delle condizioni fisiche non ottimali, riesce a vincere un a bellissima medaglia d’oro anche nella finale dei 200 m, con il tempo di 34.90.
Nel salto in lungo e negli 80 m. con gli ostacoli è secondo, dietro al fortissimo giapponese Juji Tanaka. Con quattro medaglie, due d'oro e due d'argento, Bruno è l'atleta italiano più medagliato di questi campionati.

Sandro Urli, nella finale M55 dei 400 hs. corre una gara molto bella, tutta di testa, vinta in 1:04.35. È felicissimo mentre, con la bandiera tricolore, va a salutare sotto gli spalti la tifoseria italiana. Un titolo mondiale di grande valore tecnico. "Era dal 1998 che non gareggiavo, da quando a Cesenatico vinsi il titolo europeo sempre nei 400 hs nella categoria M50. Poi problemi familiari e impegni di lavoro mi hanno impedito di allenarmi con continuità". Un grande ritorno il suo, che ci ha regalato una bella emozione.

Con 1,91 nel salto in alto, Marco Segatel è il nuovo campione del mondo della categoria M40.
Quest'anno Marco, atleta di Saronno, ha saltato ben 2,01 m., misura che lo poneva come favorito. Ad 1,88 è infatti già il vincitore, il secondo è fermo a 1,85. Marco salta anche 1,91 ma fallisce i 3 tentativi a 1,95. Al termine della gara corre ad abbracciare Luisa, che il prossimo 26 luglio diventerà sua moglie, e si fa fotografare felice con la bandiera italiana.

Crescenzio Marchetti, bergamasco, è arrivato secondo nel salto triplo, categoria M50, con la misura di 12,92 (v.0.5). Era in testa fino all'ultimo salto, quando è stato superato dal ceco Jaroslav Calda, con la misura di 13,01 (v.0.5). Enzo, come si fa chiamare dagli amici, ha vinto un titolo assoluto nel 1976 ed ha vestito la maglia azzurra per ben 13 volte. 10 anni fa, in Giappone, vinse i Campionati Mondiali Master nella categoria M40. Gli scatto una foto con tanto di medaglia al collo, bandiera italiana sulle spalle e logo dei campionati sullo sfondo.

Lucia Soranzo è una bella donna di 54 anni, con un fisico asciutto. In questi campionati realizza un vero e proprio tour de force correndo in 10 giorni il Cross Country, i 5.000, i 10.000 m. e i 1.500 m. conquistando 3 argenti e un quarto posto. “Purtroppo nei 5.000 m.” mi racconta il marito, Manrico Colla, “è stata disturbata dal comportamento non corretto della tedesca Lidia Zentner , che è poi andata a vincere la gara”.

Nelle gare di marcia un significativo contributo al medagliere azzurro viene dato da Natalia Marcenco e Franco Venturi. Natalia, nata e vissuta in Russia, è arrivata in Italia più di 10 anni fa e lo scorso anno ha acquisito la cittadinanza italiana. Ha 49 anni ed è un concentrato incredibile di energia che ti sommerge con i suoi discorsi carichi di entusiasmo e simpatia.
La gara dei 5 km. di marcia si sono disputati al Sixto Excobar, uno stadio molto suggestivo per le palme che lo circondano ed il mare azzurro da cartolina, a pochi metri di distanza, dal quale soffia però un vento senza sosta. Le condizioni climatiche sono davvero difficili e diversi atleti sono costretti al ritiro e alle cure dei medici. Natalia conduce una bellissima gara e conquista un meritatissimo bronzo nella categoria W45, dietro alla sudafricana Barbara Nell e alla canadese Nanci Sweazey , con il tempo finale di 27:46. Nei 20 km. di marcia su strada, Natalì conquista un'altra medaglia di bronzo. Il podio è lo stesso della 5 km.
La terza medaglia di bronzo della marcia azzurra la conquista Franco Venturi, nella categoria M45, con il tempo di 1h52:58.00. La gara viene vinta dal russo Vladimir Barabash con 1h46:44.00.

Il triestino Tristano Tamaro si ritrova inaspettatamente sul podio dei 200 m. nella categoria M60. Mi racconta raggiante di essere stato agevolato dalla defezione di due atleti, ma il suo 26.34 nei 200 metri, per i suoi 64 anni, è davvero un ottimo tempo. Lo abbraccio felice di questa sua meritatissima medaglia di bronzo.

Davvero sfortunato, invece, il veronese Salvatore De Boni. Una rovinosa caduta, proprio mentre si stava scaldando per la gara del lancio del martello, gli ha causato la frattura di 2 costole! “Tore” è appena entrato a far parte della categoria M75 e sperava in un buon piazzamento. Siamo compagni di squadra all’Assindustria Sport Padova e sono molto dispiaciuta per il suo infortunio.

La regina dei campionati si chiama Marie Lande Mathieu, è una donna portoricana bellissima di 46 anni. Nel 1984 ha partecipato alle Olimpiadi di Los Angeles, arrivando in semifinale con il tempo di 53.69. In questi campionati mondiali master ha corso i 200 m. 25.30, più veloce della miglior prestazione mondiale nella categoria W45. Tempo purtroppo inficiato da un vento troppo generoso (+4.7). Ha letteralmente fatto esplodere lo stadio in un boato, quando ha tagliato il traguardo dei 400 m. con la nuova miglior prestazione mondiale di categoria: 56.15, la seconda è arrivata 5 secondi dopo. Riesco a scattarle una foto quando sale in tribuna, dove la attendono i figli. È stato uno spettacolo vederla correre.

Tra le prestazioni di altissimo valore internazionale, in evidenza, nei 110 ostacoli, l’americano Dave Ashford. Corre in 13.73 (vento –0.1), nuova miglior prestazione mondiale per la categoria M40 dove gli ostacoli sono alti 1 metro. E’ una pantera sugli ostacoli e riscuote l’ammirazione di tutto il pubblico.

Nell’ultima giornata di gare, ben prima dell’alba (alle 4.30 per l'esattezza), si è disputata la maratona. Gli atleti sono stati sfortunati perché dei violentissimi temporali e acquazzoni hanno reso davvero dura la loro competizione. Inoltre il pessimo impianto di scarico dell'acqua delle strade li ha costretti, in certi tratti, a correre con l'acqua alle caviglie. In campo femminile, l'unica azzurra partecipante è stata Lorella Zanella, che ha concluso la sua gara in 4:19:21.01, quinta nella categoria W40. In campo maschile, nella gara in cui hanno preso il via circa 150 atleti, l'unico italiano presente è stato Silvano Boscoli, settantenne di Ferrara. Quando lo incontro è sconsolato, mi racconta di aver accompagnato, insieme ad un altro concorrente, un atleta in difficoltà nell'ultimo chilometro di gara. Controllando l'ordine di arrivo scoprirà che tutti e 3 sono stati squalificati.
Nella stessa giornata Loretta Rubini è raggiante per la sua medaglia di bronzo nei 2000 siepi: "Sono molto soddisfatta di questa gara, corsa sotto una pioggia fastidiosa. Questo inverno non sono riuscita ad allenarmi come avrei voluto. Il bilancio finale di questi campionati, un oro, un bronzo, e un quarto posto è andato decisamente al di là delle più rosee aspettative".


I Campionati si chiudono con una suggestiva cerimonia, terminata con l’invasione del pubblico in pista a tempo di salsa, al ritmo travolgente di un quintetto locale. Per chi non prolunga il soggiorno per attività strettamente turistiche, è tempo di rifare le valige e tornare a casa. I 27 atleti azzurri hanno raccolto un bottino invidiabile di 22 medaglie. All’aeroporto, il personale addetto al metal detector si insospettisce per il contenuto del mio marsupio. Sorrido mentre estraggo l’oggetto misterioso: la mia coloratissima medaglia d’argento, vinta nei 200 m., categoria W35.

Miscellanea Rosso,Bianca e Blu
Dedicato a chi, a Porto Rico, c'era...
El Coqui', Sixto Escobar, UPR, As suas marca, Policia, Sirene ai semafori, Viagra, Camara de Chiamada, Aria Condizionata a palla, Aruba, Gli Escolar, Roberto Clemente Complex, Route 2, Condado, Isla Verde, mucho calor, San Juan, i giudici rossi e gialli, Pina Colada, Premiasiuunn, Puuerrtoo Riicco!!!!


Il medagliere italiano

Oro (9)

W40 - Carla Forcellini - Asta 3,30
W40 - Loretta Rubini - Cross Country 8 km. 33:11.00
M90 - Mario Riboni - Martello 20.27 m. (miglior prestazione mondiale di categoria)
M90 - Mario Riboni - Peso 6,83 m.
M90 - Mario Riboni - Disco 23.15 (miglior prestazione mondiale di categoria)
M80 - Bruno Sobrero - 100 m. 15.87 (v.0.7)
M80 - Bruno Sobrero - 200 m. 34.90 (v.2.2)
M55 - Sandro Urli - 400 hs 1:04.35 (batt. 1:06.03)
M40 - Marco Segatel - Alto 1,91

Argento (8)
W50 - Lucia Soranzo - 5000 m. 19:22.68
W50 - Lucia Soranzo- Cross Country 8 km. 31:33.00
W50 - Lucia Soranzo - 10000 m. 40:48.16
W40 - Carla Forcellini - Lungo 5,19 (v.-0.1) (miglior prestazione italiana di categoria)
W35 - Rosa Marchi - 200 m. 26.91 (v.5.2)
M80 - Bruno Sobrero - Lungo 3,47
M80 - Bruno Sobrero - 80 hs 18.46 (v.0.8)
M50 - Crescenzio Marchetti - triplo 12,92 (v.0.5)

Bronzo (5)
W45 - Natali' Marcenco - 5 km. marcia 27:46.39
W45 - Natali' Marcenco - 10 km. marcia su strada 56:02.00
W40 - Loretta Rubini - 2000 siepi 7:41.66
M60 - Tristano Tamaro - 200 m. 26.34 (v.1.1) - batt. (1) 26.71 v.0.6, sf. (3) 26.90 v.0.1
M45 - Franco Venturi - 20 km. marcia su strada 1h52:58.00

Gli altri finalisti della squadra azzurra

QUARTI POSTI
W50 – 1500m. - Soranzo, Lucia - 5:24.05
W40 – 800m. - Rubini, Loretta - 2:24.07 (batt. 2:31.90 )
M65 - Lungo - Bortolozzi, Giorgio – 4,70 (v.0.1)
M65 - 100hs - Bertolissi, Enzo – 19.23 (v.2.0) (batt. 20.18 v.1.5)
M60 – Cross Country - Rocca, Fernando - 30:40.00
M45 - Disco - Baraldo, Luciano 44.82m (qualif.44.68)

QUINTI POSTI
W35 – 400m. - Marchi, Rosa – 58.95
M60 – 5000m. - Rocca, Fernando - 18:50.42

SESTI POSTI
M65 - 5000m. - Iacoboni, Oscar - 20:24.85
M65 – Cross Country - Iacoboni, Oscar - 33:56.00
M60 – 10000m. - Rocca, Fernando - 38:13.84
M60 – 100m. - Tamaro, Tristano - 13.02 (v.0.7) (batt. (2) 13.36 v.-1.0, sf. (4) 13.07 v.-2.3)

SETTIMI POSTI

M65 - 10000m. - Iacoboni, Oscar - 43:46.55

OTTAVI POSTI
M40 – 800 m. - Marabini, Roberto – 2:13.28 (batt. 2:07.74)

E tutti gli altri… (in ordine di piazzamento)
M40 – 1500 m. - Marabini, Roberto - 4:25.74 (9) (batt. 4:37.84 )
M65 - 300hs - Bertolissi, Enzo – 58.42 (10)
M45 – 10000m. - Maesano, Mario 38:24.81 (11)
M50 - Decathlon - Mancini, Roberto – 4734 (11)
M50 – Pentathlon Lanci - Mancini, Roberto – 2366 (11)
M50 – 100 hs - Galloni, Antonino 21.12 v.-3.2 (13)
M55- 10000m. - Stella, Alfredo - 45:52.79 (15)
M50 – 400hs - Mancini, Roberto – 1:14.40 (16)
M50 – 10000m. - Colla, Manrico - 47:23.00 (19)
M50 – 5000m. - Colla, Manrico – 22:06.53 (24)
M45 – Cross Country - Mattei, Marco - 39:47.00 (25)
M50 – 200m. - Mancini, Roberto – 28.53 (v.2.2) (26)
M50 – 400m. - Mancini, Roberto – 1:05.14 (28)
M50 – Cross Country – Colla, Manrico- 38:47.00 (36)
M50 – 5 km. Marcia - Giannuzzi, Luigi - sq.

lunedì 10 marzo 2003

Europei Indoor S.Sebastian 2003

San Sebastian (Spagna) - 5/9 marzo 2003
4° Camp. Europei Master Indoor.


Dopo le bellissime esperienze fatte in Finlandia nel 2000 (Europei Master Outdoor), in Australia nel 2001 (Mondiali Master Outdoor) e la mancata partecipazione agli Europei di Potsdam del 2002 per problemi di salute,  questa è stata la mia prima partecipazione a dei Campionati Europei Master Indoor.
Purtroppo l’avventura non è iniziata nel migliore dei modi perché al mio arrivo a San Sebastian avevo 38 di febbre. Nella hall dell’albergo ho fatto conoscenza con Filippo Torre, che con tutta la sua simpatia partenopea mi ha sollevato il morale e mi ha fornito una scorta di tachipirina. “Ma sarà doping?” Questo è stato l’ultimo pensiero prima di addormentarmi imprecando contro la sfortuna che mi costringerà in camera d’albergo per 3 giorni, fino alle batterie dei 200 m.

San Sebastian
San Sebastian, o meglio Donostia come viene chiamata in euskera, la lingua basca, è tristemente famosa per le attività terroristiche dell’Eta ma si presenta come una tranquilla cittadina affacciata sulla Bahía de Concha. La spiaggia, pulitissima, è molto grande ma all'arrivo delle maree diventa molto piccola fino a limitarsi ad una sottile striscia lungo lo splendido lungomare. La città vecchia, caratterizzata da strette stradine pedonali, è affollata di locali dove si possono assaggiare i famosi Tapas e si riesce a cenare a prezzi davvero modici.

Numeri
E’ stata la più numerosa rispetto alle 3 edizioni precedenti che si sono svolte a Birmingham (Gbr) nel 1997, a Malmöe (Swe) nel 1999 e a Bordeaux (Fra) nel 2001.
1.582 gli atleti iscritti provenienti da 32 nazioni europee. Un centinaio gli italiani in gara.

L’Impianto

La manifestazione si è svolta nell’impianto Indoor nei pressi dell’Anoeta Stadium. Una bellissima struttura con la pista realizzata in sintetico dalla Mondo, che ha visto la sede di numerose manifestazioni a livello assoluto.

Difficili le 5^ e 6^ corsie, dove al termine della ripida discesa all’uscita dalla curva era presente un inaspettato avallamento che ha causato la perdita dell’appoggio a molti atleti (compresa la sottoscritta) e in alcuni casi delle rovinose cadute.
I comandi per la partenza venivano dati in lingua basca, una lingua ricca di “X”, “K”, “U”. Davvero difficile comprendere l’invito “ai vostri posti”, se non fosse stato per i giudici di corsia che a gesti e in inglese ripetevano il comando.

L’organizzazione
Nel complesso è stata buona, caratterizzata da una estrema cortesia (e pazienza) da parte dei giudici e di tutti i volontari. Ottimo e qualificato il servizio dei massaggiatori al costo di 16 euro.
Puntuale la pubblicazione dei risultati anche se purtroppo nemmeno qui sono mancati i maleducati, che hanno provveduto a strappare i fogli dalle bacheche, come souvenir della propria partecipazione ai campionati.
Gli organizzatori continuavano ad affiggere avvisi in tutte le lingue: “Per cortesia non prelevate i risultati” Ma l’intera bacheca degli M55 era completamente vuota.
Le cerimonie di premiazione a volte hanno portato dei notevoli ritardi rispetto al programma orario, ma la musica utilizzata e la disposizione del podio davano la giusta solennità all’evento (ricordo ancora le premiazioni dei mondiali di Brisbane avvenute nel sottoscala dello stadio..)
Molto bello il logo della manifestazione riprodotto anche sulle medaglie: le onde, la luna e la spiaggia a definire degli atleti in corsa stilizzati.

Peace
Questa volta, oltre alle bandiere della nazionale ho anche la bandiera multicolore della pace da esporre sugli spalti.

Il mito
Il nostro Vittorio Colò, classe 1911, atleta più anziano iscritto alla manifestazione, ha portato la fiaccola durante la cerimonia di apertura ed è diventato il simbolo di questi campionati. La sua foto era riportata in prima pagina su tutti i quotidiani locali. Richiestissimo e coccolato da mass media e autorità ha cercato di fare il possibile per conciliare incontri di rappresentanza ed impegni agonistici .“Sto andando dal sindaco” mi ha detto quando l’ho incontrato, il mio primo giorno allo stadio, scortato da due “body guard” in giacca e occhiali scuri.
Incurante dei suoi 91 anni si è cimentato in ben 5 competizioni vincendo 4 medaglie d’oro: 60 m, salto in alto, salto in lungo e salto triplo (!) - e una d’argento, nei 200 m, dove è stato battuto al fotofinish per soli 9 centesimi dal tedesco Mahlo Friedrich classe 1912.

(Con Vittorio Colò)
162 anni in due…
Non hanno tradito le aspettative nemmeno gli altri due “pilastri” della nazionale azzurra, l’84enne Ugo Sansonetti
e l’82enne Bruno Sobrero: 3 ori e un argento per il romano, 2 ori e due argenti per il piemontese di Fossano. Medaglie che si sommano ad un bottino di decine e decine di altre medaglie conquistate a livello europeo e mondiale da questi due inossidabili atleti.
“Purtroppo la concorrenza nella nostra categoria non è molto qualificata” mi ha spiegato Bruno commentando i suoi risultati “e pur girando per il mondo l’avversario più agguerrito con cui mi devo confrontare è l’amico Ugo. Comincio a non divertirmi più tanto…”. Ma subito dopo mi ha raccontato che sarà presente a Porto Rico, per l’edizione 2003 dei Mondiali Master ed i suoi occhi brillano.

(Ugo Sansonetti, 4 medaglie e 4 donne :-) Loretta Rubini, Carla Forcellini, Elisa Neviani e Rosa Marchi )
Lo sport di moda
Classe 1921, un titolo mondiale studentesco nel 1939 e una finale olimpica nel 1948 sui 400hs. Ottavio Missoni non è stanco di fare sport; una vita esemplare segnata da successi cercati e ottenuti, uno stile di vita impeccabile ed un’integrità psicofisica da far invidia a chiunque. Qui a San Sebastian conquista l’argento nel peso e mi incanta con la sua cordialità e la sua semplicità non proprio tipica delle persone che fatturano oltre 55 milioni di euro l’anno.

(Con Ottavio Missoni)
Insospettabili distinte signore W65
Hanno tra i 66 e 69 anni, ma non li dimostrano. Sono eleganti e distinte, truccate, con i capelli sempre a posto. Ma quando infilano calzoncini e canottiera di gara sfoderano una grinta invidiabile.
Emma Mazzenga, dell’Assindustria Sport Padova, è stata l’atleta più medagliata in campo femminile. Al limite di categoria, ad agosto compirà 70 anni, non si è per niente intimorita per il fatto di doversi confrontare con atlete di quasi 5 anni più giovani di lei. Due ori (200 e 400) e un argento (60 m.) il bilancio finale di questa grande atleta.
Dina Cambruzzi, un’oro nel pentathlon e un argento nei 60 hs, in due gare dove la partecipazione era un po’ limitata, ma si sa… gli assenti non sono mai giustificati.
Ed infine, last but not least, Giulia Perugini, maceratese, ha conquistato un bellissimo argento nel salto in alto.

Dominio italiano
Bellissime e di grande spessore tecnico le medaglie nei 3000 e 1500m. nella categoria W50 della altoatesina Waltraud Egger e di Anna Maria Vaghi. Waltraud, già campionessa europea nel 2002 a Potsdam nei 1500 e 5000, ha vinto con grande autorità imponendo un distacco di 18 secondi nei 1500 e di 38 secondi nei 3000 m. ad Anna Maria, la quale con grande determinazione ha conquistato l’argento rintuzzando gli attacchi della polacca Mierzwiak

Tre ori contro la sfortuna
Tre ori contro la sfortuna sono arrivati (e non a caso :--) da 3 donne: Silvana Zucchi, Carla Forcellini e Rosa Marchi (io!).
Carla, nonostante un inconsueto infortunio al braccio procuratosi durante la gara di salto in lungo (dove con un solo salto si è comunque aggiudicata il bronzo), con una grande prova di carattere è riuscita il giorno successivo a vincere il salto con l’asta W40 con la misura di 3m10.

Silvana era reduce da un’influenza: “domenica scorsa avevo la febbre a 39”, mi ha raccontato prima della finale dei 60m. W50, vinti con l’ottimo tempo di 9”15. Grande e inaspettato, viste le condizioni fisiche, anche il suo secondo posto nei 200 m.

La mia finale dei 400 m., nonostante la febbre, sono riuscita a vincerla, oltre ogni più rosea previsione, impostando una gara tattica con sprint finale negli ultimi 30 m. Se si aggiunge il fatto che dopo la partenza il velcro delle mie Asics rosse si è staccato.. è stata davvero una vittoria contro la sfortuna! (Credo che, se avessi perso la scarpa, avrei chiesto all’Asics i danni morali…)

Ori e ancora ori
Marco Segatel nella gara di salto in alto M40 ha ribadito la sua supremazia a livello europeo (dopo il titolo outdoor dello scorso anno). 1,95 per lui e ben 15 centimetri il distacco dal secondo.
Grande prestazione anche per Tristano Tamaro, 64enne triestino, che ha vinto i 60 m. in 8”05 battendo sul filo di lana l’inglese John Steed. Buono inoltre il suo 4° posto nella finale dei 200 m. dopo aver corso, tra batterie, semifinali e finali, 6 volte in 3 giorni.
Da sottolineare inoltre i titoli europei conquistati con grande autorità dalla romana Angela Minnella nei 3000 m. di marcia W45, da Rosanna Franchi nei 60hs W60 con un ottimo 11”50 e da Konrad Geiser negli 800 m. M55.

Un argento che vale oro
Ottima la prova del 54enne Vincenzo Felicetti che ha conquistato l’argento correndo i 400 m. in 53”82 (4a prestazione mondiale indoor M50 di sempre), dietro al fortissimo inglese Oliver Viv che ha vinto con un eccezionale 53”62. Il terzo è arrivato due secondi dopo…
Vincenzo si è avvicinato alla pista a 40 anni. Vanta 4 titoli europei master e più di 20 medaglie tra campionati europei e mondiali. Il suo personale di 52”31 nei 400 m. open risale al 1995 (M45), ed è incredibile come riesca a mantenere il livello delle sue prestazioni. Il suo è un talento naturale ed è uno spettacolo vederlo correre.

Con Vincenzo Felicetti
Le staffette 4 x 1giro
La staffetta M65 è stata l’unica a portare una medaglia per i colori azzurri. Un bellissimo bronzo fortemente voluto, sotto la regia di Francesco Mereu, ottenuto battendo Cecoslovacchia e Francia.
Grande invece la delusione per la staffetta M50 squalificata per un piede appoggiato sulla linea della corsia. Una gara mozzafiato, vinta al fotofinish con una travolgente ultima frazione di Felicetti, che aveva fatto esultare la tifoseria italiana.
Spirito decubertiano per la staffetta W35, dove una triplista, una saltatrice con l’asta e una mezzofondista hanno coadiuvato l’unica velocista (la sottoscritta) in una storica staffetta.
Indimenticabile, per chi c’era, la partenza un pochino “titubante” di Elisa in prima frazione... Mentre l’aspettavo per ricevere il testimone tra me e me sorridevo pensando “queste cose succedono solo nelle manifestazioni master…” felice comunque di far parte della prima staffetta azzurra femminile under 45 schierata in una gara internazionale..

Da sx: Carla Forcellini, Loretta Rubini, Rosa Marchi e Elisa Neviani
Medaglie, Medaglie

Ben 46 il totale delle medaglie conquistate dagli azzurri (15 in più rispetto all’edizione del 2001 di Bordeaux)
22 d’oro, 21 d’argento e 3 di bronzo.

Oro 22
W65: 200m - Emma Mazzenga – Assindustria Sport PD
W65: 400m - Emma Mazzenga - Assindustria Sport PD
W65: Pentathlon - Dina Cambruzzi - CUS Torino
W60: 60hs - Rosanna Franchi - Running Club Cesanese
W50: 60m - Silvana Zucchi – Cover Sport
W50: 3000 - Waltraud Egger - S.C. Merano
W50: 1500 - Waltraud Egger - S.C. Merano
W45: 3000 marcia - Angela Minnella - Kronos Roma
W40: Asta - Carla Forcellini - AS Roma
W35: 400m - Rosa Marchi - Assindustria Sport PD

M90: 60m. - Vittorio Colò - Master Novara
M90: Triplo - Vittorio Colò - Master Novara
M90: Alto - Vittorio Colò - Master Novara
M90: Lungo - Vittorio Colò - Master Novara
M80: 60m - Ugo Sansonetti - Liberatletica
M80: 200m - Ugo Sansonetti - Liberatletica
M80: 400m - Ugo Sansonetti - Liberatletica
M80: 60hs - Bruno Sobrero - CUS Torino
M80: Pentathlon - Bruno Sobrero - CUS Torino
M60: 60m - Tristano Tamaro - NA Friuli
M55: 800m - Konrad Geiser - S.C. Merano
M40: Alto - Marco Segatel - Atl. Saronno

Argento 21
W65: 60m - Emma Mazzenga – Assindustria Sport PD
W65: 60hs - Dina Cambruzzi - CUS Torino
W65: Alto - Giulia Perugini - SEF Macerata
W50: 200m - Silvana Zucchi – Cover Sport
W50: 3000m - Annamaria Vaghi - Atletica Ambrosiana
W50: 1500m - Annamaria Vaghi - Atletica Ambrosiana
W45: 800 m - Rosita Pirhofer - S.C. Merano
W45: 1500m - Paola Grandinetti - Meo Patacca
W35: Triplo - Elisa Neviani - Mollificio Modenese
M90: 200m - Vittorio Colò - Master Novara
M80: Pentathlon - Ugo Sansonetti - Liberatletica
M80: 60m - Bruno Sobrero - CUS Torino
M80: Lungo - Bruno Sobrero - CUS Torino
M80: Peso - Ottavio Missoni - Road Runners MI
M70: 60hs - Enzo Azzoni - Cover Sport
M60: 1500 - Roberto Marconi - Amatori Cecina
M65: 3000 marcia - Mario Sciarretta - Kronos Roma
M55: 400m - Aldo Del Rio - Road Runners MI
M50: 60m - Antonio Rossi - Atl. Avis Perugina
M50: Triplo - Crescenzio Marchetti - Atl. Evergreen
M50: 400m - Vincenzo Felicetti - Road Runners MI

Bronzo 3
W65: 800m - Noemi Castaldi - CUS Torino
W40: Lungo - Carla Forcellini - AS Roma
M65: staffetta 4x1 giro (Eugenio Rossi , Liberatletica - Enzo Bertolissi,US M.Tosi Tarvisio
Veronesi Sergio, Atletica Ambrosiana - Francesco Mereu, Master Novara)

 
News pubblicata su www.atleticanet.it nel mese di marzo 2003